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Razzisti e fascisti a casa loro e condannati

C’è sempre un razzista o un fascista diverso da un altro. Questo ormai pare chiaro e lo è sempre di più nel leggere alcune notizie che provengono dagli Stati Uniti e dalla Francia.

Una coppia è stata condannata alla reclusione, dopo aver inveito e minacciato con insulti razzisti, una donna, durante la festa di compleanno del loro bambino. Lui si è beccato 13 anni di prigione, lei 6.

Un’altra notizia ci giunge dalla Francia, dove il Presidente onorario del Front National, Jean-Marie Le Pen, è stato condannato a pagare 30 mila euro di multa e altri 10 mila euro circa a tre associazioni che si erano costituite parti civili nel processo, dopo la sentenza in appello, per aver detto che le camere a gas sono state dei “dettagli” nella storia della Seconda Guerra Mondiale.

In Italia, invece, chi incita all’odio razziale o commette il reato di apologia di fascismo resta impunito.

Quei muri, esempi disgustosi di una generazione perduta

Che brutto esempio.

La Gran Bretagna costruirà un muro alto 4 metri e lungo più di 1km, nei pressi di Calais, vicino al “The Jungle”, il campo profughi a nord della Francia. Non so come abbia potuto, il Governo francese, permettere la sua costruzione.
Donald Trump, dall’altra parte dell’Atlantico, vuole costruire un muro tra Stati Uniti e Messico.
Al Brennero l’Austria schiera più di 2000 soldati al confine e sospende la disponibilità per l’accoglienza dei profughi.

La mia generazione sta ricevendo esempi disgustosi da quella precedente, quella dei nostri genitori. Esempi di intolleranza, di populismo forsennato, di ignoranza e piccolezza umana che assocerei, con molta facilità, ai periodi più bui della nostra Storia.

Salviamoci! Salviamoci da tutto questo! Guardiamoci allo specchio, piuttosto. Ma non guardiamo coloro che oggi governano con tanto odio e tanta paura del prossimo.

Prima la politica. Poi le armi. Forse.

Prima la politica. Poi, semmai, le armi. Non il contrario.

Come non essere d’accordo con la posizione assunta dal nostro Paese riguardo l’intervento militare in Siria, Iraq e Libia.
Responsabilità significa porre questioni politica prima di quelle militari e il nostro Paese sta dando lezione di politica estera a tutta l’Europa e a tutto l’Occidente.

Non è assolutamente accettabile che la Francia possa considerare sua prerogativa quella di chiamare alle armi un altro Paese membro dell’UE, richiamando il Trattato di Lisbona dopo aver infranto ogni tipo di accordo internazionale, quando ha deciso, all’epoca, di bombardare la Libia assieme al Regno Unito, senza un piano ONU.

Con la reintroduzione della pena di morte, così come auspicato da una parte della politica francese, l’ISIS avrà raggiunto un altro obiettivo: imbarbarire l’Europa dei diritti umani, quella Europa che aveva detto ‘no’ alla pena di morte molti anni fa, diventando esempio nel mondo.

Colpita la Francia, colpiti tutti noi

Con il cuore a Parigi, con i francesi che in queste ore stanno vivendo momenti di terrore puro. La solidarietà di tutta l’Europa si faccia sentire, si faccia vedere.

Le parole pronunciate da Hollande sono di una importanza straordinaria, mai sentite prima dal Presidente della Repubblica francese. Stato d’emergenza e chiusura delle frontiere. Questi attentanti non fanno altro che minare alle fondamenta dell’Europa di Schengen, non portando a null’altro.

Qui trovate la diretta di Sky News, 24 ore su 24 sulla vicenda.

A tutti i Charlie del web: Je suis coherént!

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Quando chiuse l’Unità, leggevo commenti del tipo “meno male! chiudiamoli ‘sti giornaletti del cazzo che vendono massimo 2 copie per paese”.

Voglio ricordare, a voi tutti, che Charlie Hebdo, prima dell’attentato, era un “giornaletto” con una tiratura di 70.000 copie in tutto (in calo) e non di 3 milioni come lo sarà questa settimana.

Si è per la libertà di stampa e di espressione sempre, non quando ci fa più comodo.

Chiaro a tutti? E non dite che non è vero, perché prendereste in giro solo voi stessi. Forse manco quello.

L’Europa e la sua fragilità

L’ho detto ieri, non bisogna toccare Schengen, lo chiede il buon senso e, soprattutto, anche le generazioni future.

Ieri, in Germania, il gruppo conservatore Pregida ha messo in scena una manifestazione contro l’islamizzazione dell’Occidente, a cui ha partecipato – secondo i giornali tedeschi – un numero record di persone.

In Francia si aggira, ormai da tempo, lo spettro del nazionalismo. E se, prima, ad alimentare lo sconforto (e il bacino elettorale di questi partiti) era la crisi economica, ora si aggiunge la paura, una paura costruita su misura dagli stessi nazionalisti e xenofobi, con dichiarazioni ad hoc e una lettura distorta della realtà.

In Italia, il bambacione Salvini prova a fare altrettanto, rispolverando motti e dichiarazioni contro le moschee e contro gli “stranieri in casa nostra”. Ha fatto breccia nel cuore degli italiani? Ancora no. Forse, se i giornali e le tv continueranno a dar peso e visibilità a tali affermazioni, il rischio c’è.

Ma gli attentati di Parigi hanno risvegliato, nella maggior parte dei cittadini europei, il senso di appartenenza ad una comunità oltre le Nazioni? Quel sentirsi cittadini di un’Europa unita, e non più solo del proprio Paese? No. La risposta è assolutamente negativa.
Mi hanno colpito le parole di Romano Prodi, il giorno della Marche Republicain, il quale rispondendo alla domanda se, per l’appunto, tali eventi avessero svegliato il senso di cittadinanza europea, la sua risposta è stata categorica ed era pressappoco questa:

“Non credo che quello che sta succedendo in questo momento, a Parigi, sia simbolo dell’Europa unita e quindi di cittadinanza europea.
Penso che, in questo momento, ci troviamo dinanzi ad un evento drammatico che ha stretto, solidalmente, le popolazioni degli Stati europei in risposta alla paura, ma siamo lontanissimi dal poter considerare questo come rappresentazione dell’unione dell’Europa.”

C’è altro da aggiungere?