“Non abbiamo budget”

Ho guardato questo video e ho pensato: wow! Certo che c’è ancora qualcuno, nel mondo, disposto a fare qualcosa di incredibile senza grosse possibilità economiche. Il videomaker di questo spot ha impiegato solo 100 sterline per produrlo e il risultato è incredibile.

Quante volte ci è stato detto che per realizzare i nostri sogni, per poter concretizzare i nostri progetti servissero soldi, soldi e ancora soldi? Tante volte. Forse sempre.
Beh…credo sia una grandissima cazzata.
Personalmente ho sempre fatto le cose non pensando mai al mio tornaconto economico. Ho sempre immaginato le cose da un punto di vista immateriale, come se quell’azione, quella cosa da me realizzata (scritta, letta, materialmente costruita o anche solo spiegata a voce) fosse il concretizzarsi di un mattoncino interiore, pronto a costruire quel che sarò un momento dopo.

Tutto si basa su come concepiamo il nostro impegno. Che il lavoro debba essere sempre e comunque pagato è cosa sacrosanta. Guai a non pagare chi lavora, fosse un dipendente, un libero professionista o uno stagista. Pagare è essenziale per dare al lavoro e al lavoratore la propria dimensione di dignità, da cui non si può prescindere.

A chi tenta (o c’è già riuscito) nel pagare qualcuno con la visibilità e l’esperienza non credo si possa dare alcun tipo di risposta coerente con le regole del buon costume. Anche perché, uno che non paga i propri collaboratori o chi gli rende un servizio, come può conoscere il buon costume? Tuttavia, una risposta forse la si potrebbe anche dare. E quella di Alexandria Ocasio-Cortez credo sia la migliore.

Quindi, in definitiva: pensate, agite e realizzatevi. Fatelo per voi stessi, per la vostra soddisfazione e non per soldi. Ma fatevi pagare. Sempre. E il giusto.
Nessuno sia schiavo di nessuno. Nessuno deve essere sottopagato o pagato diversamente da chi svolge la stessa mansione.

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Prendo giusto il cappello…

Dopo diverso tempo rieccomi qui. Sono di passaggio, vi avverto. Non ho tempo e forza per rimettermi a scrivere, probabilmente tornerò qui domani, forse tra una settimana, o un mese, chi lo sa.

Certe volte credo di essere vecchio nel modo di intendere il web. Non voglio arrendermi all’idea che il blog sia, ormai, superato. Quanti, ancora, si prodigano nel curarne uno? Decisamente pochi rispetto a qualche anno fa. Questo perché l’immediatezza che ci forniscono i social network non è paragonabile a quella fornita da un sito web, uno spazio che, per dirla con altre parole, è la nostra vera casa, il nostro domicilio digitale.

Beh…i social, alla fine, sono la piazza ma, quando ci stanchiamo di passeggiare e di chiacchierare su di essa, dove facciamo rincasare i nostri pensieri? Ovviamente pensieri che decidiamo di esternarnare, di aprire agli altri. Io ho questo spazio qui e, per poco, ho rischiato di perderlo per sempre.

Sì, perché non so se avete notato ma, da qualche settimana, davidemontanaro.it era irragiungibile. Non c’era spiegazione a questo problema. Ero disperato: dopo più di 10 anni il mio blog era in picchiata verso una fina orrenda. Non volevo crederci.

Ecco la bellezza di un blog: nessuno ti pone limiti alle parole e chi ti legge lo fa perché ha volontariamente aperto gli occhi sul tuo pensiero.

Ho contattato chiunque, niente. Nessuno ha saputo capire. Alla fine, le mie esperienze di smanettone hanno avuto la meglio e, tra un file di log e una pagina di codice PHP, sono riuscito a capire la falla e a ripristinare tutto. Meglio così.

Ora però è tempo di continuare. Certo, come vi dicevo all’inizio, sarà un po’ difficile che torni a scrivere quotidianamente o ad avvicinarmi anche lontanamente a questo obiettivo. Quantomeno nell’immediato futuro.
Sono in una fase delicata della mia vita professionale, ad un checkpoint che richiede attenzione, pazienza e sacrificio.

