A Palestinian child can be seen outside her home in the poverty-stricken quarter of Al-Zaytoon in Gaza City on 29 September 2014 [Ezz Zanoun/Apaimages]

Navigando su internet ho trovato questo video.

È un video che ho realizzato più di 9 anni fa.*

Il tema della povertà, della solidarietà e dell’abbattimento delle barriere sociali è ancora forte. Forse più di 9 anni fa.

Quanto ci siamo impegnati, in questi 9 anni, per raggiungere anche solo uno degli obiettivi che auspicavo?

Forse nessuno. O forse, siamo andati nella direzione opposta.

La lotta verso il più sfortunato dilaga in Italia. Dalla Sea-Watch alla xenofobia senza ritegno da parte della politica al governo del Paese.

Quanti anni ancora passeranno prima di invertire la tendenza? Altri nove? Speriamo di no.

*video realizzato in occasione delle Olimpiadi Internazionali della Multimedialità di Melfi (vincitore – 4° posto ex aequo)

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Aldo Moro e la figlia Agnese in spiaggia

Ogni volta che penso al mare, l’immagine che rimbalza nella mia testa è questa qui.

Aldo Moro con la figlia Agnese. In spiaggia.

Lui in abito, perché un rappresentante del Popolo Italiano “doveva sempre essere dignitoso e presentabile”.

Oggi abbiamo politici con la panza e il calippo in una mano e lo spritz nell’altra.

Un decadimento dei costumi che rende visibile quel che è sotto la nostra pelle: un decadimento morale della classe politica e dell’opinione pubblica.

Grazie, Moro, per continuare ad essere un faro di imparagonabile moralità ed eleganza intellettuale.

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Buon 2019, con un sorriso

Niente bilancio, quest’anno.
 
La ragione è insita nella stessa natura dei “bilanci” come momenti successivi alla chiusura di qualcosa.
È vero, il 2018 è in chiusura, mancano poche ore, eppure di bilanci personali non ne ho, perché nulla è in chiusura.
È stato un anno pieno di sfide, di nuove pagine aperte ma nessuna di queste volge al termine.
E il mio primo anno totalmente vissuto lontano da casa. Ecco, questo sì. Il 2018 è stato il primo anno vissuto lontano dalla mia famiglia, a Roma.
 
Nessun augurio di circostanza. Non posso, di certo, sostituirmi a voi.
Ecco, l’unica cosa che auguro a tutti quanti noi è di ottenere la forza per impegnarsi e dare il massimo. Non esistono desideri veri capaci di essere realizzati senza il proprio impegno.
Ecco cosa auguro: l’impegno.
 
Impegniamoci tutti nel fare delle nostre vite ciò che abbiamo sognato da piccoli (e anche da più grandicelli).
Impegniamoci per rendere la nostra vita e quella di chi ci è accanto migliore.
Impegniamoci tutti per rendere sempre più sfocata l’immagine di una vita fatta di tanti NO e di paure. Le paure esistono solo nella nostra mente. Fuori c’è un mondo che aspetta di essere scoperto e vissuto.
 
Auguri a tutti.
Passate delle buone feste e che questo anno nuovo possa arrivare alle nostre porte ed essere accolto con un sorriso.
 
Davide
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Cento Fiori: una generazione in movimento

Roma, Teatro Piccolo Eliseo, 10 novembre 2018. © Ph. Michele Albiani

Sabato scorso, al Teatro Piccolo Eliseo, a Roma, un’assemblea autoconvocata di under35 ha accesso i riflettori sul Partito Democratico. Cento Fiori. Qui il Manifesto.

Eravamo diverse centinaia ad affollare la sala e sul palco si sono succeduti interventi di grande interesse e autenticità. La stessa autenticità che caratterizza l’impegno politico di chiunque sia intervenuto sul palco e non, di chiunque era lì a condividere quelle ore dal grande valore politico. Sabato, ho rivisto una comunità mettersi in discussione. E mi è piaciuto tantissimo.

Cento Fiori non è una piattaforma congressuale con l’obiettivo di proporre un’alternativa al congresso del PD, ormai alle porte. È un progetto intergenerazionale ad opera di una generazione, perché guarda agli interessi di tutti e non solo di chi vuole impegnarsi. Volendo usare le parole di Jacopo Scandella – consigliere regionale PD della Lombardia, 29 anni – senza un futuro per le giovani generazioni, non c’è futuro per nessuno.

Vogliamo che la nostra politica, quella del PD, sia incentrata sulle esigenze dei più deboli, riparta dagli iscritti e dia loro la dignità di chi milita con orgoglio nel partito, attraverso l’esercizio del voto per le scelte importanti con il referendum degli iscritti. Vogliamo che i territori siano il motore pulsante del PD, abbandonando ogni direzione centripeta dei processi decisionali. Vogliamo che si riparta da un concetto di Europa incentrato sulle persone, che sia giovane e che guardi al futuro, non basata esclusivamente sull’economia ma anche e soprattutto sulla politica.

