Tag: Giovani Democratici

Lettera di un “ragazzo del PD” a Beppe Grillo

Caro Beppe Grillo,

Ti scrivo dopo aver ascoltato le tue parole sul “momento storico che stiamo vivendo”, oggetto del tuo ultimo post sul blog, rivolgendoti ai “ragazzi del PD”.

Ecco. Piacere, sono Davide e sono uno di quei ragazzi. Lo sono da ormai più di 9 anni e di acqua ne è passata da sotto i ponti da quando sono entrato nella famiglia del Partito Democratico.

Che il momento storico in cui viviamo sia molto importante, sotto diversi aspetti, soprattutto riguardo le opportunità di indirizzo strategico per politiche ecosostenibili e di sviluppo sociale, è corretto dirlo. Tuttavia ci sono giusto due cose che ritengo utile sottolineare.

Vedi, caro Beppe, in questi anni, di occasioni perse ne abbiamo avute a sufficienza. E per quanto qualcuno si sia sforzato di recuperare, altri hanno sempre remato contro. Parlo, chiaramente, di chi ha posto dei pregiudizi alla base di qualsivoglia posizione su diversi temi – molti dei quali molto importanti – riguardo lo sviluppo del Paese (vedi TAV, TAP, ponti, strade, Mezzogiorno, digitale, etc…).

Permettimi di dire, in particolare, che l’entusiasmo e la voglia di porre l’attenzione su temi centrali, noi “ragazzi del PD” non li abbiamo mai persi, anzi. Ci sentiamo costantemente impegnati nel porre le giuste attenzioni su quelli che sono sì problemi, temi e situazioni con i quali le giovani generazioni si scontrano quotidianamente, ma che crediamo siano altrettanto trasversali, tanto da interessare tutti, da chi è appena nato sino ai pensionati.

Parlo dello sviluppo delle infrastrutture, della tutela dell’ambiente, della cultura, della formazione e, non da ultimo, del senso che acquisisce l’essere umano nel nostro agire quotidiano. Per non parlare, ovviamente, dalla lotta alle mafie che, permettimi, fa “figo” porlo tra i vostri punti programmatici del nuovo governo, ma non riesco a comprenderne la coerenza con le vostre recenti scelte di contrastare la vendita della cannabis legale.

Vedi, caro Beppe, potremmo anche essere entusiasti di questa opportunità che ci si è presentata davanti. Potremmo esserlo anche se questo percorso debba essere condiviso con chi, proprio a noi “ragazzi del PD”, non ha perso occasione, fino a ieri, di considerarci “giovani fuori ma vecchi dentro” o, peggio, collusi con la mafia, con la peggior politica di sempre, che eravamo piegati a 90° davanti ai potenti, ai Renzi, ai Napolitano, ai D’Alema, a chiunque fosse stato, nel corso del tempo, volto storico o presente del nostro Partito.

Beh…caro Beppe, vedi, la questione è più che semplice e non sarà di certo un tuo videomessaggio a farci cambiare rotta. Ripeto: l’entusiasmo c’è, ma permettici di avere dubbi sulla genuinità delle tue parole. Ricordati che sei stato il fondatore di un soggetto politico che ha fatto dell’inesperienza la propria bandiera, dell’onestà l’unico elemento da tener conto in un politico, dimenticando e, addirittura, denigrando le competenze politiche e tecniche acquisite in anni di esperienza sul campo.

Ricordati, caro Beppe, che il futuro non può essere un argomento da bar. Non è come il fantacalcio. Il futuro nostro e del Paese deve viaggiare sui binari della competenza e della consapevolezza.

Con quale entusiasmo possiamo sederci a discutere di argomenti seri come l’ecosostenibilità, una nuova concezione della progettazione delle infrastrutture e di innovazione digitale con chi ha consentito ad incompetenti di presiedere ministeri chiave a tali fini? Quali competenze aveva Toninelli per essere Ministro delle Infrastrutture? E quali competenze ha Di Maio per essere stato Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, lui che non ha mai avuto esperienze di lavoro, benché meno tali da consentirgli di acquisire quella consapevolezza necessaria ad interpretare e anticipare le scelte strategiche di politica sociale e di sviluppo? E la dimostrazione sono i diversi tavoli di crisi aziendali finiti malissimo, oltre alla terribile piega che ha assunto Industria 4.0.

