La legge uccide, la cannabis no!

No, la marijuana o l’hashish non sono cose da Pablo Escobar o trafficanti di droga colombiani.

No, la marijuana e l’hashish non uccidono, se non per vie indirette, come gettarsi dalla finestra della propria casa, dopo essere stato sorpreso con 10gr di fumo in tasca.

A Lavagna è successo proprio questo. Una mamma decide di segnalare alla Guardia di Finanza il proprio figlio perchè “si stava perdendo con la droga” e ciò che ha ottenuto e averlo realmente perso, per sempre.

Dice bene Saviano:

Vi starete chiedendo cosa sarebbe cambiato se la cannabis fosse stata legale. La madre non avrebbe potuto chiamare la Guardia di finanza, non solo, non ne avrebbe forse nemmeno sentito la necessità. Perché se un sedicenne fuma un pacchetto di sigarette al giorno, la mamma gli toglie la paghetta, lo controlla maniacalmente perché smetta di farlo, ma non chiede l’aiuto delle forze dell’ordine. Eppure le sigarette uccidono, le canne no. Ma le sigarette sono legali, e allora vedere un ragazzo o una ragazza che fumano sigarette, magari molte, non provoca vergogna sociale, non provoca scandalo.

E allora cosa aspettiamo a legalizzare l’uso della marijuana e dei suoi derivati? Sblocchiamo il DDL dell’Intergruppo sulla legalizzazione, il DDL con il più alto numero di sottoscrittori è fermo in un cassetto per la debolezza della politica, per l’inettitudine dell’attuale classe politica, incapace di fare un passo in avanti e risolvere un gravissimo problema che coinvolge il nostro Paese.

Ve ne ho già parlato tempo fa, la legalizzazione incrocerebbe un altro serio problema del nostro Paese: le carceri e il loro sovraffollamento; la Giustizia e il sovraccarico di procedimenti giudiziari verso piccoli detentori di droghe leggere; il finanziamento diretto alle mafie, attraverso il mercato nero della droga.

Qui la lettera scritta da Benedetto della Vedova ai Presidenti di Camera e Senato e ai capigruppo dei tre più grandi gruppi parlamentari, circa lo sblocco del DDL. Spingiamo tutti, affinché si superi questo ostacolo e si consegni al Paese una legge di civiltà e progresso. Lavoriamo sul piano legislativo, ma anche e soprattutto sul piano culturale, non solo tra i giovani, ma anche tra gli adulti, soggetti a retaggi culturali.

Cari Presidenti, cari colleghi,
il progetto di legge per la legalizzazione dei derivati della cannabis è pendente dalla fine di luglio del 2015 presso le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera dei deputati, dove è ritornato dopo la discussione generale in Aula.
In seguito alla fase, lunghissima, delle audizioni non è stato esaminato e discusso non dico un articolo, ma neppure un emendamento al testo. La sintesi è che quella che, con ogni probabilità, è la proposta di legge di iniziativa parlamentare con il maggior numero di sottoscrittori (221 deputati) è stata parcheggiata su di un binario morto. Io penso che questo sia discutibile in termini politici, ma insostenibile in termini istituzionali.
Come coordinatore dell’intergruppo parlamentare che ha formulato la proposta oggi all’esame delle camere, vi chiedo dunque un incontro per capire non se, ma come sia possibile sbloccare una situazione che sta diventando obiettivamente inaccettabile. Penso che questa responsabilità spetti, in modo diverso, tanto ai Presidenti delle commissioni, quanto ai capigruppo dei partiti – PD, M5S, SI-SeL – che annoverano nelle proprie fila la gran parte dei firmatari del progetto di legge.
Non chiedo a voi, come deve essere evidente, un orientamento o un voto favorevole al provvedimento, ma che, a questo punto, si avvii l’esame, si capisca se vi è la possibilità di concordare eventuali modifiche e poi si passi al voto. Così le responsabilità politiche saranno chiare e distinte tra chi voterà a favore e chi contro, tra chi vuole la legalizzazione dei derivati della cannabis e chi intende invece mantenere l’attuale regime proibizionista.

Cordiali saluti,
Sen. Benedetto Della Vedova

 

CANNABIS LEGALE: LA PAZIENZA E’ FINITA

Ieri ho scritto una lettera ai presidenti delle Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera, Donatella Ferranti e Mario Marazziti, ai capigruppo di Pd, Si-Sel e M5S, Ettore Rosato, Arturo Scotto e Andrea Cecconi in cui chiedo formalmente un incontro per capire non se, ma come sbloccare il DDL dell’Intergruppo Cannabis legale. Perché è inaccettabile che la proposta di legge con il maggior numero di sottoscrittori sia su di un binario morto.

