Siamo razzisti o facciamo finta di non esserlo?

Luigi Manconi scrive su Internazionale, oggi, su una questione che ci ha scossi, nelle ultime ore: la guerriglia fascista che ha visto Quinto di Treviso e Casale San Nicola al centro della cronaca delle ultime ore.

Tra le molte parole dette e scritte e urlate che accompagnano i piccoli tumulti di Quinto di Treviso e di Casale San Nicola, a Roma, due frasi si impongono e si inseguono in una apparente violenta contraddizione.

La prima: fuori gli immigrati. La seconda: non siamo razzisti. La prima affermazione è inequivocabile e autosufficiente. La seconda – scritta su muri e cartelli –, pur perentoria, va interpretata. E significa più cose. Il primo significato è – in qualche modo e nonostante tutto – positivo.

Mentre si oppongono con metodi non pacifici all’arrivo di un gruppo di richiedenti asilo quei cittadini italiani non vogliono essere considerati “razzisti”. Falsa coscienza, ipocrisia o qualcosa di diverso? Il fatto è che in Italia esiste ancora, malandato e lesionato, il tabù del razzismo. Ovvero, una residua interdizione morale nei confronti di parole e comportamenti di discriminazione verso chi appartiene ad altre etnie, culture e religioni.

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Davide Montanaro

Posted by Davide Montanaro

Classe 1993. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” nel 2017, con una tesi in Diritto Costituzionale comparato sulla salvaguardia dei Diritti fondamentali e della Privacy nella Rete e la tutela dei Nativi Digitali. È stato tra i 16 vincitori tra Europa, Medio Oriente e Africa, nel 2017, della Google Policy Fellowship su Privacy e Cyber-security. Attualmente è praticante avvocato su Data Protection e Cyber-security. Segretario metropolitano dei Giovani Democratici Terra di Bari e membro della Direzione nazionale GD.