Vedi, caro Beppe, noi non ci siamo mai tirati indietro. Men che meno lo faremmo ora. Lato mio, ma questo lo dico solo per completezza, la disponibilità a dare il mio piccolo contributo c’è. Come c’è sempre stata. E come me molti altri sarebbero pronti. Ma bisogna essere onesti con se stessi, prima di esserlo con gli altri: chiediamoci cosa possiamo fare di importante per il nostro Paese. Rispondiamo a questa domanda prima di procedere oltre.

Io ho provato a rispondere, per quel che mi riguarda. Ho appena compiuto 26 anni, sono laureato da più di 2 anni in Giurisprudenza. Ho già due esperienze di lavoro all’attivo, una di queste orgogliosamente in corso. Ho studiato e continuo a farlo. Mi sto specializzando in un settore giuridico, oggi, ancora in fase di definizione, quello sulla protezione dei dati personali. Ma il mio settore professionale soffre molto, anche per colpa di chi non ha saputo imporre una visione lungimirante a riguardo. E vorrei presentarti molti miei coetanei che hanno preso strade diverse, in altri settori professionali. Sono disperati, perché non c’è una prospettiva di crescita in un Paese che predilige la mediocrità all’impegno. Ecco, io studio e lavoro ogni giorno, da quasi 2 anni di attività professionale, e credo di essere giunto ad una preparazione sulla mia materia pari allo 0,1% di quanto necessario a definirsi “esperto”. È sinonimo di manifesta e consapevole incapacità, questa mia constatazione? No. Piuttosto ritengo fondamentale non sopravvalutarsi, perché quando lo si fa è facile cadere nell’errore. E di gente che si è sopravvalutata ne ho vista parecchia, in questi mesi. Forse anni. E quindi a tale risposta segue un’altra domanda: ma io cosa c’entro con Di Maio?

Con tutte queste premesse, io ci sarei nel dare la mia piccola visione delle cose. Una piccola visione che può essere considerata un mattoncino che può costruire qualcosa di concreto solo se messo accanto ad altri. Altri mattoncini provenienti da altri ragazzi. E non solo “del PD”. Anche del Movimento, così come simpatizzanti per altre forze politiche o forzatamente estranei alle dinamiche politiche.

Eppure, in questi anni, ho visto qualcuno armato di piccone, pronto ad abbattere ogni proposta, ogni visione delle cose, in nome dell’onestà e del “noi siamo i migliori e voi siete morti”.

Tuttavia, caro Beppe, noi “ragazzi del PD” la politica la facciamo sul serio. E se c’è qualcosa che il nostro Partito ci ha insegnato è proprio quello di portarsi le cose alle spalle quando c’è di mezzo il futuro della propria comunità. Sì, lo so, a qualcuno può far ridere pensando ai continui litigi interni al PD. Eppure è così. Il nostro Partito questo ce lo ha insegnato e la militanza politica è alla base di questa nostra consapevolezza.

Noi siamo pronti, caro Beppe Grillo. Ma non credo voi lo siate altrettanto. Non credo che, ad oggi, si possa ragionare su questi temi se assistiamo ad uno spettacolo indecoroso da parte di chi fa il bulletto che tratta e ritratta le condizioni per un accordo ogni giorno. Non credo che si possa, attualmente, proseguire nella discussione di questi temi se non si pone al primo posto un elemento. Questo sì “prendere o lasciare”: la dignità. La dignità di una comunità politica che lavora, che crede nelle competenze e che agisce nell’interesse del Paese. La dignità di noi “ragazzi del PD” che ci siamo sentiti dire di tutto, negli ultimi anni, ma che davanti al futuro del Paese non indietreggiamo di un millimetro. La dignità di una generazione, la nostra, che è stata sballottolata a destra e a manca.

Ecco, caro Beppe Grillo, partiamo dalla dignità. Da quella dignità che non avete mai riconosciuto a comunità politiche diverse dalla vostra. Partiamo dalla dignità che non avete riconosciuto, con i decreti sicurezza, a chi arriva sulle nostre coste affamato, disperato e con i propri sogni negli occhi, trattati come animali e non come esseri umani (vd. il trasbordo dalla Mare Jonio).

Partiamo da questo e poi possiamo parlare anche di fogne, scarichi e infrastrutture.

F.to,

un ragazzo del PD.

Di cose nazionali e di territorio (e altro)

Ho rilasciato un’intervista al quotidiano online della mia città, Noci24.it, riguardo quello che è stato il 21 ottobre, durante la Direzione nazionale dei GD e dei vari congressi celebrati sul territorio.

Uno sguardo alle Politiche e alle Amministrative e altro. Se volete, la trovate qui.

Un anno da segretario

L’anno scorso, esattamente in questi giorni, venivo eletto Segretario dei Giovani Democratici Terra di Bari, l’Organizzazione giovanile del Partito Democratico dell’Area metropolitana del capoluogo pugliese.

Non credo di poter dimenticare facilmente quel periodo, per la grande stanchezza accumulata in ore di incontri, discussioni, anche molto accese. Non dimenticherò quei giorni anche per l’importante messaggio che provammo a lanciare al nostro Partito: il voler stare insieme e ripartire dagli errori del passato.

Una fase congressuale a due candidati, sfociata in uno scontro durissimo, che si risolse con la scelta di convergere su un nome, su una storia personale che unisse e che appianasse le divergenze. A distanza di un anno, posso dire, che quelle divergenze sono diminuite, lasciando il posto ad una differente visione della politica e del partito, tutto naturalmente accettabile nella dialettica di un partito plurale come il nostro.

In questo primo anno abbiamo affrontato molte battaglie: il Referendum sulle Trivelle – dove i GD Terra di Bari si schierarono compatti a favore del quesito referendario, in difesa del mare pugliese; il Referendum sulla Riforma costituzionale – dove abbiamo cercato di offrire alla nostra Comunità lo spirito di discussione e condivisione delle idee, portando la nostra Organizzazione a lavorare a sostegno della riforma, in linea con il Partito, ritenendo una ricchezza chi la pensava in modo opposto, senza accentuare scontri o divisioni sul tema, dimostrando maturità; la Scuola di Formazione regionale – durante la quale la nostra Federazione è stata ospitante, grazie al circolo di Santeramo in Colle, e dove abbiamo discusso di temi centrali, oggi in cima all’agenda politica del Paese e del nostro territorio.

Permettetemi, però, di parlarvi del mio bagaglio personale d’esperienza, riempito costantemente, giorno dopo giorno, camminando per le strade delle città della provincia, confrontandomi con i circoli e i militanti, spesso delusi o smarriti davanti ad un partito altrettanto perso nei meandri dell’autoreferenzialità.

In questo primo anno ho capito molte cose di cui prima non ero del tutto consapevole: l’elemento fondante di una comunità non è solo il sentimento comune, l’idea comune delle cose, ma anche e soprattutto il dialogo e l’ascolto. Il dialogo tra tutti coloro che si impegnano, quotidianamente, e decidono di dedicare parte del loro tempo e delle loro energie nel tenere aperti i circoli, nell’essere volto, orecchie e bocca del nostro partito sul territorio. L’ascolto da parte di chi, nelle responsabilità di dirigente e di guida, deve considerare l’opinione e le idee della base come fondamentali per la costruzione di una comunità forte e coesa, capace di andare tutta in un’unica direzione. Due elementi che qualcuno ritiene scontati nella loro definizione e nel loro essere parte costituente una comunità politica. Vi posso assicurare che non lo è ed abbiamo sotto i nostri occhi l’esempio di un partito dilaniato dalla mancanza di un dialogo costruttivo e privo di arroganza.

Da militante voglio lanciare un grido di speranza: che si smetta di ragionare per compartimenti stagni. Basta appiopparsi cognomi di altre persone per darsi uno spessore politico. Basta dar per scontato che una persona abbia detto una cosa sbagliata, solo perché in opposizione al proprio leader/capetto/capobastone di turno. Basta.

E basta anche col fottersene di chi la pensa diversamente, deridendo iniziative in cui al centro è la costruzione di una visione comune delle cose.
Ho letto commenti di esponenti del PD sia nazionale che del territorio – la maggior parte con ruoli di responsabilità – in cui si scherniva la manifestazione in corso, oggi, al Teatro Vittoria a Roma. Schernire chi cerca di essere parte della Comunità provando a fare rete, con un’assemblea pacifica, è da schifosi. E non uso sinonimi, in questi casi, mi dispiace.
Chi oggi rappresenta la maggioranza sappia riconoscere qual è il suo ruolo: tenere il volante in mano, decidere come guidare, ma non decidere la direzione da soli. E quel “come guidare” deve significare senso di responsabilità e, anche, capacità nel mettere in secondo piano le proprie convinzioni per cercare una via comune, un minimo comune denominatore capace di far sentire tutti a casa e rappresentati dall’azione del partito. Ecco cosa ho imparato in questo anno.

Dall’inizio di questa nuova avventura, è troppo presto per dirsi addio, anzi, dobbiamo tutti lavorare affinché quel momento non arrivi mai. Ritroviamoci tutti nella voglia dello stare insieme, del fare sintesi e riporre, nel baule delle cose inutili, l’arroganza e la spavalderia, a favore della responsabilità e dell’umiltà.

Buon cammino, a tutti noi. Possa anche essere irto e pieno di ostacoli da superare, ma che non lo si consideri mai impossibile da realizzare o che maturi, in noi, la voglia di abbandonarlo.

Grazie a tutti coloro che mi hanno affiancato fino alla prima candelina. Grazie ai componenti della Segreteria metropolitana, a tutti i segretari di circolo, ai militanti, agli amici e compagni. E anche a chi mi sopporta ogni giorno, dalle interminabili telefonate agli incontri in orari e giorni indicibili.

Ci accompagni l’orgoglio di essere una comunità di più di mille ragazze e ragazzi che, nella Terra di Bari, portano avanti la passione per la Politica.

Gambe in spalla, si riparte!

Torno sul blog dopo un periodo di magra. Le ragioni sono diverse, proverei ad elencarvele tutte, ma ci tengo a rendervi note solo le due più importanti: mi sposo e sono cofondatore di un’associazione culturale.

No, scherzo. Non mi sposo, ma l’associazione culturale l’abbiamo fondata sul serio e l’entusiasmo è molto.

Ci vediamo in viaGluck.

L’associazione si chiama viaGluck, un nome nato un po’ così, “filosofeggiando”, come si dice dalle mie parti, ovvero chiacchierando con gli amici che, poi, sarebbero diventato i compagni di questo bellissimo viaggio.

ViaGluck sarà il mezzo e non il fine. Quest’ultimo sarà creare una cultura che abbracci il mondo circostante, senza remore e preclusioni. Uno spazio che includa e che non escluda, sin dai primi passi. Se volete seguirne il percorso, vi consiglio di seguirci sulla pagina Facebook.

Giovani Democratici e PD

Riprendono le attività nei circoli, sul territorio. In queste vacanze ho avuto la possibilità di incontrare diversi circoli dell’Area metropolitana di Bari. Continua il lavoro di ascolto e di costruzione di una rete che consenta a tutti i Giovani Democratici di sentirsi protagonisti della nostra attività politica.

Assieme alla Segreteria metropolitana programmeremo diverse iniziative su tutto il territorio e sono certo che questo sarà un anno ricco per la politica. Ma anche molto stancante. Ci aspettano le Elezioni politiche? Spero di sì, non se ne può più di questi continui passaggi di campanello.
Dopodiché, arriva il Congresso del PD. C’è chi lo vorrebbe prima delle Politiche. Io credo sia un errore che non possiamo permetterci.

Forse ancora si confondono le primarie per la premiership con quelle per la leadership. Abbiamo compreso che Renzi la leadership non sa gestirla, a differenza della premiership. Non si confondano le due cose, altrimenti ci ritroviamo altri quattro anni con un segretario nazionale inesistente. Il PD non è un monopattino con cui arrivare da Largo del Nazareno a Palazzo Chigi.

Perciò, a parer mio, prima le Politiche, con annesse primarie di coalizione per la premiership. Dopo qualche mese il Congresso del PD e, finalmente, un segretario nazionale che faccia il segretario. Sono stato e sono tutt’ora uno strenuo sostenitore della coincidenza in una sola persona di leadership e premiership, in stile anglosassone, ma per il momento non è fattibile. Congeliamola questa aspirazione, per il bene di tutti.

Vengo anch’io! No tu no! – Europa e schiaffoni.

Non potevo chiudere il primo post del 2017 se non con un commento alla notizia del fantomatico passaggio del Movimento 5 Stelle dall’EFDD – Europe of Freedom and Direct Democracy Group di Nigel Farage – il principale sostenitore della Brexit – all’ALDE – Alliance of Liberals and Democrats for Europe – uno dei gruppi più europeisti dell’Europarlamento, guidato da Guy Verhofstadt.

Rasenta il comico questa vicenda perché il M5S, a colpi di sondaggio sul blog, ha creduto – perché alla fine la richiesta di adesione è stata rispedita al mittente – di poter passare dall’eurogruppo del principale nemico dell’Europa unita a quello rappresentato da colui che la Commissione europea ha nominato come negoziatore, in rappresentanza dell’UE, per far rimpiangere al Regno Unito la scelta di andar via dall’Europa. Insomma, dal bastonato al bastonatore il passo doveva essere breve. Ed invece lo stop è arrivato subito. Menomale.

Tuttavia, l’Europa non deve ritornare in secondo piano. Si vota per il Presidente del Parlamento europeo e Gianni Pittella – uno dei più attivi, produttivi e convinti europeisti, oltre che capogruppo dei Socialisti e Democratici a Bruxelles – è candidato. Dobbiamo sostenerlo per rimettere al centro i temi sociali nella principale istituzione europea, quella che rappresenta il Popolo europeo e ne è diretta espressione.

Il mio intervento in Direzione nazionale, in sintesi

Ho appena concluso il mio intervento in Direzione nazionale dei Giovani Democratici.

In sintesi, ho detto che è sbagliata la lettura che abbiamo dato al risultato del referendum. Un 40% ibrido non può essere un punto di partenza, ma un punto di arrivo di un modo di intendere la politica. Il punto di partenza deve essere la nostra Comunità e le sue esigenze che da quel voto sono emerse.

Ho chiesto che ci si impegni più sui temi sociali, generazionali. Dobbiamo essere i portabandiera della nostra generazione, nella politica: lotta forte e decisa contro l’utilizzo mostruoso dei voucher (110 milioni di ore pagati con i voucher è disarmante e allarmante); posizione forte e propositiva contro i tirocini non pagati che ledono la dignità di tutti i giovani che si affacciano al mondo del lavoro; proporre un disegno lungimirante sul diritto allo studio, strumento fondamentale per sostenere le giovani generazioni nella loro formazione; e molto altro.

Oggi stiamo dando un messaggio chiaro e forte al nostro partito: lì dove questo non è riuscito minimamente, noi GD ci stiamo riuscendo alla grande – un’analisi concreta e cristallina del voto del 4 dicembre con annesse proposte da cui ripartire.

Noi ci siamo, raccogliamo la sfida generazionale.

Rimbocchiamoci le maniche e faremo tanta strada, non per un gruppo politico in particolare, ma per una generazione di italiani che manifesta il proprio malessere e chiede aiuto e scelte coraggiose.

Buona cammino.

L’avventura continua

7 anni fa, il 21 novembre del 2008, nascevano i Giovani Democratici. Da allora, tante sono state le battaglie affrontate e tante le abbiamo vinte. A noi tutti va rinnovato il coraggio di sostenere le proprie idee sempre e comunque.

7 anni di Politica, con la P maiuscola.

 

Factory è stata annullata!

Per una Carta dei Diritti dell’Internauta


82507772MB023_2008_Republic

La nostra privacy è in pericolo. Nell’era della tecnologia e dei social network, i nostri dati sono sparsi nella rete, dati di ogni tipo, anche molto sensibili. C’è bisogno di porre un freno e la politica non può restare inerme difronte ad un problema simile.

Le logiche del mercato hanno spinto i grandi raccoglitori di dati – come Facebook, Google e Twitter – a vendere pacchetti di informazioni personali, utili, ad esempio, per studiare metodi efficienti su come attirare, secondo i gusti, all’acquisto di un determinato prodotto, o per crearne di nuovi che rispondano alle esigenze del mercato.

Ma tutto questo può farci dormire tra comodi guanciali? No, perché il mondo della rete sta globalizzando le informazioni, mettendo a nudo la nostra vita, considerando i diritti fondamentali come il risultato di fanatismi del secondo dopoguerra.

Oggi, come se non bastasse, gli Stati Uniti, attraverso il TISA (Trade In Service Agreement) vogliono liberalizzare il mercato dei dati sensibili, attraverso un documento, frutto di negoziati segreti tra 23 Nazioni, tra cui l’Italia, venuto a galla attraverso rivelazioni di Wikileaks. Ad essere coinvolti, sono i servizi dell’Information and Communication Technology – di cui fanno parte i colossi della tecnologia, come IBM, AT&T, Google e HP.
La proposta americana conferma l’indirizzo dell’accordo UEUSA del 2011 sui principi del commercio dei servizi ICT, ovvero promuovere l’accesso e la distribuzione delle informazioni, delle applicazioni e dei servizi scelti dai consumatori, senza alcuna restrizione al trasferimento dei dati tra i paesi, né imposizioni ai fornitori di utilizzare infrastrutture locali.
In soldoni, l’obiettivo è quello di estendere i termini delle privatizzazioni, andando oltre quelli già previsti dal GATS della WTO (World Trade Organization).

Chi può difenderci da tali abusi?
L’Unione europea, dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ha a disposizione una specifica base giuridica esplicita ai fini della protezione dei dati.
Nel dettaglio, l’art. 16 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea) stabilisce che ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano.
Inoltre, la riservatezza delle informazioni personali e della vita privata dell’individuo trovano tutela negli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti fondamentali, che ha stesso valore giuridico dei Trattati.
Anche la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), stipulata dagli Stati membri del Consiglio d’Europa, su tale punto pone dei paletti importanti, all’art.8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) prevede che ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, della propria corrispondenza e del proprio domicilio.
Nel nostro Paese esiste il Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003), aggiornato (D.Lgs. 69/2012) in attuazione delle direttive 2009/136/CE (in materia di trattamento dei dati personali e tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche), 2009/140/CE (in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica) e del regolamento n.2006/2004 (sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell’esecuzione della normativa a tutela dei consumatori). Tra i diversi riferimenti del Codice, troviamo l’art. 4, nel quale viene introdotta la definizione di “Violazione dei dati”, intesa come “violazione della sicurezza che comporta anche accidentalmente la distruzione, perdita, modifica rivelazione non autorizzata o l’accesso ai dati personali trasmessi, memorizzati o, comunque, elaborati nel contesto della fornitura di un servizio di comunicazione accessibile al pubblico“.

Ma l’attuale legislazione può essere sufficiente? Se attuata in toto, questa può garantirci un margine di tutela non indifferente, tuttavia, la globalizzazione ci ha resi vulnerabili, come individui, ma soprattutto come Stati nazionali. Per questo è opportuno percorrere il sentiero del costituzionalismo internazionale, che ha l’obiettivo di redarre una Carta dei Diritti globale, applicata al mondo di internet: l’Internet Bill of Rights.

La Camera dei Deputati su questo punto si è già espressa, istituendo una Commissione ad hoc, con l’obiettivo di creare una bozza della Dichiarazione dei Diritti in Internet e avviando una consultazione pubblica sul tema.

L’obiettivo della politica deve essere, per l’appunto, informare i cittadini, renderli consapevoli dei pericoli che corrono, lavorando, parallelamente, alla creazione di una legislazione tra stati, forte e radicata nei Diritti dell’Uomo, capace di frenare l’avanzata dei grandi gruppi economici che, dai nostri dati sensibili, traggono enormi vantaggi.

Un passo in avanti è stato compiuto attraverso il riconoscimento del diritto all’oblio, con il quale si può chiedere ai motori di ricerca di eliminare tutte le voci inerenti a fatti e/o eventi che ci espongono a pregiudizi, come ha dimostrato la storica sentenza della Corte di Giustizia dell’UE del 13 maggio 2014, inerente alla causa C‑131/12 tra un cittadino spagnolo e Google, sulla richiesta del primo di eliminare i link che rendevano liberamente accessibili alcuni dati riguardanti un suo debito non pagato.

In conclusione, è chiaro che il prossimo passo deve essere quello di alimentare una nuova stagione di diritti, dove la figura dell’individuo si scontri con le nuove tecnologie e la nuova dimensione globale della società che queste hanno creato. Bisogna rendere chiaro un concetto: internet non è un mondo parallelo che prescinde dalla realtà, ma un’appendice di ciò che è intorno a noi, nella vita fuori dal web.

Per questo, forte è il nostro sostegno al progetto avviato dalla Camera dei Deputati, sentendoci portatori di una cultura dei diritti basata sul rispetto dell’essere umano, della sua vita privata e, soprattutto, della sua dignità, contrastando l’idea che ogni utente di internet sia un mero consumatore.