Abbiamo bisogno di intellettuali da campo

Pagina99 prova a spiegarci cosa si sono “inventati” gli intellettuali, negli USA, per dare un senso diverso al loro impegno, mettendolo al servizio dell’opinione pubblica: le riviste. Tanto rivoluzionarie quanto storicamente risalenti ai tempi in cui il proliferare delle ideologie e dei movimenti culturali aveva fatto scoppiare un’intensa produzione di manifesti e riviste diventate, nel corso del tempo, vere e proprie bussole di civiltà e di crescita culturale della popolazione, con osservazioni di spicco, letture alternative delle vicende che occupavano la scena del momento e, anche, la creazione di un “cannocchiale” con cui vedere il futuro di lì ai prossimi decenni.

Oggi, quel concetto di impegno sta tornando e non posso che essere contento. E tale iniziativa, per essere forte, deve partire da tutti quei ragazzi impegnati nelle università, magari al loro primo dottorato, master o semplicemente nella loro fase post-laurea. Che sia però complementare con il mondo circostante, senza tagliar fuori chi non ha queste qualità.

L’intellettuale non lo si riconosce dai suoi titoli di studio, ma da quanto riesce a mettere a sistema la sua testa con ciò che lo circonda.

Se posso segnalarvi una rivista, questa volta italiana, fatta da miei coetanei, non avrei dubbi nel dirvi di leggere e affezionarvi a Pandora. Dateci uno sguardo, leggete e poi ditemi se non è un progetto che arricchisce.

Per tutto il resto c’è il vasto mondo del web. Ma attenti, TzeTze non è una rivista e né tantomeno utile a crescere.

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