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Fitto condannato a 4 anni di reclusione


BARI – Dopo oltre un giorno di camera di consiglio i giudici baresi si sono pronunciati: 4 anni all’ex ministro Raffaele Fitto nel processo «La Fiorita» (trenta gli imputati). Fitto è stato condannato per i reati di corruzione, illecito finanziamento ai partiti, e un episodio di abuso d’ufficio. È stato interdetto per cinque anni dai pubblici uffici. Assolto, invece, da tutti gli altri reati contestati tra cui peculato e un altro abuso d’ufficio. Condannato anche l’imprenditore Giampaolo Angelucci a tre anni e 6 mesi. Per l‘ex ministro salentino la Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e sei mesi di detenzione, oltre alla confisca di circa dieci milioni, l’interdizione legale e dai pubblici uffici. La richiesta del pubblico ministero sorprese l’ex ministro, che a caldo commentò così: «Sono allibito dall’assurda ed incredibile richiesta della Procura di Bari – disse – ricordo che fino ad oggi, dopo ben otto anni di processi, ho collezionato solo assoluzioni e proscioglimenti».

LA TANGENTE – Tra gli episodi che venivano contestati dalla Procura a Fitto, all’epoca dei fatti governatore pugliese, vi era la presunta tangente da 500mila euro che l’editore e imprenditore romano, Giampaolo Angelucci, secondo la magistratura inquirente, avrebbe versato nelle casse della «Puglia Prima di Tutto», il partito che faceva capo proprio a Fitto. Per Angelucci, il pm Nitti aveva chiesto una condanna a quattro anni e sei mesi: secondo la ricostruzione della Procura, ci fu un presunto accordo illecito finalizzato ad assicurare alla società «La Fiorita» le concessioni di servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliariato da parte di enti pubblici e di Asl pugliesi, e l’affidamento di un appalto da 198 milioni di euro ad una società di Angelucci per la gestione di 11 residenze sanitarie assistite (Rsa). I fatti contestati si riferivano al periodo 1999-2005.

LE RICHIESTE – Il pubblico ministero, complessivamente, aveva chiesto 27 condanne (le pene oscillavano tra i tre mesi e gli otto anni di reclusione), un’assoluzione, un proscioglimento per prescrizione e una restituzione degli atti. Erano state chieste sanzioni pecuniarie per oltre cinque milioni di euro per le persone giuridiche e l’interdizione, tra gli altri, per il consorzio San Raffaele, la fondazione San Raffaele e la Cascina. Erano numerosi gli episodi di corruzione, falso e turbativa d’asta che venivano contestati agli imputati: oltre all’ex ministro e all’imprenditore romano Angelucci, era stata chiesta la condanna, rispettivamente a otto anni e a sei anni e sei mesi di reclusione, per coloro che venivano considerati dall’accusa i proprietari della Fiorita, Dario e Piero Maniglia; e a due anni per l’ex assessore regionale alla formazione professionale, Andrea Silvestri. Le Asl di Foggia e Lecce avevano quantificato in 10 milioni di euro ciascuna il risarcimento dei danni e avevano chiesto un milione di provvisionale; l’Asl di Taranto aveva sostenuto di aver subito un danno da 150 milioni e aveva chiesto 75 milioni di provvisionale; milionario anche il risarcimento che era stato presentato dalla Regione Puglia.

LA REAZIONE – Fitto era presente alla lettura del dispositivo, ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai cronisti annunciando però una conferenza stampa per oggi. Fitto è capolista alla Camera in Puglia nelle liste del Pdl.

fonte: Corriere della Sera