Non è il Vietnam ma c’è un clima fantastico

Capisco la tensione di questi giorni, ma credo che i nervi saldi siano necessari. Lo so, forse dico cose senza avere la sensazione di cosa si provi, realmente, in questo momento, nell’affrontare questo clima da ruoli di responsabilità massima. Volevo, però, che qualcuno mi spiegasse dove si trovi, esattamente, quel passo in avanti verso il Partito, nel non offrire chiaramente un’assemblea programmatica per cercare di unire il partito sui temi, prima di celebrare un congresso, scongiurando quello che sto leggendo in questi minuti.

Sia chiaro, il Congresso va fatto, per me è fondamentale ed è l’unico luogo in cui si può imprimere un segno di discontinuità o continuità politica – lo decideranno i militanti – nel nostro partito.

Il dato più importante, per me, sta nel fatto che tale conferenza programmatica è stata chiesta da più di uno degli intervenuti e non proprio tutti erano della minoranza Dem. C’era pure qualcuno con un certo peso politico all’interno della maggioranza ad averla chiesta, il Ministro Orlando, riconoscendo in quella formula, con lucidità, una possibile soluzione al clima da Vietnam che si respira nel PD.

Leggo agenzie che non vorrei leggere mai. Vi prego, cerchiamo tutti di salvare questo partito. Il nostro partito. Tutti.

Un anno da segretario

L’anno scorso, esattamente in questi giorni, venivo eletto Segretario dei Giovani Democratici Terra di Bari, l’Organizzazione giovanile del Partito Democratico dell’Area metropolitana del capoluogo pugliese.

Non credo di poter dimenticare facilmente quel periodo, per la grande stanchezza accumulata in ore di incontri, discussioni, anche molto accese. Non dimenticherò quei giorni anche per l’importante messaggio che provammo a lanciare al nostro Partito: il voler stare insieme e ripartire dagli errori del passato.

Una fase congressuale a due candidati, sfociata in uno scontro durissimo, che si risolse con la scelta di convergere su un nome, su una storia personale che unisse e che appianasse le divergenze. A distanza di un anno, posso dire, che quelle divergenze sono diminuite, lasciando il posto ad una differente visione della politica e del partito, tutto naturalmente accettabile nella dialettica di un partito plurale come il nostro.

In questo primo anno abbiamo affrontato molte battaglie: il Referendum sulle Trivelle – dove i GD Terra di Bari si schierarono compatti a favore del quesito referendario, in difesa del mare pugliese; il Referendum sulla Riforma costituzionale – dove abbiamo cercato di offrire alla nostra Comunità lo spirito di discussione e condivisione delle idee, portando la nostra Organizzazione a lavorare a sostegno della riforma, in linea con il Partito, ritenendo una ricchezza chi la pensava in modo opposto, senza accentuare scontri o divisioni sul tema, dimostrando maturità; la Scuola di Formazione regionale – durante la quale la nostra Federazione è stata ospitante, grazie al circolo di Santeramo in Colle, e dove abbiamo discusso di temi centrali, oggi in cima all’agenda politica del Paese e del nostro territorio.

Permettetemi, però, di parlarvi del mio bagaglio personale d’esperienza, riempito costantemente, giorno dopo giorno, camminando per le strade delle città della provincia, confrontandomi con i circoli e i militanti, spesso delusi o smarriti davanti ad un partito altrettanto perso nei meandri dell’autoreferenzialità.

In questo primo anno ho capito molte cose di cui prima non ero del tutto consapevole: l’elemento fondante di una comunità non è solo il sentimento comune, l’idea comune delle cose, ma anche e soprattutto il dialogo e l’ascolto. Il dialogo tra tutti coloro che si impegnano, quotidianamente, e decidono di dedicare parte del loro tempo e delle loro energie nel tenere aperti i circoli, nell’essere volto, orecchie e bocca del nostro partito sul territorio. L’ascolto da parte di chi, nelle responsabilità di dirigente e di guida, deve considerare l’opinione e le idee della base come fondamentali per la costruzione di una comunità forte e coesa, capace di andare tutta in un’unica direzione. Due elementi che qualcuno ritiene scontati nella loro definizione e nel loro essere parte costituente una comunità politica. Vi posso assicurare che non lo è ed abbiamo sotto i nostri occhi l’esempio di un partito dilaniato dalla mancanza di un dialogo costruttivo e privo di arroganza.

Da militante voglio lanciare un grido di speranza: che si smetta di ragionare per compartimenti stagni. Basta appiopparsi cognomi di altre persone per darsi uno spessore politico. Basta dar per scontato che una persona abbia detto una cosa sbagliata, solo perché in opposizione al proprio leader/capetto/capobastone di turno. Basta.

