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Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Signor Presidente,
dopo l’ultima vicenda che ha visto coinvolto il Sen. Silvio Berlusconi, a seguito della sentenza della Corte di Cassazione in merito al reato di frode fiscale sui diritti Mediaset, mi preme lanciarle questo mio umile messaggio, da cittadino, da ragazzo impegnato in politica per passione e non per interessi personali.

Ho letto con molta attenzione la nota da Lei inoltrata per dare un quadro significativo alla vicenda politica (e non solo) in corso.

Vorrei soffermarmi sul potere di grazia che Lei, in qualità di Presidente della Repubblica, a seguito della sentenza n.200/2006 della Corte Costituzionale ha ottenuto appieno nelle sue mani.

Quella sentenza, al capo 6.2, riporta così:

[…] Ciò ha fatto sì, dunque, che l’istituto della grazia sia stato restituito – correggendo la prassi, per certi versi distorsiva, sviluppatasi nel corso dei primi decenni di applicazione della disposizione costituzionale di cui all’art. 87, undicesimo comma, Cost. – alla sua funzione di eccezionale strumento destinato a soddisfare straordinarie esigenze di natura umanitaria. […]

Quindi, Signor Presidente, per senso dello Stato e lealtà verso i cittadini italiani, siamo chiari, il caso Berlusconi non ha nulla che si possa attribuire ad un mancato rispetto dei diritti umanitari, ne tantomeno alla violazione dell’art.2 della Costituzione. Stiamo parlando di un’azienda che ha frodato e lui ne è il diretto responsabile. La lotta all’evasione fiscale (e alla frode) deve rimanere al centro dell’azione di governo e non si può, per nessuna ragione, fare sconti ad un delinquente come tutti gli altri, per il semplice fatto che questi occupa un ruolo politico nazionale.

Le chiedo di essere stabilmente ancorato ai principi costituzionali e mi auguro che si possa porre fine a questa vicenda, perchè all’Italia, in un momento così complesso, non interessano minimamente le vicende del pregiudicato Berlusconi. L’opinione pubblica non può e non deve essere soggetta a tali deviamenti.

Dia l’esempio, Signor Presidente. Dia l’esempio di come in Italia si può realmente sperare in una uguaglianza dei diritti e un pari trattamento dinanzi alla Legge, nel rispetto dell’art. 3 della Costituzione Italiana, principio fondamentale su cui si erge l’intero ordinamento giuridico italiano, sinonimo di progresso e civismo, di garanzie vitali per i cittadini del nostro Paese.

Dia l’esempio alle giovani generazioni e ad una intera nazione, piegata dalla disaffezione, più che giustificata, verso la politica ma che non si può più coltivare e che bisogna radere al suolo, per ridare ai cittadini speranza e presenza dello Stato.

Presidente Napolitano, arbitro delle crisi di governo e, se mi permette, controllore della classe politica italiana, classe politica di cui Lei fa parte e da cui, in questo momento, se vuole conservare quella stima profonda che riceve ogni giorno dagli italiani, deve discostarsi, a partire dall’applicazione della Carta Fondamentale a cui noi tutti dobbiamo far riferimento ogni giorno della nostra vita.

Dia l’esempio, Presidente, ai cittadini onesti, che ogni giorno svegliandosi presto la mattina vanno a lavoro e sorreggono questo Paese, spolpato da una indegna classe politica, oggi ancora presente nel pretendere il timone dell’Italia.

Ricordo, Signor Presidente, quella lettera di un suo predecessore, Sandro Pertini che durante gli anni di prigionia politica, venuto a conoscenza della richiesta fatta dalla madre per ottenere la grazia, lui si rifiutò, perchè significava perdere l’onore e il senso che la fede politica aveva dato alla sua vita.

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Penso oggi a quella lettera, a quelle parole ed immagino una situazione capovolta, dove a perdere l’onore e la fede politica che l’ha accompagnata, Signor Presidente, sarà Lei, nell’aprire alla grazia ad un cittadino condannato come molti altri e che giustamente ora, per aver evaso e frodato, stanno pagando con le dovute modalità.

Cordiali saluti.