Il tempo dell’unità

Mi compiaccio quando vedo gente che la pensa come me, sopratutto quando questi sono ad un livello più alto e riescono a fungere da “altoparlanti” verso la classe dirigente attuale. Di cosa sto parlando: ovviamente di politica e ovviamente dell’azione comune che Civati, la Serracchiani e tutti gli aderenti a “Il nostro tempo” stanno portando avanti. Che si scherzi sul fatto che risulterebbe essere una pseudo-corrente, la 17^, per l’esattezza, non duole alla pancia, se di satira si tratta, ma che si possa scherzare su un fatto reale come questo, mi lascia alquanto amareggiato, non tanto per la battuta, ma per la reale situazione in cui vive il PD.
Mi chiedo cosa comporterebbe se, in un futuro non molto remoto, il Partito Democratico che risulta, ad oggi, il primo partito in Italia, andasse al governo di questo Paese. Un ministero per corrente? E gli alleati? Sinceramente spero che il PD, a livello nazionale, trovi la giusta via, cosa che incomincia ad intravedersi, grazie al lavoro, di non poco conto, del Segretario Bersani, unico, al momento, in grado di tenere unito il partito sulle diverse tematiche.
Cosa buona e giusta, direbbe qualcuno, vedere le nuove generazioni pretendere spazio, certo! Cosa altrettanto buona sono le convention organizzate per proporre temi, argomenti e problemi al vaglio dell’opinione pubblica. Ma cosa non rende questi movimenti, due tra questi, quelli di Civati, per l’appunto, e quello di Renzi “il rottamatore”, non credibili? Il modo con cui alcune cose vengono esplicate.
Presi gli argomenti trattati dal sindaco fiorentino, analizzati su un piano puramente politico e senza troppe emozioni al seguito, hanno come risultato un plebiscito di consensi, parlando di cambio generazionale, politiche sociali al passo con i tempi, per non parlare di quelli di Civati e della Serracchiani, dove basta vedere chi ha organizzato, per scorgere un bagliore di speranza in tutto ciò. Non che io sia un “Democratico per davvero” o un “civatiano”, ma penso che se il partito fosse pieno di tanti civati, serracchiani e giovani disposti a tutto pur di servire il proprio Paese e il proprio territorio, al PD si interesserebbero oltre il 50% dei cittadini.
E se a darci conferma del disastro attuale, arriva la notizia del possibile aumento dell’età pensionabile a 67 anni, beh…credo proprio che un esame di coscienza dovremmo farcelo, se non riusciamo a crescere nei sondaggi, mentre il partito di B. scende e tutta quanta la fiducia al Governo, da parte dei cittadini, ha un deficit di dieci punti percentuali e più, rispetto al passato.
Dobbiamo rilanciare il partito, partendo dal contatto diretto con la gente. Se c’è un motivo per cui la politica ha perso consensi e fiducia da parte dei cittadini è perché questa non riesce a figurarsi più come ponte tra il problema e la soluzione dello stesso. Non fermiamoci mai, attendiamo con ansia un confronto serio, ricordando però, che l’errore più grande per noi nuove generazioni, sarebbe quello di fare di tutta l’erba un fascio. Non bisogna mandare via le persone per l’età fisica, ma per l’età mentale. Chi non riesce più ad offrire idee innovative per il Paese, faccia un passo indietro.

Il vecchio pallino del nuovo

Quando il politico chiede il rinnovamento va apprezzato. Matteo Renzi, classe ’75, sindaco di Firenze, Partito Democratico, rottamatore. Nel primo partito del centro-sinistra, di correnti ce ne sono a buttare: una più brutta delle altre. Ce n’è una in particolare che non rientra nella categoria delle correnti, è quella dei cosiddetti “rottamatori”. Il giovane sindaco, sin da quando era presidente della Provincia di Firenze, parlava di cambio generazionale e sinceramente vederlo eletto presidente della provincia a soli 28 anni è qualcosa di strabiliante, non solo per lui e per la politica, ma soprattutto per i cittadini che hanno capito quanto fosse grande il bisogno di rinnovamento e di aria nuova. E nel resto del Paese? Renzi sta diffondendo il desiderio di cambio generazionale, ogni giorno, quando parla di limite massimo di 3 mandati parlamentari e poi a casa, parla di qualcosa che dovrebbe essere nella natura delle cose, nel modo di fare semplice e coerente della politica, una politica che ormai non esiste più e che col passare del tempo sparisce e lascia spazio alla demagogia e al populismo. Il sogno di un vero italiano? Riavere la politica. Ritornare alla Prima Repubblica? Mai! Rimanere nella Seconda? Manco per sogno! Entrare in una nuova fase? Si, è questo quello che vogliamo. Entrare in una nuova fase della Repubblica Italiana, avviare una Terza Repubblica che parli non di grandi partiti o di leader carismatici, ma di programmi sostanziosi e soprattutto concreti. Il programma elettorale non è un semplice documento da presentare alle elezioni, per essere votati e magari eletti, ma un vero e proprio biglietto da visita della politica. Un candidato sindaco, non può fare affidamento solo ed esclusivamente al suo carisma o al suo modo di essere presente tra la gente, ed a volte non corrisponde con il vero essere di una persona, ma deve necessariamente affrontare un discorso programmatico. Il candidato ad una poltrona non può pretendere di prendere in mano la situazione che si troverà davanti, in caso di vittoria, e dire: “bene, ora vediamo, pensiamo e poi andiamo avanti. I problemi verranno fuori e quando usciranno allo scoperto penseremo a come risolverli”. No, non è assolutamente così. Chi si candida ha il dovere di presentare un progetto ai cittadini e quest’ultimi devono scegliere in base ad esso. Dopo la campagna elettorale e le elezioni, il politico eletto ha il dovere di mantenere le promesse e di rispondere ai cittadini. W i giovani! Abbasso le menzogne!

PS: Andate a votare alle primarie del centro-sinistra a Milano.