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Il deserto fatto comunicazione

Non concepisco il modo con cui, al giorno d’oggi, certi giornali e televisioni sono sul mercato, entrano nelle nostre case e ci inzuppano di spazzatura.

Ritengo che la televisione debba essere la prima cosa da modificare, se vogliamo il cambiamento, nel nostro Paese. Tutte le vie di comunicazione devono essere rigorosamente riformulate, basta alla politicizzazione degli strumenti d’informazione, dei mezzi di comunicazione, la Rai deve diventare una SPA, con azionisti del calibro di Giovanni, Giuseppe e nonna Milena, semplici cittadini e telespettatori, con all’interno del Consiglio d’Amministrazione, non esponenti politici, ma rappresentanti delle compagnie teatrali, cinematografiche, sportive, un rappresentante dei piccoli azionisti e un delegato del Presidente della Repubblica come garante del rispetto delle norme costituzionali.

Tempo perso criticare il budget televisivo di Mediaset, quella è una macchina di propaganda occulta. Rete4, Canale 5 e Italia1 riescono ad inserire nella testa delle persone un semplice concetto: diventate imbecilli. Ora, considerate le poche probabilità di essere popolare per quello che sto per dire, avviso tutti voi che il mio pensiero sulla televisione non ha nessuna differenza se Mediaset o Rai, ora come ora sono allo stesso livello.

Un programma a mio avviso da eliminare è senza dubbio il “Grande Fratello”. Non è possibile vedere ancora, dopo 11 anni, gente (non tanto comune, tutta con un passato dietro le quinte di qualche spettacolo o raccomandati) rinchiusa in una casa extralusso, all’insegna di chi non si può permettere nemmeno di pagare la luce, con il peggio di trovarsi ogni giorno scene raccapriccianti, di qualcosa che non esiste, tutto finto.

I giornali, quelli che prima erano considerati “la finestra sul mondo”, ora sembrano più una “finestra sulle strade di Napoli”, per tutte gli argomenti spazzatura, insulti, dossier antiuomo, considerazioni su basi politiche, invece che squisitamente oggettive.

Internet stava per fare la stessa fine, prima D’Alia (UDC) poi Carlucci (PdL), i politici hanno tentato di infangare l’unico strumento d’informazione che nessuno, forse, riuscirà mai ad imbavagliare. Wikileaks ne è la conferma: un portale d’informazione che ha messo in ginocchio il più potente sistema del mondo, gli USA, è stato minacciato da una parte all’altra, senza mai però essere scalfito, perchè la verità fa male, ed è difficile da nascondere.

Tanti sono stati e sono tutt’ora, i blog nel mirino dei politici, per una “leggera” antipatia nei confronti dei contenuti che risiedono nelle righe dei loro post, tanti sono gli esponenti di partito o portavoce di ideologie che, chi prima chi dopo, hanno aperto un loro blog, un loro spazio web dove condividere e mettere in vetrina le loro “idee” e i loro progetti. C’è chi ne ha tratto vantaggio, vedi Beppe Grillo, e c’è chi è stato bombardato di insulti e parolacce (a mio avviso meritate), vedi Clemente Mastella.

Il web prenderà il posto del cartaceo e del tubo catodico, i cristalli liquidi e i led verranno utilizzati principalmente per la costruzione di schermi per computer, tablet e dispositivi informatici. I giornali passeranno sul web definitivamente, e guai a loro a scrivere fesserie, abbandonando il cartaceo, prima di tutto per ragioni ambientali ma anche per ragioni di sopravvivenza (ricerca dei lettori), il New York Times ha annunciato che entro il 2015 passerà integralmente sul web, lasciando il cartaceo.

La televisione? Che fine farà Minzolini? Il “direttorissimo” camperà fino a quando camperà Berlusconi, dopo di che, addio alla pelata dello slinguazzatore in cravatta. L’esempio di Minzolini è l’esempio chiave di tutti coloro che lavorano in televisione grazie all’aiuto di parenti, amici, conoscenti e amici di amici, con ruoli politici. Il TG1 è il telegiornale filo-governativo per eccellenza, lo è da una vita, lo sarà sempre? Se la RAI rimane politicizzata, certo.

In una televisione di Stato, quindi pubblica, non bisogna creare due programmi apparentemente uguali, come “Annozero” e “L’ultima parola” solo perchè uno ha un conduttore che fa faville, ma è di sinistra, mentre l’altro di scintille non ne fa nemmeno con l’accendino, ed è palesemente spostato a destra, anche nei suoi modi di porsi con gli esponenti politici.

Si crea la Par Condicio, status necessario per tutto ciò che è pubblico, ma senza ping pong mediatico e da palinsesto.

Cosa ne pensate? Riusciremo a vedere un’informazione leale? Ricca di contenuti e non di spazzatura? Io lascio il punto interrogativo.