Se Calamandrei avesse potuto…

Lo avrai
Coronavirus
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
 
Non coi sassi impregnati
delle lacrime strappate dalla tua indiscriminata ferocia
non colla terra dei cimiteri stracolmi
dove i nostri cari
riposano finalmente in serenità
non colla polvere inviolata delle città deserte
che per lunghi mesi ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro agire.
 
Ma soltanto col silenzio dei malati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra donne e uomini di Scienza e di Stato
che in prima linea si schierarono
per dovere e amore e non per idolatria
decisi a riscattare
la sofferenza e il terrore per la morte.
 
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
 
=======
Spero che Piero Calamandrei possa perdonarmi per aver usurpato la sua opera d’arte.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il Parlamento italiano si riunisca. Al completo.

Serve rispettare un metro di distanza tra parlamentari. Okay.
Serve tutelare la salute dei parlamentari, come di tutti gli altri cittadini. Cosa sacrosanta.

Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio non riescono a garantire spazi utili per garantire le misure di sicurezza? Troviamo una soluzione alternativa.

Il Parlamento si riunisca nei padiglioni della Fiera di Roma, di un palazzetto dello sport, in Piazza del Popolo con Fico e la Casellati su un palchetto ed un megafono.

Insomma, si riunisca ma lo faccia al completo. No categorico ad una diminuzione arbitraria dei parlamentari attivi (pare 316). Chi li sceglie? Chi rappresenteranno? Saranno rappresentati tutti i territori in egual modo? Oppure ci sarà un criterio che tenga conto dell’incidenza del contagio in alcuni territori? Sulla base di quali principi costituzionali si effettuerebbe tale scelta?

Diamoci da fare.

Viva la Democrazia! Viva la Costituzione! Viva il Parlamento!
Viva l’Italia!

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Italia. Andrà tutto bene.

Quanto c’è di incredibile fuori dalla finestra!
Fino a quando, in modo del tutto scontato, tutto funge da cornice delle nostre vite, apprezzare non è la prima cosa che facciamo.
Oggi, distanti fisicamente tra di noi e tra noi e il mondo, queste bellezze dirompono in tutta la loro maestosità.
Per il mondo, queste bellezze si chiamano “Italia”. Per noi, “casa”.

Andrà tutto bene e torneremo per le strade delle nostre città, per i prati e i viottoli delle nostre campagne, per i sentieri delle nostre montagne.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lettera a me stesso fuori dalla quarantena

Caro Davide,

Sono te in un momento abbastanza complicato. Probabilmente, quando rileggerai queste parole, tra qualche mese, penserai che è tutto così strano. Sappi che è strano anche per me, adesso.

Ti scrivo dalla cucina della mia (nostra) casa di Roma. Sono le 00.51 di un giovedì sera che non assomiglia per niente ad altri giovedì sera. Non è stata una giornata come le altre. È inutile dirtelo. Però ti scrivo perché voglio che non dimentichi mai quello che hai vissuto e hai pensato in un momento come questo.

Il nostro Paese sta vivendo una delle situazioni più difficili dal secondo dopoguerra. Un virus aggressivo ci tiene rinchiusi nelle nostre case, rintanati tra quattro mura. Le strade deserte. Negozi e luoghi di aggregazione sbarrati. Si ha la sensazione che tra un momento e l’altro una bomba possa esplodere sulle nostre teste. C’è la nostra vita in gioco. E non parlo di “vita” come si fa nella retorica spicciola di tutti i giorni – quelli normali – no. Qui si lotta tra il vivere e il morire. E ci sono persone che stanno morendo, Davide, tra le braccia di angeli con il camice.

Ho paura. Ho paura di morire. Lo so, forse sono uno sciocco a pensarlo, ma è la verità. E nascondere a te le mie sensazioni sarebbe un controsenso. Oltretutto, non ho alcuna intenzione di “fare il forte”. Non serve. Non vi è ragione di nascondere le proprie emozioni e queste sono le mie.

In questi giorni, osservo il cielo dalla mia finestra, esco solo per fare la spesa e quando varco la porta di casa, mi guardo intorno furtivamente, come se qualcuno stesse per tendermi una trappola. Guanti, mascherina di fortuna (una sciarpa legata stretta al viso, perché qui le mascherine sono tutte finite) e si corre a comprare il necessario.