Tornerò perché voglio raccontarvi alcune cose. Diverse, in realtà. Lo voglio fare con tutta la calma e l’approfondimento che si addice a questo spazio. Ecco la bellezza di un blog: nessuno ti pone limiti alle parole e chi ti legge lo fa perché ha volontariamente aperto gli occhi sul tuo pensiero.

Bene, ora prendo giusto il cappello e torno fuori. Torno presto.

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Lettera di un “ragazzo del PD” a Beppe Grillo

Caro Beppe Grillo,

Ti scrivo dopo aver ascoltato le tue parole sul “momento storico che stiamo vivendo”, oggetto del tuo ultimo post sul blog, rivolgendoti ai “ragazzi del PD”.

Ecco. Piacere, sono Davide e sono uno di quei ragazzi. Lo sono da ormai più di 9 anni e di acqua ne è passata da sotto i ponti da quando sono entrato nella famiglia del Partito Democratico.

Che il momento storico in cui viviamo sia molto importante, sotto diversi aspetti, soprattutto riguardo le opportunità di indirizzo strategico per politiche ecosostenibili e di sviluppo sociale, è corretto dirlo. Tuttavia ci sono giusto due cose che ritengo utile sottolineare.

Vedi, caro Beppe, in questi anni, di occasioni perse ne abbiamo avute a sufficienza. E per quanto qualcuno si sia sforzato di recuperare, altri hanno sempre remato contro. Parlo, chiaramente, di chi ha posto dei pregiudizi alla base di qualsivoglia posizione su diversi temi – molti dei quali molto importanti – riguardo lo sviluppo del Paese (vedi TAV, TAP, ponti, strade, Mezzogiorno, digitale, etc…).

Permettimi di dire, in particolare, che l’entusiasmo e la voglia di porre l’attenzione su temi centrali, noi “ragazzi del PD” non li abbiamo mai persi, anzi. Ci sentiamo costantemente impegnati nel porre le giuste attenzioni su quelli che sono sì problemi, temi e situazioni con i quali le giovani generazioni si scontrano quotidianamente, ma che crediamo siano altrettanto trasversali, tanto da interessare tutti, da chi è appena nato sino ai pensionati.

Parlo dello sviluppo delle infrastrutture, della tutela dell’ambiente, della cultura, della formazione e, non da ultimo, del senso che acquisisce l’essere umano nel nostro agire quotidiano. Per non parlare, ovviamente, dalla lotta alle mafie che, permettimi, fa “figo” porlo tra i vostri punti programmatici del nuovo governo, ma non riesco a comprenderne la coerenza con le vostre recenti scelte di contrastare la vendita della cannabis legale.

Vedi, caro Beppe, potremmo anche essere entusiasti di questa opportunità che ci si è presentata davanti. Potremmo esserlo anche se questo percorso debba essere condiviso con chi, proprio a noi “ragazzi del PD”, non ha perso occasione, fino a ieri, di considerarci “giovani fuori ma vecchi dentro” o, peggio, collusi con la mafia, con la peggior politica di sempre, che eravamo piegati a 90° davanti ai potenti, ai Renzi, ai Napolitano, ai D’Alema, a chiunque fosse stato, nel corso del tempo, volto storico o presente del nostro Partito.

Beh…caro Beppe, vedi, la questione è più che semplice e non sarà di certo un tuo videomessaggio a farci cambiare rotta. Ripeto: l’entusiasmo c’è, ma permettici di avere dubbi sulla genuinità delle tue parole. Ricordati che sei stato il fondatore di un soggetto politico che ha fatto dell’inesperienza la propria bandiera, dell’onestà l’unico elemento da tener conto in un politico, dimenticando e, addirittura, denigrando le competenze politiche e tecniche acquisite in anni di esperienza sul campo.

Ricordati, caro Beppe, che il futuro non può essere un argomento da bar. Non è come il fantacalcio. Il futuro nostro e del Paese deve viaggiare sui binari della competenza e della consapevolezza.

