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Quella sedia e quel modo di fare

Una piccola nota, dopo una giornata terribile: ho rivisto il video in cui Travaglio fa un excursus sulla carriera di Pietro Grasso – legittimo, è pur sempre un giornalista ed ospite di Santoro – ma non mi piace la posizione che assume Travaglio. Ho sempre sostenuto che fosse un bravo giornalista e forse, per come racconta le cose, effettivamente lo è, ma non è il giornalista che vorrei vedere in quei momenti e in quei posti.

Mi spiego meglio: credo che Travaglio assuma un atteggiamento che, tranne per i fans sfegatati e attivisti del M5S (è un dato di fatto, non gridate al complotto massonico), non è degno di un soggetto che mira a giudicare più che a raccontare, che punta al commentare con enfasi i fatti, alterandone le forme.

Decisi tanto tempo fa di non vedere più Santoro in TV, sin dai tempi dell’ultima stagione di Annozero e di certo, ora, non seguo più Servizio Pubblico, perchè alla mia sensibilità, dipinge la politica e quanto si fa quotidianamente, sempre con un occhio alla procura e l’altra al marcio. Non credo che si possa definire baluardo del giornalismo questo e non quando invece si racconta la vita nelle piazze, nelle strade, cominciando a dare peso agli sforzi che ogni giorno vengono compiuti da chi la politica la fa per passione, togliendo tempo alla propria vita privata per impegnarsi su un obiettivo comune.

Mi dispiace, ma non penso che questo possa essere la vera risposta ad un Paese che chiede informazione basata sulla semplice regola del “prima dico le cose come stanno e poi se è commento”. Ora non assillatemi con “Travaglio non è mai stato condannato in tutti quei processi per diffamazione in cui è stato chiamato a rispondere”, bravi, ma per me rimane sempre un giornalista “scaduto” che prima o poi comincerà a criticare anche se stesso.

PS: per non parlare della faccia tosta con cui non si ammette l’autogol nell’aver ospitato Berlusconi in studio. Ora basta.