Prima di andare oltre, vi comunico che su Radio Radicale c’è il video di tutta l’assemblea, intervento per intervento. Tra questi c’è anche il mio.

Nei miei 5 minuti, ho provato a lanciare un messaggio semplice, con l’obiettivo di porre un piccolo mattoncino ad una discussione che ero certo (e così è stato) avrebbe dato i suoi frutti, una volta tirate le somme.

Identità e coraggio. Queste sono le due parole che ho scelto per sintetizzare il mio messaggio.

Identità. A noi manca. Manca non solo come risultato di chiare posizioni assunte nel tempo, ma come processo. Non abbiamo chiaro il metodo per darcene una. Una che sia di sintesi ma che sia forte e abbia anche la forza di sbilanciarsi nelle scelte. Che sia capace di essere di parte e non nel mezzo.

Un’identità che non sia frutto di una frettolosa imitazione di altri. Non bisogna rincorrere modelli politici provenienti da altre parti del mondo, come fossero il Sacro Graal. Lo dico non perché non si debba essere parte di un processo globale, anzi, credo nella globalità della politica, sono uno strenuo sostenitore della parola d’ordine “pensare globale, agire locale”. Serve, tuttavia, darsi un volto proprio anziché provare ad indossare la maschera di qualcun’altro. In Italia si è cercato, dapprima, l'”Obama italiano”, il “Macron italiano”, poi il “Corbyn italiano”, il “Pablo Iglesias del Bel Paese”, il “Sanders dall’accento romagnolo” ed ora i “Beto O’Rourke e Ocasio-Cortez nostrani”. Un problema che affligge non solo il PD ma tutto il centrosinistra. Da anni.

Fermiamoci un attimo e ragioniamo. È davvero questo il modo con il quale vogliamo proseguire? Se così sarà, allora è giusto dirci che non andremo da nessuna parte. Sono i processi che vanno studiati, soprattutto le dinamiche che coinvolgono e sconvolgono gli altri Paesi del mondo. È questo che può aiutare il Partito Democratico a farsi attore protagonista della scena globale della politica progressista e socialista.

Più che trovare la nostra Ocasio-Cortez, proviamo a comprendere se il PD sia ancora un partito in grado di portare in Parlamento una giovane donna di 29 anni che ha lavorato come barista per pagarsi gli studi universitari. Capiamo se il nostro partito abbia ancora il coraggio di dare rappresentanza vera a una generazione che si spacca la schiena dalla mattina alla sera per darsi un futuro e per non gravare sulle spalle dei propri genitori. Di giovani così ce ne sono tanti e molti svolgono anche un ruolo attivo nel PD.

Se Beto O’Rourke fosse stato italiano e avesse avuto intenzione di candidarsi come senatore del PD, quante probabilità avrebbe avuto di essere ascoltato da chi compone le liste e di poter ricevere il sostegno del suo partito? Quanti avrebbero cercato di ostacolare la sua corsa perché troppo “fuori dagli schemi”? Sarà interessante scoprire quanta coerenza ci sarà con tale entusiasmo nella composizione delle liste per le Elezioni europee di maggio 2019.

Serve una genuina forma di impegno politico che guardi alla comunità del PD come mezzo e non come fine. Prima dell’interesse personale c’è quello della comunità politica a cui si appartiene e ancor prima c’è quello del Paese. Se vogliamo strappare la guida dell’Italia a chi diffonde paura, violenza e genera divisione, dovremmo noi, prima di chiunque altro, non avere paura di schierarci, non generare violenza e divisione sociale con le nostre parole.

Posso dire che schernire Di Maio per il suo passato da steward al San Paolo è uno schiaffo a quelle persone che lavorano nei bar (ecco che torna la Ocasio-Cortez) e nei call center, pur di difendere la propria dignità? Posso dire che le magliette dei senatori del PD con “DL Salvini. Meno sicurezza. Più clandestini.” sono state un pugno nello stomaco a chi lotta con ogni fibra del proprio essere contro il razzismo? Posso dirlo?

Ecco perché il lavoro è lungo e faticoso. Ma bisogna pur iniziare. Ecco perché credo che gli unici a potersene fare carico sono proprio gli under35. Non perché siamo meglio degli altri, ma semplicemente perché quello che sarà ci appartiene più che agli altri e siamo stanchi di avere sempre la testa al futuro, dimenticandoci del presente.

Cento Fiori sono sbocciati. Nessuno fermi la Primavera.

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Un problema di fondo

C’è un problema che non vedo sollevato, in questi giorni, riguardo le politiche economiche del nostro Paese.