Con quale entusiasmo possiamo sederci a discutere di argomenti seri come l’ecosostenibilità, una nuova concezione della progettazione delle infrastrutture e di innovazione digitale con chi ha consentito ad incompetenti di presiedere ministeri chiave a tali fini? Quali competenze aveva Toninelli per essere Ministro delle Infrastrutture? E quali competenze ha Di Maio per essere stato Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, lui che non ha mai avuto esperienze di lavoro, benché meno tali da consentirgli di acquisire quella consapevolezza necessaria ad interpretare e anticipare le scelte strategiche di politica sociale e di sviluppo? E la dimostrazione sono i diversi tavoli di crisi aziendali finiti malissimo, oltre alla terribile piega che ha assunto Industria 4.0.

Vedi, caro Beppe, noi non ci siamo mai tirati indietro. Men che meno lo faremmo ora. Lato mio, ma questo lo dico solo per completezza, la disponibilità a dare il mio piccolo contributo c’è. Come c’è sempre stata. E come me molti altri sarebbero pronti. Ma bisogna essere onesti con se stessi, prima di esserlo con gli altri: chiediamoci cosa possiamo fare di importante per il nostro Paese. Rispondiamo a questa domanda prima di procedere oltre.

Io ho provato a rispondere, per quel che mi riguarda. Ho appena compiuto 26 anni, sono laureato da più di 2 anni in Giurisprudenza. Ho già due esperienze di lavoro all’attivo, una di queste orgogliosamente in corso. Ho studiato e continuo a farlo. Mi sto specializzando in un settore giuridico, oggi, ancora in fase di definizione, quello sulla protezione dei dati personali. Ma il mio settore professionale soffre molto, anche per colpa di chi non ha saputo imporre una visione lungimirante a riguardo. E vorrei presentarti molti miei coetanei che hanno preso strade diverse, in altri settori professionali. Sono disperati, perché non c’è una prospettiva di crescita in un Paese che predilige la mediocrità all’impegno. Ecco, io studio e lavoro ogni giorno, da quasi 2 anni di attività professionale, e credo di essere giunto ad una preparazione sulla mia materia pari allo 0,1% di quanto necessario a definirsi “esperto”. È sinonimo di manifesta e consapevole incapacità, questa mia constatazione? No. Piuttosto ritengo fondamentale non sopravvalutarsi, perché quando lo si fa è facile cadere nell’errore. E di gente che si è sopravvalutata ne ho vista parecchia, in questi mesi. Forse anni. E quindi a tale risposta segue un’altra domanda: ma io cosa c’entro con Di Maio?

Con tutte queste premesse, io ci sarei nel dare la mia piccola visione delle cose. Una piccola visione che può essere considerata un mattoncino che può costruire qualcosa di concreto solo se messo accanto ad altri. Altri mattoncini provenienti da altri ragazzi. E non solo “del PD”. Anche del Movimento, così come simpatizzanti per altre forze politiche o forzatamente estranei alle dinamiche politiche.

Eppure, in questi anni, ho visto qualcuno armato di piccone, pronto ad abbattere ogni proposta, ogni visione delle cose, in nome dell’onestà e del “noi siamo i migliori e voi siete morti”.

Tuttavia, caro Beppe, noi “ragazzi del PD” la politica la facciamo sul serio. E se c’è qualcosa che il nostro Partito ci ha insegnato è proprio quello di portarsi le cose alle spalle quando c’è di mezzo il futuro della propria comunità. Sì, lo so, a qualcuno può far ridere pensando ai continui litigi interni al PD. Eppure è così. Il nostro Partito questo ce lo ha insegnato e la militanza politica è alla base di questa nostra consapevolezza.