E basta anche col fottersene di chi la pensa diversamente, deridendo iniziative in cui al centro è la costruzione di una visione comune delle cose.
Ho letto commenti di esponenti del PD sia nazionale che del territorio – la maggior parte con ruoli di responsabilità – in cui si scherniva la manifestazione in corso, oggi, al Teatro Vittoria a Roma. Schernire chi cerca di essere parte della Comunità provando a fare rete, con un’assemblea pacifica, è da schifosi. E non uso sinonimi, in questi casi, mi dispiace.
Chi oggi rappresenta la maggioranza sappia riconoscere qual è il suo ruolo: tenere il volante in mano, decidere come guidare, ma non decidere la direzione da soli. E quel “come guidare” deve significare senso di responsabilità e, anche, capacità nel mettere in secondo piano le proprie convinzioni per cercare una via comune, un minimo comune denominatore capace di far sentire tutti a casa e rappresentati dall’azione del partito. Ecco cosa ho imparato in questo anno.

Dall’inizio di questa nuova avventura, è troppo presto per dirsi addio, anzi, dobbiamo tutti lavorare affinché quel momento non arrivi mai. Ritroviamoci tutti nella voglia dello stare insieme, del fare sintesi e riporre, nel baule delle cose inutili, l’arroganza e la spavalderia, a favore della responsabilità e dell’umiltà.

Buon cammino, a tutti noi. Possa anche essere irto e pieno di ostacoli da superare, ma che non lo si consideri mai impossibile da realizzare o che maturi, in noi, la voglia di abbandonarlo.

Grazie a tutti coloro che mi hanno affiancato fino alla prima candelina. Grazie ai componenti della Segreteria metropolitana, a tutti i segretari di circolo, ai militanti, agli amici e compagni. E anche a chi mi sopporta ogni giorno, dalle interminabili telefonate agli incontri in orari e giorni indicibili.

Ci accompagni l’orgoglio di essere una comunità di più di mille ragazze e ragazzi che, nella Terra di Bari, portano avanti la passione per la Politica.

Siamo una Comunità che si sta disintegrando

La nostra Comunità si sta sfaldando. Lo sappiamo tutti, spero.
Come si può credere che uno sguardo al proprio interno non sia fondamentale?

Vedo compagne e compagni non rinnovare più la tessera. La loro scelta ha il mio rispetto, ma anche la mia completa disapprovazione.

C’è chi continua a lottare, giorno dopo giorno, in un contesto in cui non si riconosce, ma se parliamo di lottare per le nostre idee, allora come si può decidere di andar via? Come?
Spiegatemelo, perché io non riesco a comprenderlo.

Fuori dal PD c’è chi ha difficoltà e va aiutato, ma solo una comunità politica ricca può farlo. Andar via significa agevolare il baratro.

Fuori dal PD c’è l’atomo che si scinde nel nulla.

Scusate lo sfogo.

Il Congresso è roba seria

Il congresso del PD deve essere un momento di confronto serio, non una cerimonia flash in cui mettere fine alla richiesta di una consistente parte del partito di celebrarlo, come fosse un contentino.

Il fronte progressista occidentale è in piena crisi identitaria, come si pensa di sciogliere tale crisi, da noi, con un mini-congresso?

La discussione deve partire dai circoli, dalle piazze, dalle strade. Basta bracci di ferro, basta arroganza e messaggi di sfida.

Sto vedendo diversi esponenti del mio partito muoversi non per ragioni politiche, ma per meri attriti personali. Ma cosa pensate, che i cittadini ci comprendano? Che restino a guardare questo teatrino?

Serve serietà e voglia di discutere. Se Renzi vorrà celebrare il congresso in poco tempo, vuol dire che non ha capito a cosa serva un congresso. Non ha capito cosa sia un partito.

Sono fiducioso, però, e spero che si riesca a rimettere in moto i principi dello stare insieme e della natura democratica del PD.

Gambe in spalla, si riparte!

Torno sul blog dopo un periodo di magra. Le ragioni sono diverse, proverei ad elencarvele tutte, ma ci tengo a rendervi note solo le due più importanti: mi sposo e sono cofondatore di un’associazione culturale.

No, scherzo. Non mi sposo, ma l’associazione culturale l’abbiamo fondata sul serio e l’entusiasmo è molto.

Ci vediamo in viaGluck.

L’associazione si chiama viaGluck, un nome nato un po’ così, “filosofeggiando”, come si dice dalle mie parti, ovvero chiacchierando con gli amici che, poi, sarebbero diventato i compagni di questo bellissimo viaggio.

ViaGluck sarà il mezzo e non il fine. Quest’ultimo sarà creare una cultura che abbracci il mondo circostante, senza remore e preclusioni. Uno spazio che includa e che non escluda, sin dai primi passi. Se volete seguirne il percorso, vi consiglio di seguirci sulla pagina Facebook.

Giovani Democratici e PD

Riprendono le attività nei circoli, sul territorio. In queste vacanze ho avuto la possibilità di incontrare diversi circoli dell’Area metropolitana di Bari. Continua il lavoro di ascolto e di costruzione di una rete che consenta a tutti i Giovani Democratici di sentirsi protagonisti della nostra attività politica.

