Emanuele, ucciso da pecore diventate lupi

Emanuele Morganti, un ragazzo di 20 anni, è stato ucciso da pecore, diventate lupi perché in branco.
Emanuele stava uscendo dalla discoteca, ad Alatri. Ha difeso la propria ragazza dall’invadenza e violenza di omuncoli che non hanno perso attimo a riempirlo di botte, ferendolo a morte.
Alla famiglia, l’abbraccio più commosso.
Alle pecore assassine, l’augurio di portarsi, per tutta la vita, sulla coscienza l’aver spento una giovane vita indifesa ed innocente.

Non è il Vietnam ma c’è un clima fantastico

Capisco la tensione di questi giorni, ma credo che i nervi saldi siano necessari. Lo so, forse dico cose senza avere la sensazione di cosa si provi, realmente, in questo momento, nell’affrontare questo clima da ruoli di responsabilità massima. Volevo, però, che qualcuno mi spiegasse dove si trovi, esattamente, quel passo in avanti verso il Partito, nel non offrire chiaramente un’assemblea programmatica per cercare di unire il partito sui temi, prima di celebrare un congresso, scongiurando quello che sto leggendo in questi minuti.

Sia chiaro, il Congresso va fatto, per me è fondamentale ed è l’unico luogo in cui si può imprimere un segno di discontinuità o continuità politica – lo decideranno i militanti – nel nostro partito.

Il dato più importante, per me, sta nel fatto che tale conferenza programmatica è stata chiesta da più di uno degli intervenuti e non proprio tutti erano della minoranza Dem. C’era pure qualcuno con un certo peso politico all’interno della maggioranza ad averla chiesta, il Ministro Orlando, riconoscendo in quella formula, con lucidità, una possibile soluzione al clima da Vietnam che si respira nel PD.

Leggo agenzie che non vorrei leggere mai. Vi prego, cerchiamo tutti di salvare questo partito. Il nostro partito. Tutti.

I sistemi elettorali sono come una chiave davanti ad uno spartito

Colgo l’occasione della discussione affrontata giovedì scorso a Monopoli, durante l’iniziativa organizzata dai GD monopolitani, per lasciare una riflessione sulla legge elettorale.

Possiamo discutere di proporzionale o maggioritario, di legge alla tedesca o alla francese, all’americana o alla spagnola, il punto vero è capire cosa sia prioritario tra governabilità e rappresentatività.

Troppa rappresentatività, si è detto, potrebbe portare ad una ingovernabilità, in quanto non si arriverebbe mai ad una decisione, d’altro canto, il maggioritario taglia fuori una fetta di popolazione che si riconosce e vota soggetti politici minoritari che, spesse volte, a causa delle soglie alte di sbarramento, non riescono ad ottenere rappresentanza in Parlamento.

Ieri, ho definito il sistema elettorale come la chiave davanti ad uno spartito: chiave di violino o di basso, in base a quale apponiamo davanti, leggiamo lo spartito in modo diverso. Sta alla classe politica saper individuare quale di queste chiavi utilizzare.

Chiudendo con una mia opinione personale, ritengo che il sistema oggi più funzionale e che rispecchi i tempi in cui ci troviamo sia quella del proporzionale con una soglia di sbarramento tale da non creare eccessiva frammentazione nell’emiciclo parlamentare e raggiungere l’esatto opposto di ciò che diceva Alexis de Tocqueville: dalla dittatura della maggioranza alla dittatura delle minoranze, che per una manciata di voti spostano il bilanciere da una parte o dall’altra.

Serve funzionalità ma anche correttezza. La correttezza è sinonimo di riconoscimento delle minoranze e della frammentazione che c’è nel Paese. Ritenere le minoranze un valore e non una zavorra, saper porre al centro la responsabilità e non il proprio tornaconto politico è cosa imprescindibile.

