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Calpesti e derisi

Noi siamo da secoli / Calpesti, derisi, /Perché non siam popolo, / Perché siam divisi. Goffredo Mameli

Se son queste le parole che ci toccano, vuol dire che da quando Mameli compose il Canto degli Italiani, ad oggi, non è cambiato nulla. La xenofobia intestina è una brutta cosa. Siamo l’unico Paese dell’Unione Europea ad essere governato da un partito che vuole la secessione. Mi chiedo chi stia sbagliando, se a commettere un grave danno siano i leghisti, oppure la gente del sud che vota Bossi. L’amarezza si accentua quando, vergognosamente, si scopre che una buona fetta dell’elettorato del carroccio sono proprio loro, i meridionali emigrati al nord per lavoro. L’ipocrisia e l’amor di patria sono inversamente proporzionali al nord, al centro e anche al sud. Il sentimento non accende più gli animi, a sentire il peso del conflitto siamo proprio noi, il futuro. Ebbene si, è proprio il futuro a dover pagare le conseguenze di questo odio profondo. Come si comportano i ragazzi su questi temi? La maggior parte di loro è completamente disinteressato, ma c’è anche una parte che guarda al disprezzo. Sono i figli di questa cultura, di questo modo di essere provincialistico, senza un senso di affetto nei confronti di ciò che è storia, passato e soprattutto fondamento di una nazione.

Ora la battaglia è indiretta. L’orco è uscito dalla foresta e la strega dalle mani di forbici è con lui. Il 17 marzo non vogliono chiudere scuole e uffici. Non vogliono dare ai cittadini il diritto di festeggiare il compleanno della Nazione. E’ come se si vietasse ad un figlio di festeggiare il compleanno di un genitore, improponibile e disumano.

La questione si fa più complessa quando, senza che nessuno lo sottolineasse fermamente, ad impedire festeggiamenti in onore dell’Unità Nazionale, è proprio un Ministro della Repubblica, proprio così, della Repubblica, mica della Padania. Ma la secessione è in atto da troppo tempo, la secessione tra la gente vera e questi finti “statisti”. Il tempo delle banane è finito, ora inizia il tempo delle mele, guai per tutti i venditori di banane, tempo di crisi.

La battuta finale

Il PdL ha deciso di lasciare un esposto per far passare il “RubyGate” dal Tribunale di Milano, al Tribunale dei Ministri. La battuta finale dello stato maggiore del partito di B. è stata questa. La motivazione del passaggio è molto semplice: Berlusconi ha fatto quella telefonata alla questura in qualità di Presidente del Consiglio. A dirlo è stato proprio il suo partito. Ma che linea difensiva è questa? In un paese normale, a quest’ora se la maggioranza ponesse come giustificazione, di un intervento giudiziario, quanto detto sopra, scatterebbero subito le dimissioni. In Giappone, nel Novembre 2010 il ministro delle giustizia si dimise per aver fatto una battuta. Stessa cosa in Portogallo, dove il ministro delle finanze, dopo aver fatto le corna in parlamento, si dimise immediatamente. Berlusconi oltre alle corna, fatte in tutti i sensi, ha fatto molto altro. Ma nulla si muove. Cosa accadrà ora? E se passa al Tribunale dei Ministri? Anche se è contestabile tale decisione, perchè di ricollegabile all’incarico di Premier, non c’è nulla. Non ha di certo inviato una truppa della Protezione Civile a prelevare Ruby. Ma allora? Cosa tiene ancora in piedi questa situazione?

In Italia ci sono tanti problemi, forse anche troppi, anzi senza forse, ci sono. Il rincoglionometro del Paese parla chiaro: tutto è rivolto verso le escort, ma nessuno si sta occupando dello sciopero generale che ci sarà domani, da parte della FIOM e della CGIL. Nessuno parla di ciò che sta accadendo in alcune parti del mondo, molto vicine peraltro, al nostro Paese, come l’Egitto e l’Albania.

Mubarak, classe ’28, presidente dell’Egitto da 30 anni, ha praticamente preso il controllo del paese delle piramidi. Ora lì, in quel posto così tanto amato dal turismo internazionale, in quella città dove Obama pronunciò, il 4 giugno 2009, quel grandissimo discorso, oggi c’è una rivolta frenetica, un’onda di democrazia pura. In Albania, primo paese di scambio commerciale per l’Italia, il palazzo del governo è stato attaccato, ci sono stati feriti, i socialisti hanno alzato la testa. La sinistra, in alcune parti del mondo, ha deciso di fare piazza pulita di alcune situazioni scomode, anti-democratiche.

L’Italia ha fatto il vaccino anti-democrazia, da quasi 20 anni, ormai.

La Repubblica Televisiva

Sono seduto sul divano. Un divano che ha preso tanti pugni, a causa di ciò che vedo in tv. Quel poco di tv che riesco a vedere e che voglio vedere. Sono solo due le trasmissioni che vedo, una è Annozero, l’altra è Ballarò.

In una settimana è stata messa in atto una tattica da moralisti doppiogiochisti. Se da un lato la destra inneggia al valore del dialogo e del confronto, del voler mettere la presunta “verità” sulle vicende di Arcore sul tavolo, dall’altra alla prima occasione, alza i tacchi e scappa via dagli studi televisivi.

Sono con il mio pc davanti alla tv, ora, in questo momento, e vedo più spazzatura di quanta ce n’è a Napoli e  non è poco. Vedo una politica vuota, un contenitore di idee senza idee, ma piena di immondizia sociale e di una frenetica ricerca del voto.

La funzione di un ministro, in tutto il mondo, è associata ad un lavoro squisitamente al servizio dello Stato. In Italia il ruolo dell’esemplare titolare di un dicastero, tipo quello allo Sviluppo Economico, che di tutto parla in tv, tranne di sviluppo, di riformulazione logistica di aspetti inerenti alla crescita economica e del sistema di controllo dello Stato stesso. Nessun politico, oggi, parla di sviluppo, di economia, di ambiente, di società, di lavoro, di scuola, di università, di riforme. Tutto gira intorno a B. e ai suoi scandali sessuali. Ne ho le scatole piene.

La sensazione di vomito mi arriva quando, un sottosegretario all’attuazione del programma, sempre in tv, mostra il suo dito medio agli italiani.

Il Paese sta subendo di tutto. I cittadini hanno difficoltà ad andare avanti. Sbucano come funghi i compratori di oro e sono super affollati.

Super affollate sono anche le palle dei cittadini. Le mie.