Tutti Nobel per la Pace

Facebook trasforma le persone in possibili candidati al premio Pulitzer o, addirittura, al premio Nobel per la Pace.

Video e foto di donne, bambini e uomini morti ammazzati sull’asfalto, sui marciapiedi e ovunque sia immaginabile. Ma pubblicati i video, le foto e quant’altro, cosa rimane? Rimane la sciocca convinzione, da parte di chiunque pubblichi qualcosa di simile, di stare informando, di essere contro i combattimenti.

Ho visto video in cui qualcuna delle vittime era ancora in vita, ma si preferiva riprenderla, anziché soccorrerla.

Voi tutti, che benedite il giorno in cui un sito vi abbia dato, finalmente, la voce che prima non avevate nella realtà, sappiate che potete essere un giorno allenatori, un giorno ministri dell’economia, un giorno pacifisti, ma non sarete la soluzione e neanche un canale d’informazione.

La guerra è distruzione, è morte, non c’è bisogno di un video per farcelo capire. Ma la dignità di quelle persone – riprese mentre, agonizzanti, giacciono sul ciglio della strada in una pozza di sangue, il loro stesso sangue – va salvaguardata, per quel poco che ne resta.

Prima si svolgevano studi sociali sui conflitti nel mondo, oggi il primo obiettivo è un like.

Cosa rimane della parola “umanità” in tutto questo? Assolutamente nulla.

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