Noi siamo pronti, caro Beppe Grillo. Ma non credo voi lo siate altrettanto. Non credo che, ad oggi, si possa ragionare su questi temi se assistiamo ad uno spettacolo indecoroso da parte di chi fa il bulletto che tratta e ritratta le condizioni per un accordo ogni giorno. Non credo che si possa, attualmente, proseguire nella discussione di questi temi se non si pone al primo posto un elemento. Questo sì “prendere o lasciare”: la dignità. La dignità di una comunità politica che lavora, che crede nelle competenze e che agisce nell’interesse del Paese. La dignità di noi “ragazzi del PD” che ci siamo sentiti dire di tutto, negli ultimi anni, ma che davanti al futuro del Paese non indietreggiamo di un millimetro. La dignità di una generazione, la nostra, che è stata sballottolata a destra e a manca.

Ecco, caro Beppe Grillo, partiamo dalla dignità. Da quella dignità che non avete mai riconosciuto a comunità politiche diverse dalla vostra. Partiamo dalla dignità che non avete riconosciuto, con i decreti sicurezza, a chi arriva sulle nostre coste affamato, disperato e con i propri sogni negli occhi, trattati come animali e non come esseri umani (vd. il trasbordo dalla Mare Jonio).

Partiamo da questo e poi possiamo parlare anche di fogne, scarichi e infrastrutture.

F.to,

un ragazzo del PD.

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Circondatevi di bellezza e agite!

Che il mondo possa essere salvato dalla bellezza o dalle buone azioni, e che tale auspicio provenga da Dostoevskij o dall’ultimo creatore di meme, in realtà non c’è alcuna differenza di sostanza: hanno ragione entrambi. E certo, sicuramente le sfumature interpretative sarebbero decisamente più numerose delle righe utilizzate per spiegarle in un post di un blog, eppure la sensazione che si stia perdendo il senso di quelle parole è forte ed oggi, più che mai, c’è bisogno di bellezza e di buone azioni.

Vi dirò la mia, senza pretese alcune, certo di essere l’ennesimo a riversare parole sull’argomento. Eppure, credo che le sensazioni mutino al mutare delle esperienze che le generano. Pensateci: cosa succede quando due persone, con esperienze diverse ed emotività diverse, provano a descrivere lo stesso identico concetto? Entrambi racconteranno il tutto con proprie parole, ponendo l’accento su ciò che li ha più colpiti o che più ha suscitato il proprio dolore o la propria felicità. Ad esempio, una mela rossa può essere descritta in tanti modi: un frutto prodotto da un albero, il simbolo della tentazione, un frutto avvelenato da una vecchia invidiosa, ciò che toglie il medico di torno, ecc.

Ciò detto, come posso descrivere – io – quella “mela”? Beh, innanzitutto: sforzatevi, ogni giorno, di trovare buoni esempi da seguire e seguiteli. Qualsiasi cosa facciate, qualsiasi parte del mondo stiate calpestando, circondatevi di positività e di ciò che vorreste diventare.

Ebbene, ecco la mia declinazione di bellezza e buone azioni: ciò che riteniamo di voler diventare, l’irraggiungibile che si trasforma in desiderio, in un fascio di luce che vogliamo raggiungere a tutti i costi e che, proprio perché tanto desiderato, può diventare realtà. Basta impegnarsi. Basta volerlo.

Qualsiasi cosa facciate o desideriate fare, ricordatevi che il modo migliore per migliorarsi e crescere è di circondarsi di buoni esempi, di figure – non necessariamente in carne ed ossa, ma anche idealizzate – che rappresentino l’apice della rappresentazione del vostro ideale. Eliminate la mediocrità. Questo ho provato e continuo a fare io.

È un po’ come fare running: migliori la tua resistenza, incrementi le tue performance di giorno in giorno e, allo stesso tempo, elimini le tossine gettando sudore per strada. Cosa succederebbe se tale formula venisse applicata alla nostra vita quotidiana? Più idee positive, una via maestra da seguire e che noi stessi abbiamo scelto, meno relazioni nocive, meno problemi da risolvere ma più condizioni da migliorare. Insieme.

