La fabbrica del non-futuro

Cosa intendiamo per riforma? Forse, per molti di noi, il termine “riforma” significa revisione totale di un sistema e quindi la rielaborazione di un concetto completamente contenutistico che, in un modo o nell’altro, concentra in esso il senso di un rinnovamento del percorso civile. Niente di più giusto. Peccato però che, nostro malgrado, il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Sapienzicida Gelmini e il gattosordo Tremonti pensino che al taglio, corrisponda il miglioramento. In un certo senso, se sai gestire bene la situazione, in qualche modo vai a risanare il debito e allo stesso tempo metti in moto un sistema, come quello dell’istruzione pubblica, che da anni è alla deriva per le numerose “riforme” ad ogni cambio di governo. Secondo voi perchè ogni volta che si insedia un nuovo esecutivo, la prima cosa che si fa è pensare alla scuola? Semplice, la destra abbassa a 14 anni l’obbligo scolastico, così facendo ci saranno sempre più ragazzi con la terza media, come ultima tappa di studi, più ignoranti e quindi persone sempre più facili da agguantare per la gola con le televisioni e con la sfacciataggine di una politica sempre più personalizzata che, invece, indirizzata agli interessi dei cittadini. 8 miliardi di euro in 3 anni, tolti alla Scuola Pubblica: che bellissima demenzialità. Il sistema scolastico, lo possiamo paragonare ad un sistema di produzione e di utilizzo dei materiali. Mi spiego: prendiamo come esempio una fabbrica di olio per macchine, bene, se tu tagli i finanziamenti a quella fabbrica, l’olio non verrà più prodotto o, magari, verrà drasticamente abbassata la produzione a quasi il 20% di ciò che produceva prima. Risultato? Tutte le industrie terze che usavano quel prodotto, per far girare le proprie macchine, non avranno più olio (anche perchè i tagli hanno colpito tutte le aziende di quel determinato settore) e così si blocca anche la produzione che tutte quelle aziende avviavano giorno dopo giorno. Giriamo la cosa in chiave scolastica e capiamo come, senza ombra di dubbio, la chiusura di diverse facoltà universitarie, l’abbassamento dell’obbligo scolastico a 14 anni, il maestro unico (ruolo stressante consideranzo il fatto di sopportare ben 30 alunni per 5 ore di fila), le classi super affollate – che non permettono al docente di seguire lo studente con più attenzione e tanti altri problemi gravi che affliggono il nostro sistema scolastico. La soluzione migliore sarebbe stata quella di scomporre le spese generali dell’istruzione e riformulare le uscite, ma non “chidendo i rubinetti”. Prendiamo esempio da Obama, la prima cosa che ha fatto in tempo di crisi è stata quella smistare nelle scuola americane più fondi, in modo da produrre un avanzamento culturale più alto, rispetto a prima e che garantisse in futuro la presenza di persone competenti, in grado di evitare, almeno, una nuova crisi economica.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Davide Montanaro

Posted by Davide Montanaro

Classe 1993. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” nel 2017, con una tesi in Diritto Costituzionale comparato sulla salvaguardia dei Diritti fondamentali e della Privacy nella Rete e la tutela dei Nativi Digitali. È stato tra i 16 vincitori tra Europa, Medio Oriente e Africa, nel 2017, della Google Policy Fellowship su Privacy e Cyber-security. Attualmente è praticante avvocato su Data Protection e Cyber-security. Segretario metropolitano dei Giovani Democratici Terra di Bari e membro della Direzione nazionale GD.