Riguarda il Reddito di Cittadinanza ma come corollario: in un Paese in cui l’evasione fiscale è altissima, dove i nullatenenti sono molti e molti di questi solo sulla carta, si rischia di assegnare il reddito a persone che non ne avrebbero, di fatto, il diritto, a danno di chi davvero non ha nulla.

Ecco perché credo che questo governo non possa essere la risposta giusta ai problemi del Paese e al futuro delle generazioni italiane: se non combatti strenuamente l’evasione, rischi di creare un sistema falsato che danneggia chi ha bisogno e avvantaggi chi fa il furbo.

Nessuna parola da parte dei Ministri e del Presidente del Consiglio riguardo la lotta all’evasione, al versamento dell’IVA, alle imposte sul reddito e al costo del lavoro autonomo.

Servono risposte serie. Io, al momento, non ne vedo neanche l’ombra.

Forse parlare di evasione, per un governo sostenuto da un partito che deve restituire 49 milioni di euro allo Stato, non è comodo. Meglio parlare di immigrati. Senza contare le famosissime accise sulla benzina che Salvini aveva promesso di eliminare.
Sale il prezzo del gasolio e della verde. Aumentano i costi di trasporto e, di rimando, il prezzo dei prodotti sugli scaffali. Aumenta il costo della vita e scende il potenziale economico delle famiglie, sempre più costrette a limitarsi piuttosto che investire lì dove serve: formazione dei figli, acquisto di una casa, libri, cultura, benessere.

Continuiamo così e, soprattutto, continuiamo a dare la colpa agli altri.

Chi scappa dalle proprie responsabilità è un codardo. Punto e basta.

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Zorro e il Tiberis, ma dov’è il Sergente Garcia?

A Roma nasce Tiberis, la spiaggia sul Tevere che si ispira alla Paris Plage. Dopo mille peripezie, la Giunta Capitolina dà il via a questo luogo “refrigerante” per i romani che vogliono trascorrere le ferie in Città. Fin qui nulla di anomalo, anzi. Il punto cruciale si presenta dopo.

La dirigente del settore del Comune, interrogata da dei bagnanti circa le misure di sicurezza messe in atto da Roma Capitale, a salvaguardia dei cittadini lì presenti, rilascia dichiarazioni sconcertanti.

Tiberis nasce nei pressi del Ponte Marconi, una zona dove, proprio prima della costruzione di questa “spiaggia”, c’era un campo Rom.

La Dirigente assicura che le misure di sicurezza ci sono, perché saranno gli stessi Rom a garantire la tranquillità nei pressi del sito. A confermarlo è un audio che riprende la dichiarazione della dirigente e le dichiarazioni dello stesso boss, come riportano diversi giornali, soprattutto della Capitale.

Zorro, così si chiama il boss dei Rom con cui il Comune di Roma pare abbia avuto contatti per stringere un accordo e mettere in sicurezza la zona.
Pare, quindi, che la Giunta Raggi abbia ritenuto opportuno mettersi d’accordo con il boss piuttosto che implementare misure di sicurezza basate sull’intervento delle Forze dell’Ordine e di Pubblica Sicurezza.

La Giunta Raggi, da quanto si è appreso, pare consideri i boss persone con cui trattare.

Loro sono quelli che hanno vinto le Amministrative dopo una campagna aspra, dove tacciavano come mafiosi tutti coloro che non erano dalla loro parte.

Loro sono quelli che dichiaravano che “Mafia Capitale” fosse un fenomeno culturale portato in dote dalla destra e dal centrosinistra, alternativamente al governo della Città da anni.

In questo momento sono in corso indagini da parte delle Forze dell’Ordine. Se questa vicenda dovesse essere confermata, sarebbe di una gravità assoluta.

Ma sappiamo cosa si dirà: è un complotto di “quelli di prima” perché la Raggi è scomoda a tutti e vogliono fermarla. “Ma non ci riusciranno”.

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Dichiarazione d’intenti di un lettore balneare (più o meno)

Leggere è rilassante. Bugia. Dipende sempre da quali libri si vuole leggere. Certo, leggere un libro che si è scelto di leggere è molto più piacevole di quando si è costretti a farlo, vuoi per studio o per lavoro.

In vista della mia pausa estiva, ecco i libri che, in un modo o nell’altro, proverò a leggere durante agosto.

Grandi speranzeCharles Dickens;

Il giorno della civettaLeonardo Sciascia;

Gimsons’s Prime MinisterAndrew Gimson;

Il club degli incorreggibili ottimistiJean-Michel Guenassia*.
* Ho dovuto aggiungere in corsa questo libro. Era nei miei pensieri da molto. Sono andato in libreria, pensavo di dover comprare solo un libro, ne sono uscito con tre, tra questi c’è lui.

E voi? Occhio ai libri zombie!