Assieme alla Segreteria metropolitana programmeremo diverse iniziative su tutto il territorio e sono certo che questo sarà un anno ricco per la politica. Ma anche molto stancante. Ci aspettano le Elezioni politiche? Spero di sì, non se ne può più di questi continui passaggi di campanello.
Dopodiché, arriva il Congresso del PD. C’è chi lo vorrebbe prima delle Politiche. Io credo sia un errore che non possiamo permetterci.

Forse ancora si confondono le primarie per la premiership con quelle per la leadership. Abbiamo compreso che Renzi la leadership non sa gestirla, a differenza della premiership. Non si confondano le due cose, altrimenti ci ritroviamo altri quattro anni con un segretario nazionale inesistente. Il PD non è un monopattino con cui arrivare da Largo del Nazareno a Palazzo Chigi.

Perciò, a parer mio, prima le Politiche, con annesse primarie di coalizione per la premiership. Dopo qualche mese il Congresso del PD e, finalmente, un segretario nazionale che faccia il segretario. Sono stato e sono tutt’ora uno strenuo sostenitore della coincidenza in una sola persona di leadership e premiership, in stile anglosassone, ma per il momento non è fattibile. Congeliamola questa aspirazione, per il bene di tutti.

Vengo anch’io! No tu no! – Europa e schiaffoni.

Non potevo chiudere il primo post del 2017 se non con un commento alla notizia del fantomatico passaggio del Movimento 5 Stelle dall’EFDD – Europe of Freedom and Direct Democracy Group di Nigel Farage – il principale sostenitore della Brexit – all’ALDE – Alliance of Liberals and Democrats for Europe – uno dei gruppi più europeisti dell’Europarlamento, guidato da Guy Verhofstadt.

Rasenta il comico questa vicenda perché il M5S, a colpi di sondaggio sul blog, ha creduto – perché alla fine la richiesta di adesione è stata rispedita al mittente – di poter passare dall’eurogruppo del principale nemico dell’Europa unita a quello rappresentato da colui che la Commissione europea ha nominato come negoziatore, in rappresentanza dell’UE, per far rimpiangere al Regno Unito la scelta di andar via dall’Europa. Insomma, dal bastonato al bastonatore il passo doveva essere breve. Ed invece lo stop è arrivato subito. Menomale.

Tuttavia, l’Europa non deve ritornare in secondo piano. Si vota per il Presidente del Parlamento europeo e Gianni Pittella – uno dei più attivi, produttivi e convinti europeisti, oltre che capogruppo dei Socialisti e Democratici a Bruxelles – è candidato. Dobbiamo sostenerlo per rimettere al centro i temi sociali nella principale istituzione europea, quella che rappresenta il Popolo europeo e ne è diretta espressione.

Noi ci siamo sempre stati

Bravo Mattia Zunino, in linea con quanto ci siamo detti ieri in Direzione nazionale.

Serve un partito che faccia il partito e noi, in questo momento, un partito non l’abbiamo.

Serve una forza politica capace di farsi carico delle istanze dei più deboli, degli ultimi, che provi a porsi domande fondamentali e a offrire risposte utili e opportune.

I Giovani Democratici ci sono, sono a disposizione non solo del partito ma di tutta la Comunità. Siamo noi, la stragrande maggioranza delle volte, il volto del PD sul territorio. Vogliamo essere non passeggeri di un soggetto politico, ma copiloti.

Caro Partito Democratico, caro Matteo Renzi, ascoltateci, prendete spunto dalle nostre idee, riflessioni e attingete forza dalla nostra passione.

Il mio intervento in Direzione nazionale, in sintesi

Ho appena concluso il mio intervento in Direzione nazionale dei Giovani Democratici.

In sintesi, ho detto che è sbagliata la lettura che abbiamo dato al risultato del referendum. Un 40% ibrido non può essere un punto di partenza, ma un punto di arrivo di un modo di intendere la politica. Il punto di partenza deve essere la nostra Comunità e le sue esigenze che da quel voto sono emerse.

Ho chiesto che ci si impegni più sui temi sociali, generazionali. Dobbiamo essere i portabandiera della nostra generazione, nella politica: lotta forte e decisa contro l’utilizzo mostruoso dei voucher (110 milioni di ore pagati con i voucher è disarmante e allarmante); posizione forte e propositiva contro i tirocini non pagati che ledono la dignità di tutti i giovani che si affacciano al mondo del lavoro; proporre un disegno lungimirante sul diritto allo studio, strumento fondamentale per sostenere le giovani generazioni nella loro formazione; e molto altro.

Oggi stiamo dando un messaggio chiaro e forte al nostro partito: lì dove questo non è riuscito minimamente, noi GD ci stiamo riuscendo alla grande – un’analisi concreta e cristallina del voto del 4 dicembre con annesse proposte da cui ripartire.

Noi ci siamo, raccogliamo la sfida generazionale.

Rimbocchiamoci le maniche e faremo tanta strada, non per un gruppo politico in particolare, ma per una generazione di italiani che manifesta il proprio malessere e chiede aiuto e scelte coraggiose.

Buona cammino.