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L’Istruzione è l’arma più potente che possiamo utilizzare per cambiare il mondo.

Università, ricerca, istruzione superiore, al centro di ogni possibile dibattito politico? Giammai, sono in pochi, forse unici a parlare del ruolo fondamentale che ha nel nostro Paese l’istruzione, la coalizione Italia. Bene Comune è l’unica, non ci sono altre risposte.

Devo dirvi la verità credo che per molto tempo il settore della formazione ha interessato i governi precedenti, tutti con un ministro che voleva lasciare il proprio cognome accanto alla parola “riforma”. Ora è giunto il momento di creare un progetto collettivo.

Non sono per l’ennesima volta buone parole da svendere in tv o in qualche teatro, ma è, secondo me, la ricetta migliore.

Un ministro non avrà mai il ricco bottino di esperienze che ricercatori, docenti e studenti, insieme, hanno sulle proprie spalle, neanche i loro consiglieri e sottosegretari, tutti quanti lontani anni luce dalla realtà reale degli atenei e delle scuole. 

Vedere oggi occhi spalancati sulla enorme quantità di studenti in meno nelle università italiane 60.000 studenti in 10 anni – mi lascia con un amaro in bocca, si, ma non ne sono affatto stupito, visto che per anni questo tema è stato, pur con tutte le modifiche e riforme possibili, considerato di seconda, terza, forse anche di quarta necessità, dopo tutto il resto, ma la prima ad essere oggetto di tagli.

Sullo status di studente, lasciatemi dire due cose fondamentali: la prima è che non è possibile, ancora oggi, considerare il ruolo dello studente come marginale e come mero fruitore di servizi concessi dalle università e dalle scuole. Lo studente deve essere al centro della programmazione, assieme ad altri protagonisti come i docenti e i ricercatori.

Il 33,6% degli studenti è fuoricorso? Bene, tra quel 33,6% ci sono studenti che hanno un lavoro che impedisce loro di poter dedicare la gran parte del tempo allo studio, ma non possono risultare studenti-lavoratori perchè la tenaglia del lavoro nero si stringe sempre di più sui giovani costretti, pur di avere un supporto economico per gli studi e attenuare le spese famigliari, a dover accettare miserabilmente quel lavoro, perchè l’essere choosy in realtà non è mai stato nella natura delle giovani generazioni, se non nel chiedere dignità e rispetto dei proprio sogni e dei propri sacrifici.

Cos’è lo Stato, quando diminuisce i fondi dedicati alle Borse di Studio? Pare che sia in moto una polemica sulla possibile actio in extremis da parte del Ministero dell’Istruzione per approvare il decreto sul diritto allo studio già presente nel progetto Gelmini. Prima di dare la colpa ai giovani e di additarli come svogliati e sfaticati – per carità, ce ne sono e pure tanti, ma è una questione ereditaria, ve l’assicuro – bisogna comprendere le barriere culturali e sociali che si ergono ogni giorno nella nostra società, poi possiamo parlare del resto.