Crediamo davvero che il problema della governabilità si risolva con una legge elettorale di stampo maggioritario? forse si dovrebbe guardare alla mobilità libera dei parlamentari una volta eletti. Dovremmo, forse, emanare una legge che impedisce ai parlamentari di cambiare casacca? Potremmo ma, giustamente, verrebbe bocciata dalla Corte costituzionale come incostituzionale, poiché in contrasto con l’art.67 della Costituzione.

Ecco, quindi, l’elemento costitutivo di una stabilità politica del nostro Paese: la responsabilità, oltre alla governabilità e alla rappresentatività.

La responsabilità di non utilizzare il partito come un pullman; la responsabilità di non credersi moralmente e politicamente superiori e vergini, senza dire che gli altri puzzano e quindi lungi dall’allearsi con questi (mi riferisco, soprattutto, ai ragionamenti che certa sinistra fa nei confronti del PD); la responsabilità di unire e non di dividere; la responsabilità della sintesi e non delle forzature.

Si parta da qui per trovare il giusto sistema elettorale, sapendo che, nei fatti, non esiste quello perfetto.

Articolo pubblicato su GDBari.it

Siamo una Comunità che si sta disintegrando

La nostra Comunità si sta sfaldando. Lo sappiamo tutti, spero.
Come si può credere che uno sguardo al proprio interno non sia fondamentale?

Vedo compagne e compagni non rinnovare più la tessera. La loro scelta ha il mio rispetto, ma anche la mia completa disapprovazione.

C’è chi continua a lottare, giorno dopo giorno, in un contesto in cui non si riconosce, ma se parliamo di lottare per le nostre idee, allora come si può decidere di andar via? Come?
Spiegatemelo, perché io non riesco a comprenderlo.

Fuori dal PD c’è chi ha difficoltà e va aiutato, ma solo una comunità politica ricca può farlo. Andar via significa agevolare il baratro.

Fuori dal PD c’è l’atomo che si scinde nel nulla.

Scusate lo sfogo.

Il Congresso è roba seria

Il congresso del PD deve essere un momento di confronto serio, non una cerimonia flash in cui mettere fine alla richiesta di una consistente parte del partito di celebrarlo, come fosse un contentino.

Il fronte progressista occidentale è in piena crisi identitaria, come si pensa di sciogliere tale crisi, da noi, con un mini-congresso?

La discussione deve partire dai circoli, dalle piazze, dalle strade. Basta bracci di ferro, basta arroganza e messaggi di sfida.

Sto vedendo diversi esponenti del mio partito muoversi non per ragioni politiche, ma per meri attriti personali. Ma cosa pensate, che i cittadini ci comprendano? Che restino a guardare questo teatrino?

Serve serietà e voglia di discutere. Se Renzi vorrà celebrare il congresso in poco tempo, vuol dire che non ha capito a cosa serva un congresso. Non ha capito cosa sia un partito.

Sono fiducioso, però, e spero che si riesca a rimettere in moto i principi dello stare insieme e della natura democratica del PD.

L’UE alza la voce con Washington e fa bene!

Malloch potrebbe diventare il nuovo ambasciatore USA per l’Unione europea, a Bruxelles.

Uno dei più grandi sostenitori del declino dell’Unione, assieme al Presidente Trump, tanto da applaudire il Regno Unito per la sua scelta di uscirne.

L’UE non ci sta e intende bloccare la nomina dell’ambasciatore: il procedimento prevede la notifica della nomina dall’Ambasciata USA a Bruxelles all’Alto rappresentante dell’UE (Federica Mogherini), la quale a sua volta la notificherà al Presidente del Consiglio europeo (Donald Tusk), concludendo la procedura con il silenzio assenso, dopo 30 giorni della notifica del Consiglio europeo ai 28 governi degli Stati membri dell’Unione. Il processo potrebbe ingripparsi in uno di questi passaggi. Basterebbe anche un solo Stato contrario e la nomina verrebbe bloccata.

Attendiamo fiduciosi uno scatto d’orgoglio dell’UE nei confronti degli Stati Uniti, in completo declino morale e politico, dal 20 gennaio a questa parte.