Vi ho detto che l’ho fatto anche io, no? Ecco, sì. È un percorso graduale, fatto di piccoli passi quotidiani che creano quello che Darren Hardy ha chiamato the compound effect (l’effetto composto). Non posso di certo dire di aver raggiunto l’obiettivo, ma ho cominciato a correre.

Circondatevi di persone più brave di voi che, sul posto di lavoro, a scuola o all’università, possano essere uno stimolo quotidiano a fare sempre più e a migliorarsi. A diventare i migliori.
Evitate coloro che vi osannano, che dicono “quanto sei bravo” e magari osservano di voi solo la parte più superficiale, senza neanche interessarsi alla vostra totalità.
Circondatevi di persone che non vi chiedono nulla ma che, senza un’apparente ragione, vi donano un gesto di amicizia e vicinanza, una parola in più e un sorriso.
Evitate coloro che non perdono occasione di puntare l’indice contro di voi, provando a demolire ogni vostra idea, ogni progetto e ogni desiderio.
Circondatevi di chi ha poche risposte e tante domande, perché non si è mai troppo sicuri di essersi posti i giusti quesiti prima di qualsiasi cosa.
Evitate coloro che hanno una risposta a tutto e che non mettono mai in discussione nulla, se non le idee degli altri.
Circondatevi di persone che trovano un momento per voi, che sia un messaggio, una telefonata o un caffè.
Evitate coloro che spariscono per mesi, anche a fronte di vostri solleciti, per poi tornare come se nulla fosse.
Circondatevi di coloro che sanno ascoltare ma che non mancano di proferire parola. Solo i muri e le montagne generano l’eco della nostra voce.

Ma soprattutto, trattate gli altri come voi vorreste essere trattati. Agite come se tutto dipendesse dalle vostre scelte.

Un elenco che si presterebbe ad una infinita interpretazione di ciò che sia da evitare e cosa no. Questo lo lascio a voi, ovviamente, e alla vostra sensibilità.

Ciò che deve essere chiaro è che non basta circondarsi di bellezza ma bisogna mettersi a correre. Agire per suscitare nel prossimo uno stimolo positivo a fare altrettanto. Agire significa anche fare delle scelte di fondo, come quella di dare o meno spazio, visibilità e potere a chi calpesta la dignità, a chi è agli antipodi di quella bellezza e di quelle buone azioni di cui sopra.

Una società avvelenata può trovare il proprio antidoto solo lì dove ciò che nuoce ha trovato la propria origine. Bellezza e buone azioni sono la mappa e il piccone per trovare quel tesoro inestimabile che si chiama etica.

Che l’etica possa essere l’elemento mancante e che tutti noi possiamo diventare un collettivo di ricercatori di bellezza e pionieri di buone azioni.

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A Palestinian child can be seen outside her home in the poverty-stricken quarter of Al-Zaytoon in Gaza City on 29 September 2014 [Ezz Zanoun/Apaimages]

Navigando su internet ho trovato questo video.

È un video che ho realizzato più di 9 anni fa.*

Il tema della povertà, della solidarietà e dell’abbattimento delle barriere sociali è ancora forte. Forse più di 9 anni fa.

Quanto ci siamo impegnati, in questi 9 anni, per raggiungere anche solo uno degli obiettivi che auspicavo?

Forse nessuno. O forse, siamo andati nella direzione opposta.

La lotta verso il più sfortunato dilaga in Italia. Dalla Sea-Watch alla xenofobia senza ritegno da parte della politica al governo del Paese.

Quanti anni ancora passeranno prima di invertire la tendenza? Altri nove? Speriamo di no.

*video realizzato in occasione delle Olimpiadi Internazionali della Multimedialità di Melfi (vincitore – 4° posto ex aequo)

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Aldo Moro e la figlia Agnese in spiaggia

Ogni volta che penso al mare, l’immagine che rimbalza nella mia testa è questa qui.

Aldo Moro con la figlia Agnese. In spiaggia.

Lui in abito, perché un rappresentante del Popolo Italiano “doveva sempre essere dignitoso e presentabile”.

Oggi abbiamo politici con la panza e il calippo in una mano e lo spritz nell’altra.