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Dove siete?

È notte fonda mentre scrivo questo post. È una sera come tutte le altre, eppure ho sentito l’esigenza di tornare a scrivere.

È un periodo in cui sentirsi assopiti, stanchi e scoraggiati viene facile, più di quanto possa esserlo sbraitare contro chiunque sul web, come va ormai di moda tra gli utenti.

Penso e ripenso al senso della politica, al significato che può avere l’impegno di chiunque abbia a cuore i diritti, le libertà e la dignità di tutti gli esseri umani. Che senso ha continuare? Che senso ha provare rabbia, disgusto e vergogna davanti a quello che ci passa da sotto al naso, ogni giorno? Dove trovare la forza?

Sono uno di quelli che fanno le cose perché ci credono davvero e allora perché non riesco a dimostrare, prima di tutto a me stesso, che quell’impegno conti ancora qualcosa e che, prima che al sottoscritto, serva alla politica stessa e alla Comunità in cui vivo?

Coloro che hanno generato false notizie, paure verso altri esseri umani e che hanno fatto del disprezzo e dell’odio i loro segni particolari, sono al governo. Qualcuno è al timone più di qualche altro, ma tutti si riuniscono nella sala del Consiglio dei Ministri per deliberare, per dare legittimità a scelte scellerate di qualche pazzo furioso pericolosamente adagiato in una posizione di predominio sulla politica italiana, da qualche mese a questa parte.

Non farò nomi, non farò cenni a qualche soggetto in particolare. Qui si parla generalizzando, perché così è che va di moda ora: generalizzare svuota le coscienze e trasuda bile. Io non ho bile ma ho una coscienza stracolma e vorrei alleggerirla un po’.

Forse non dirò granché in questo post, eppure non so come si possa restare inermi davanti alla morte di 100 esseri umani, di diversi bambini e neonati; come si possa restare indifferenti davanti a sparatorie in pieno centro, ad opera di italiani, contro un essere umano colpevole di avere la pelle di un altro colore rispetto a quella dei suoi carnefici; come si possa restare impassibili davanti a pazzi armati che inneggiano il nome dello stesso politico di cui si faceva cenno prima?

La disperazione vagheggia per le strade del nostro Paese e a vagheggiare è anche il buon senso. Il primo pervade l’essenza della nostra quotidianità, mentre l’altro ha smarrito la sua strada, non riuscendo a ricongiungersi con l’umanità presente in ognuno di noi.

Ma dove sono le forze opposte a tale barbarie? Dove sono le voci dei diritti, delle libertà e della dignità di cui parlavo prima? Dove sono quelli che si fanno chiamare leader e oltre a guidare i loro fedelissimi non riescono a dare forma e significato ad un’idea collettiva di futuro?

Perché devo continuare a sentirmi fuori luogo in giro per la Città? Perché devo continuare a sentirmi dire che sono io a sbagliare, che sono io a non capire, che sono io ad essere un passo indietro rispetto alla Storia? Perché devo continuare a vivere accerchiato dall’indifferenza e dell’assopimento delle emozioni e delle sensazioni di tutti coloro che come me vivono le loro giornate inondati dallo stesso flusso di notizie, coinvolti nelle stesse dinamiche e presenti negli stessi luoghi?

Perché devo sentirmi in imbarazzo davanti alla rappresentazione quotidiana di quella comunità a cui appartengo, una comunità che non rappresenta tutti, certo, eppure, forse, non riesce a rappresentare neanche più se stessa?

Sono qui, a notte fonda, a pensare a cosa sia giusto e quale sia la scelta migliore. Penso a come rispondere alle delusioni mie e di chi come me vive tale distacco. Sono qui e penso a come reagire verso chi ritiene che l’errore sia il mio e non il proprio.

Sono qui, seduto nella mia stanza, da solo. Non c’è una grossa differenza rispetto alla sensazione che vivo per strada. Mi sento solo, circondato da persone.

Dove siete? So che siete vicini a me e che come me vi sentite soli. Dobbiamo reagire. Dobbiamo unirci. Dobbiamo ripartire, costi quel che costi.

Il mio futuro non lo lascerò decidere a nessuno. Il mio futuro non lo lascerò distruggere da nessuno. Il mio futuro non può che essere parte di uno più grande, collettivo. Un futuro che non è solo la somma di tanti piccoli futuri individuali, ma la moltiplicazione esponenziale delle speranze collettive e delle mille ragioni per le quali si può costruire un mondo diverso da quello in cui stiamo vivendo: senza muri, senza barconi affondati in mare, senza vite disperate inghiottite nell’ormai grande cimitero del Mediterraneo, senza bambini separati dai genitori, senza morti ammazzati per il colore della propria pelle, senza ingiustizie, senza disugaglianze, senza odio ed invidia sociale.

Dove siete?

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