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Presidenzialismo un par de ciufoli

Ok, faccio parte di quell’ala “anti-progressista” del Partito Democratico che non vuole assolutissimamente sentir parlare di presidenzialismo e di riforme costituzionali.

Berlusconi non vede l’ora di poter mettere mani sull’elezione del Presidente della Repubblica, ma ancora di più sulla Costituzione, quel Documento laicamente sacro che più volte gli ha messo il bastone tra le ruote, quando era lì pronto a farsi leggi ad personam.

Il presidenzialismo che tutti oggi sentiamo, non vuole essere come il vero presidenzialismo all’americana, dove il voto popolare è indirizzato ad eleggere i grandi elettori che poi a loro volta dovranno eleggere il Presidente degli Stati Uniti, ma è un semi-presidenzialismo alla francese, dove c’è l’elezione diretta del Capo dello Stato che ha poteri consueti a tale ordine istituzionale e con la nomina di un Presidente del Consiglio dei Ministri che sia responsabile dinanzi al Parlamento.

Fin qui, cosa c’è di male? Nulla, nella teoria tutto è fattibile, peccato però che in Italia le cose siano un po’ diverse dagli altri paesi sopracitati: il Presidente della Repubblica Italiana, oltre ad essere capo supremo delle Forze Armate, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura e nomina i giudici della Corte Costituzionale (per un massimo di 1/3 del totale), oltre che altre importanti funzioni, tra le quali, la più volte dimostrata posizione di arbitro delle crisi di governo (l’Italia, di questo, ne sa qualcosa). Organi istituzionali e funzioni di vitale importanza che tracciano un segno di garanzia fondamentale per il nostro Paese che distruggerlo sarebbe un errore mortale per la nostra Repubblica.

Voglio lasciarvi un messaggio della Prof.ssa Lorenza Carlassare, docente emerita di Diritto Costituzionale presso l’Università di Padova, presente nella nuovissima, scintillante, commissione dei 35 saggi (e 7 relatori) che ha minacciato di dimettersi ancor prima del suo insediamento, in quanto perplessa, molto direi, sulle riforme costituzionali che il Governo Letta e il Parlamento intendono portare avanti in modo abbastanza celere (tempi scanditi dall’art. 138 Cost. a parte):

Se vedo che questi argomenti trovano sordi gli altri io immediatamente mi dimetto.

ma soprattutto

Cambi alla forma di governo assolutamente no, perché non si possono scaricare sulla Costituzione le incapacità della classe politica, i partiti hanno perso la bussola e hanno dimenticato tutto quello che c’è nella Costituzione e che in qualche modo già segnava un programma. Io vorrei che la attuassero la Costituzione.

Quale sarebbe la mia alternativa? Rafforzare il governo e i rapporti di questo con il Parlamento, ma non snaturare i principi costituzionali per il capriccio di qualcuno o per l’incapacità di molti, anzi, moltissimi.

La sfida più grande: cambiare la politica e chi oggi detiene il potere e lasciare intatta la Costituzione. Anche perchè se uno è incapace, puoi anche cambiare la forma, ma sempre incapace rimane. Giusto per rimanere in tema con la Prof.ssa.

Aspettiamo con ansia i risvolti del caso.

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