Un decadimento dei costumi che rende visibile quel che è sotto la nostra pelle: un decadimento morale della classe politica e dell’opinione pubblica.

Grazie, Moro, per continuare ad essere un faro di imparagonabile moralità ed eleganza intellettuale.

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Buon 2019, con un sorriso

Niente bilancio, quest’anno.
 
La ragione è insita nella stessa natura dei “bilanci” come momenti successivi alla chiusura di qualcosa.
È vero, il 2018 è in chiusura, mancano poche ore, eppure di bilanci personali non ne ho, perché nulla è in chiusura.
È stato un anno pieno di sfide, di nuove pagine aperte ma nessuna di queste volge al termine.
E il mio primo anno totalmente vissuto lontano da casa. Ecco, questo sì. Il 2018 è stato il primo anno vissuto lontano dalla mia famiglia, a Roma.
 
Nessun augurio di circostanza. Non posso, di certo, sostituirmi a voi.
Ecco, l’unica cosa che auguro a tutti quanti noi è di ottenere la forza per impegnarsi e dare il massimo. Non esistono desideri veri capaci di essere realizzati senza il proprio impegno.
Ecco cosa auguro: l’impegno.
 
Impegniamoci tutti nel fare delle nostre vite ciò che abbiamo sognato da piccoli (e anche da più grandicelli).
Impegniamoci per rendere la nostra vita e quella di chi ci è accanto migliore.
Impegniamoci tutti per rendere sempre più sfocata l’immagine di una vita fatta di tanti NO e di paure. Le paure esistono solo nella nostra mente. Fuori c’è un mondo che aspetta di essere scoperto e vissuto.
 
Auguri a tutti.
Passate delle buone feste e che questo anno nuovo possa arrivare alle nostre porte ed essere accolto con un sorriso.
 
Davide
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Cento Fiori: una generazione in movimento

Roma, Teatro Piccolo Eliseo, 10 novembre 2018. © Ph. Michele Albiani

Sabato scorso, al Teatro Piccolo Eliseo, a Roma, un’assemblea autoconvocata di under35 ha accesso i riflettori sul Partito Democratico. Cento Fiori. Qui il Manifesto.

Eravamo diverse centinaia ad affollare la sala e sul palco si sono succeduti interventi di grande interesse e autenticità. La stessa autenticità che caratterizza l’impegno politico di chiunque sia intervenuto sul palco e non, di chiunque era lì a condividere quelle ore dal grande valore politico. Sabato, ho rivisto una comunità mettersi in discussione. E mi è piaciuto tantissimo.

Cento Fiori non è una piattaforma congressuale con l’obiettivo di proporre un’alternativa al congresso del PD, ormai alle porte. È un progetto intergenerazionale ad opera di una generazione, perché guarda agli interessi di tutti e non solo di chi vuole impegnarsi. Volendo usare le parole di Jacopo Scandella – consigliere regionale PD della Lombardia, 29 anni – senza un futuro per le giovani generazioni, non c’è futuro per nessuno.

Vogliamo che la nostra politica, quella del PD, sia incentrata sulle esigenze dei più deboli, riparta dagli iscritti e dia loro la dignità di chi milita con orgoglio nel partito, attraverso l’esercizio del voto per le scelte importanti con il referendum degli iscritti. Vogliamo che i territori siano il motore pulsante del PD, abbandonando ogni direzione centripeta dei processi decisionali. Vogliamo che si riparta da un concetto di Europa incentrato sulle persone, che sia giovane e che guardi al futuro, non basata esclusivamente sull’economia ma anche e soprattutto sulla politica.

Prima di andare oltre, vi comunico che su Radio Radicale c’è il video di tutta l’assemblea, intervento per intervento. Tra questi c’è anche il mio.

Nei miei 5 minuti, ho provato a lanciare un messaggio semplice, con l’obiettivo di porre un piccolo mattoncino ad una discussione che ero certo (e così è stato) avrebbe dato i suoi frutti, una volta tirate le somme.