La tecnologia mi è venuta in soccorso, in questi giorni di solitudine. Riesco a sentire e vedere le persone a cui voglio bene. Non ti nascondo che il desiderio di tornare da loro è forte. Forse avrei potuto farlo, fino a qualche giorno fa. E forse potrei farlo anche ora. Alla fine, sono residente in Puglia. Chi può mai impedirmi di tornare dove ho “ufficialmente” la mia casa? Eppure non l’ho fatto né prima e né l’ho fatto ora. Perché? Beh…perché non riesco più a pensare a mamma, papà, mio fratello, le mie nonne, i miei familiari, i miei amici e le persone a me care come ho fatto fino a qualche giorno fa. Non sono più solo la loro voce, i loro sguardi, il loro affetto e le loro storie. Sono vite umane da salvare. E per me questa cosa è più importante di qualsiasi altro desiderio. Non voglio mettere a rischio nessuno. Per nessuna ragione al mondo. Non voglio pensarci neanche lontanamente. Non sono un assassino e né, tantomeno, un incosciente.

Devi sapere, caro Davide, che in questi giorni, tra le mille preoccupazioni, ho preso coscienza di una cosa, più di quanto già non ne avessi: la gente è pazza! Non tutta, per fortuna. Ma c’è qualcuno che ha dimostrato che, per loro, la vita delle altre persone non è così importante. Per quanto mi riguarda, se decidi di fregartene delle regole e di non proteggere con le tue azioni la vita degli altri, non sei né il più furbo e né il più figo. Sei solo un misero stronzo.
Mi chiedo come potrai rivolgere loro la parola, d’ora in avanti? Non farlo. Te ne prego.
Ci siamo dati delle regole e queste andavano rispettate. Cosa c’era di così difficile? Come è possibile che qualcuno metta al primo posto i propri interessi, senza curarsi di quello che può accadere a chi si ha accanto? Anche quando si tratta dei propri nonni e dei propri genitori?

Dalla mia stanza osservo, leggo e ascolto quello che succede. Mi ribolle il sangue nell’apprendere ciò che sta accadendo attorno alle persone che, loro malgrado, questo virus lo hanno preso. Abitazioni segnate con la vernice, come accadeva con la peste. Nomi e cognomi finiti tra messaggi fatti girare a destra e a manca, invitando tutti coloro che fossero stati a contatto con questi di segnalarlo alle autorità e di mettersi in quarantena fiduciaria.
Ogni volta che vi è anche solo una voce messa in circolazione, scatta la caccia alle streghe. Cosa devo sopportare. Cosa hai dovuto sopportare! Come si può trattare il prossimo in questo modo? Come si può, a maggior ragione, quando quella persona sul patibolo è un tuo conoscente o, peggio, il tuo vicino di casa?

Anche in questo momento in cui ti scrivo, chiudo gli occhi e immagino di essere tra le persone che amo. In questo momento sono lontane, ma non come lo sono da ormai 2 anni e mezzo a questa parte, da quando vivo (vivi) a Roma. Sembrano essere sulla Luna. Perché raggiungerle non mi è possibile. Eppure vorrei tanto abbracciarle.

Ecco, una cosa che devi ricordare è che ci è stato vietato di abbracciarci e di baciarci. Che strano vero? Gli abbracci e i baci, simboli di affetto e amore verso gli altri, non possiamo né darli e né riceverli per lo stesso affetto e lo stesso amore che loro
rappresentano . Perché dobbiamo proteggerci gli uni con gli altri.

Davide, promettimi una cosa: quando tutto questo sarà finito, torna tra le tue persone. Abbracciale e baciale come non hai mai fatto sino ad ora. Stringile a te, sentendo il peso di ogni singolo istante. Perché vorrei farlo io, in questo momento, ma non mi è possibile. E ricorda che niente è scontato. Anche quei gesti che compiamo ogni giorno possono essere messi a repentaglio da pericoli più grandi di noi, anche da quelli che non si vedono ad occhio nudo.

