Il dilemma del voto segreto

Tutti indignati. Pare che l’Italia stia vivendo un tragico risveglio da un incubo quasi infinito.

Ma ci rendiamo conto che il vero problema, in questo momento, non è tanto “Berlusconi sì-Berlusconi no” quanto la necessità di rendere il voto sulle persone – che per legge è segreto – palese, pur di scongiurare un possibile cambio di tendenza da parte dei parlamentari?

Sono allibito per molte ragioni, la prima in assoluto è che se i partiti hanno difficoltà ad essere certi delle scelte dei loro gruppi parlamentari, vuol dire che c’è un distacco insormontabile tra leader e parlamentari, la seconda, che si giunga a questo proposito (la modifica del regolamento, intendiamoci) a ridosso della votazione sulla decadenza di Berlusconi, con un annuncio da parte del Presidente Grasso di una possibile modifica del regolamento, mandando in frantumi il ruolo di garante del Presidente del Senato. Ma sono sciocchezze, direbbero alcuni.

Sia chiara una cosa: Berlusconi fuori dal Senato diventerebbe il simbolo di un Paese che ha avuto un sussulto di dignità e civiltà ma, se per renderlo realtà, c’è bisogno di porre i riflettori sulle dita dei deputati e senatori e capire chi e cosa votano, beh, lasciatemelo dire, non è una vittoria del Paese, ne tantomeno della politica. Sarebbe l’ennesimo risultato ottenuto per ragioni puramente personali, di sopravvivenza e di salvezza del singolo parlamentare che “non si prenderebbe nessuna responsabilità” in caso di voto palese.

Il voto segreto è un dilemma. Ma tutto sommato questo è un problema che ci accomuna, visto che, nel giorno della conclusione del recupero della Costa Concordia, ricordo tanto i vari annunci da parte della classe politica e non solo, in cui si diceva che a distanza di pochi giorni si sarebbe avviato il procedimento per la rimozione. Oggi è 17 settembre 2013, la Concordia si schiantò il 13 gennaio 2012.

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