Questa la mia lettera, di cui ho parlato oggi durante la presentazione del libro di Luca Marola Marijuana Rulez, insieme a Giuseppe Civati e Riccardo Magi.

Cari Presidenti, cari colleghi,
il progetto di legge per la legalizzazione dei derivati della cannabis è pendente dalla fine di luglio del 2015 presso le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera dei deputati, dove è ritornato dopo la discussione generale in Aula.
In seguito alla fase, lunghissima, delle audizioni non è stato esaminato e discusso non dico un articolo, ma neppure un emendamento al testo. La sintesi è che quella che, con ogni probabilità, è la proposta di legge di iniziativa parlamentare con il maggior numero di sottoscrittori (221 deputati) è stata parcheggiata su di un binario morto. Io penso che questo sia discutibile in termini politici, ma insostenibile in termini istituzionali.
Come coordinatore dell’intergruppo parlamentare che ha formulato la proposta oggi all’esame delle camere, vi chiedo dunque un incontro per capire non se, ma come sia possibile sbloccare una situazione che sta diventando obiettivamente inaccettabile. Penso che questa responsabilità spetti, in modo diverso, tanto ai Presidenti delle commissioni, quanto ai capigruppo dei partiti – PD, M5S, SI-SeL – che annoverano nelle proprie fila la gran parte dei firmatari del progetto di legge.
Non chiedo a voi, come deve essere evidente, un orientamento o un voto favorevole al provvedimento, ma che, a questo punto, si avvii l’esame, si capisca se vi è la possibilità di concordare eventuali modifiche e poi si passi al voto. Così le responsabilità politiche saranno chiare e distinte tra chi voterà a favore e chi contro, tra chi vuole la legalizzazione dei derivati della cannabis e chi intende invece mantenere l’attuale regime proibizionista.

Cordiali saluti,
Sen. Benedetto Della Vedova

Pubblicato da Benedetto Della Vedova su Giovedì 16 febbraio 2017

La legalizzazione è nociva per la criminalità? Ma davvero?

Dati recenti forniti dalla Border Patrol, la polizia di frontiera statunitense, hanno fotografato una situazione differente, negli USA, in termini di illegalità collegata allo spaccio di droga, rispetto agli ultimi dieci anni.

Come sappiamo, negli Stati Uniti la cannabis è stata legalizzata, a suon di referendum, e da quel momento chi ha subito danni è stata la criminalità organizzata.

L’abbiamo sempre sostenuto: legalizzare la cannabis è un ottimo metodo per contrastare le organizzazioni criminali. Eliminare una fonte cospicua di sostentamento di questi significa indebolirli notevolmente.
Certo, legalizzazione non significa solo lotta alla criminalità, ma anche controllo della qualità, visto che è lo Stato stesso ad occuparsi dei controlli e del commercio della marijuana. Una garanzia di non poco conto, se pensiamo ai tanti rischi che si corrono acquistando dal mercato nero.

Dobbiamo continuare la nostra battaglia per la legalizzazione. Una battaglia che parla anche di giustizia, che deve essere messa a sistema con un’altra battaglia, importantissima, quale quella contro il sovraffollamento delle carceri.

Dobbiamo lottare per dare un senso ad una società che deve riscoprire il suo essere civile in ogni parametro umano. Il proibizionismo sulle droghe leggere è sinonimo di arretratezza, è il contrario di progresso e civiltà.

Marijuana libera!

Come è possibile che sia d’accordo con Luigi Zingales? Eppure, sull’Espresso di questa settimana, mi trovo d’accordo con quanto ha dichiarato, soprattutto sulle infondate preoccupazioni dei proibizionisti: legalizzare la marijuana non significa incrementarne l’uso, soprattutto tra i giovani, anzi.

Come sempre affermo, credo che l’uso di marijuana tra le giovani generazioni sia dovuto a due fattori: accesso indiscriminato al mercato nero (come dice lo stesso Zingales) e, non per ultimo, la voglia matta di trasgredire.

Legalizzare la cannabis significa porre il controllo dei Monopoli di Stato, abbassare i prezzi al grammo e incrementare le entrate statali, garantendo maggior controllo sulla qualità e sulla distribuzione. Insomma, non c’è un solo aspetto negativo della legalizzazione e mi chiedo cosa spinga il Parlamento a dubitare di tale progresso sociale.

Che poi, mi piacerebbe sapere cosa si potrebbe fare con quel gruzzoletto (6 miliardi all’anno) che lo Stato si vede fregare sotto il naso dal mercato nero. Io qualche idea ce l’avrei, altro che 80€.

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