Un’ultima cosa: apprezza tutto. Vivi le tue libertà come fossero conquiste quotidiane. Lavora, studia, fai cose. Ma falle con una consapevolezza in più, cioè che siamo deboli nelle nostre certezze. Ed ama. Ama più che puoi. Ma Ama. Perché l’amore e la voglia di rivedersi sono le uniche cose che ti danno la forza di sognare la luce, quando intorno a te tutto sembra così buio.

Ti saluto, caro Davide.
Domani inizia un altro giorno di quarantena e dovrò segnare un “-1” a ciò che mi separa dall’essere te.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Dobbiamo e possiamo avere fiducia nell’Italia

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La politica è conflitto.

La politica è conflitto. Un concetto chiaro quanto declinabile in tanti modi. Può esserlo sul piano personale (e capita spesso), così come sul piano delle idee e della visione delle cose. Ecco, se devo scegliere quale sia la mia idea di conflitto, non posso che tendere verso quest’ultima.

Oggi si è insediata la commissione politica nazionale, l’organo politico che, nella nuova fase congressuale dei Giovani Democratici, avrà il compito di disegnare il futuro tracciato politico dell’Organizzazione. Un tracciato che travolge i punti nevralgici dell’agire nella Cosa Pubblica e che sarà il frutto di un lavoro collegiale e che coinvolgerà tutti i territori. Un lavoro che si inserisce nel processo avviato dal Partito Democratico e dal Segretario Nicola Zingaretti, volto a scuotere il partito attraverso un “congresso delle idee”. Con onore ed emozione, presiederò questa commissione.

Un gruppo di persone valorose, con una forte inclinazione alla discussione e all’elaborazione politica. Il momento congressuale che attende i Giovani Democratici è di fondamentale importanza per consentire a noi tutti di immaginare, nuovamente, la nostra azione politica, su tutti i fronti. Ma non si può raggiungere questo obiettivo senza una grande discussione su quale debba essere la posizione dell’Organizzazione nel mondo, riguardo i conflitti sociali, politici e generazionali.

Ecco, se devo dirla con la parola che più di tutte è emersa con forza dalla discussione di oggi, direi che ci serve il CORAGGIO. Dobbiamo essere coraggiosi perché tocca a noi esserlo. Dobbiamo essere coraggiosi perché dalle nostre scelte, dal nostro impegno dipende il futuro della società dei 20/30 anni e forse più.

I compagni di viaggio sono eccezionali e voglio ringraziarli, ad uno ad uno, per l’impostazione seria e collegiale che abbiamo saputo costruire sin da subito: Giulia Iacovelli, Tommaso Sasso, Enrico Verdolini, Lisa Vadini, Diego Cavallucci, Giovanni Biagi, Marco Pelizzari, Michael Musto, Stefano Bargiacchi, Bruno Concas, Antonino Carbonello, Davide Patrone, Giulio Profeta, Stefano Pelloni.

Questa commissione è solo la punta di un albero con tanti rami e solide radici. E se le radici sono la storia della nostra Comunità politica, i tanti rami sono i territori, dalle unioni regionali alle federazioni, passando per i circoli.

Tutti quanti saremo chiamati a prendere parte attiva all’elaborazione della visione politica della nostra Organizzazione giovanile.

Ancora grazie a tutti coloro che hanno avuto fiducia nel sottoscritto. E grazie a questa Organizzazione politica. Auguro ai Giovani Democratici di guardare al proprio futuro con speranza e forza. Che questo congresso sia un appuntamento fondamentale per la nostra comunità e le nostre persone.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La mia terra

Un video che mi emoziona, ogni volta che lo vedo.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Dave & William Show (1ª puntata)

Ciao a tutti. Sabato scorso ho iniziato un nuovo progetto, assieme a Guglielmo – un mio caro amico conosciuto in occasione dell’Esame di Stato.

Insieme, abbiamo deciso di cominciare a fare radio. Per me è stato un tornare alle origini e, devo dire, la cosa mi fa piacere e non poco.

Siamo in diretta, tutti i sabato mattina, dalle 10 alle 11 su Radio Kaos Italy.

Oltre ad invitarvi ad ascoltarci, sabato prossimo e per tutti i sabati a venire, vi consiglio di recuperare la prima puntata. La trovate nel player di seguito.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •