Menu

Dopo tutto quello che sta succedendo

spero vivamente che il PD possa finalmente lasciarsi alle spalle le logiche di appartenenza (l’ho già detto più volte).

Quello che mi fa più rabbia è che a prendersi gli schiaffoni, sul territorio, siamo noi che lo viviamo e quindi più vicini ai cittadini e agli elettori (presi in giro, ricordiamocelo).

Il prossimo Congresso non può strutturarsi come un tutti contro tutti, perchè altrimenti il partito ne esce fasciato e non con un senso maturato della politica e dell’azione politica.

Ho sempre pensato che ci fosse una differenza tra “fare politica” e il “fare politico“:
– Fare politica significa crearsi una scaletta di priorità e mettere in cima a questa il senso comune e, ovviamente, la risoluzione dei problemi (in parole povere, la descrizione aulica che oggi tutti fanno della politica ma che nessuno o pochi mettono in pratica);

– Fare politico, invece, è un po’ lo stile principalmente presente nel nostro sistema politico rappresentativo, mi spiego meglio: lo slogan inventato per la mattina, con cui tenere occupata l’opinione pubblica e smentire il giorno dopo con un nuovo slogan. Essere lì non perchè si hanno delle competenze, ma perchè si è frutto di un compromesso politico, di un listino bloccato, perchè si è amici di quello e di quelli, di un segretario regionale, di un pezzo grosso del partito, arrivando a rimandare di tutto e di più, lasciando che il Paese si autogoverni, o meglio, che a autogovernarsi siano i cittadini con i loro sacrifici. Ma possiamo ancora averne per molto?

Io seguo con attenzione le dinamiche interne al PD e mi chiedo quale possa essere il futuro del mio partito e di tutto coloro che credono nel progetto del Partito Democratico. Spero vivamente in una presa di coscienza che vada ben oltre le persone e che sappia assimilare concetti e prerogative provenienti dal tessuto sociale, da vero partito di sinitra, un po’ quello che Enrico Berlinguer cercava di costruire. Altro che partito popolare, quello che Bersani (inconsciamente) ha portato alle elezioni era un partito oligarchico.

Io non mi diverto a parlare male del mio partito, infatti non è un chiacchiericcio convulso il mio, ma vorrei semplicemente che, a fronte di quanto sta accadendo, si avvii un dinamismo indispensabile, portatore di nuovi orizzonti e utile per rigenerare la muta del PD. Magari cambiandola del tutto.