Identità e coraggio. Queste sono le due parole che ho scelto per sintetizzare il mio messaggio.

Identità. A noi manca. Manca non solo come risultato di chiare posizioni assunte nel tempo, ma come processo. Non abbiamo chiaro il metodo per darcene una. Una che sia di sintesi ma che sia forte e abbia anche la forza di sbilanciarsi nelle scelte. Che sia capace di essere di parte e non nel mezzo.

Un’identità che non sia frutto di una frettolosa imitazione di altri. Non bisogna rincorrere modelli politici provenienti da altre parti del mondo, come fossero il Sacro Graal. Lo dico non perché non si debba essere parte di un processo globale, anzi, credo nella globalità della politica, sono uno strenuo sostenitore della parola d’ordine “pensare globale, agire locale”. Serve, tuttavia, darsi un volto proprio anziché provare ad indossare la maschera di qualcun’altro. In Italia si è cercato, dapprima, l'”Obama italiano”, il “Macron italiano”, poi il “Corbyn italiano”, il “Pablo Iglesias del Bel Paese”, il “Sanders dall’accento romagnolo” ed ora i “Beto O’Rourke e Ocasio-Cortez nostrani”. Un problema che affligge non solo il PD ma tutto il centrosinistra. Da anni.

Fermiamoci un attimo e ragioniamo. È davvero questo il modo con il quale vogliamo proseguire? Se così sarà, allora è giusto dirci che non andremo da nessuna parte. Sono i processi che vanno studiati, soprattutto le dinamiche che coinvolgono e sconvolgono gli altri Paesi del mondo. È questo che può aiutare il Partito Democratico a farsi attore protagonista della scena globale della politica progressista e socialista.

Più che trovare la nostra Ocasio-Cortez, proviamo a comprendere se il PD sia ancora un partito in grado di portare in Parlamento una giovane donna di 29 anni che ha lavorato come barista per pagarsi gli studi universitari. Capiamo se il nostro partito abbia ancora il coraggio di dare rappresentanza vera a una generazione che si spacca la schiena dalla mattina alla sera per darsi un futuro e per non gravare sulle spalle dei propri genitori. Di giovani così ce ne sono tanti e molti svolgono anche un ruolo attivo nel PD.

Se Beto O’Rourke fosse stato italiano e avesse avuto intenzione di candidarsi come senatore del PD, quante probabilità avrebbe avuto di essere ascoltato da chi compone le liste e di poter ricevere il sostegno del suo partito? Quanti avrebbero cercato di ostacolare la sua corsa perché troppo “fuori dagli schemi”? Sarà interessante scoprire quanta coerenza ci sarà con tale entusiasmo nella composizione delle liste per le Elezioni europee di maggio 2019.

Serve una genuina forma di impegno politico che guardi alla comunità del PD come mezzo e non come fine. Prima dell’interesse personale c’è quello della comunità politica a cui si appartiene e ancor prima c’è quello del Paese. Se vogliamo strappare la guida dell’Italia a chi diffonde paura, violenza e genera divisione, dovremmo noi, prima di chiunque altro, non avere paura di schierarci, non generare violenza e divisione sociale con le nostre parole.

Posso dire che schernire Di Maio per il suo passato da steward al San Paolo è uno schiaffo a quelle persone che lavorano nei bar (ecco che torna la Ocasio-Cortez) e nei call center, pur di difendere la propria dignità? Posso dire che le magliette dei senatori del PD con “DL Salvini. Meno sicurezza. Più clandestini.” sono state un pugno nello stomaco a chi lotta con ogni fibra del proprio essere contro il razzismo? Posso dirlo?

Ecco perché il lavoro è lungo e faticoso. Ma bisogna pur iniziare. Ecco perché credo che gli unici a potersene fare carico sono proprio gli under35. Non perché siamo meglio degli altri, ma semplicemente perché quello che sarà ci appartiene più che agli altri e siamo stanchi di avere sempre la testa al futuro, dimenticandoci del presente.

Cento Fiori sono sbocciati. Nessuno fermi la Primavera.

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