Tag: preferenze

Mi pongo questa domanda, tornando indietro nel tempo.

ams_ave_085

E adesso linciatemi pure

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

— art. 3 comma 2, Costituzione della Repubblica Italiana

Ora ditemi che le preferenze non sono un ostacolo di ordine economico che impedisce la partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica.

Non siete d’accordo? Chiedetelo alle millemila euro che serviranno ai candidati alle regionali, nella prossima primavera, o alle lobby industriali che verseranno fondi ai candidati in cambio di aiutini.

Il problema di questo Paese? Individuate le mele marce (e non tutte) abbiamo preferito buttar via tutto il cesto, senza fare una cernita. Abbiamo abolito le province, abbiamo abolito il Senato (ora, no domani, no forse dopodomani ma ci arriviamo), ma abbiamo lasciato in pace ciò che con la rappresentanza non centra assolutamente un fico secco, ovvero le municipalizzate (sono tutte ancora lì, con tavolate imbandite con un prelibato menu soldi pubblici).

Dulcis in fundo, abbiamo ristabilito le preferenze. Modalità ancora tutte da definire (fino a quando non sarà approvata la legge, in questi tempi meglio non essere certi di nulla), ma per me rimane pur sempre una porcata, come porcata è stata l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, trascinandoli più di quanto non lo siano ora (ritorna il discorso delle mele marce) nelle braccia dei lobbisti. E poi ci lamentiamo degli sgravi fiscali che hanno ricevuto le concessionarie di slot machine? Ci lamentiamo, giustamente (ma ipocritamente), delle fondazioni? E poi? Peccando di lungimiranza, siamo bravi tutti a fare le riforme, peccato che chi ne subirà le conseguenze non saranno quelli che attualmente siedono in Parlamento, ma le nuove generazioni.

Ovviamente l’onda del populismo è sempre la più alta, perciò linciatemi pure, perché tanto la questione è chiara: lì dove c’è il consenso, lì c’è la politica (o meglio, i politici). A casa mia, è la politica a dover spostare il consenso, non il contrario.

Come si dice dalle mie parti: sciatavìn sciàt!

Non siamo Popolo da preferenze

Chiediamo le preferenze per poter scegliere i nostri rappresentanti al Parlamento, ma siamo realmente un Popolo per le preferenze? Siamo tra i Paesi più corrotti al mondo e crediamo che la soluzione al decadimento sia di dare in pasto ai corruttori le Istituzioni. SBAGLIATO!

Ci ho riflettuto abbastanza questi giorni, sulla legge elettorale, doppio turno, andata e ritorno, spagnola, francese e tedesca. Non starò qui a sindacare, aspettiamo di sapere ulteriori notizie dalla Direzione nazionale di oggi pomeriggio e su come si svilupperà la vicenda nei prossimi giorni.

Non scriverò, qui, un post contro il sistema o, peggio ancora, contro la classe politica. Sarebbe scontato e forse noioso. La toccherò di striscio, ma la toccherò comunque.

Tutti vogliono tornare alle preferenze, per scegliere il proprio rappresentante in Parlamento. Idea nobilissima che ho sposato sin dall’inizio, senza indugi. Oggi, però, mi ritorna alla mente un dubbio, acceso dalle parole di Iaia Calvio, nel comizio di denuncia contro la caduta della sua Amministrazione, ma soprattutto da esperienze vissute, in prima persona, durante le elezioni amministrative.

Vogliamo scrivere il nome sulla scheda elettorale e non sappiamo neanche essere cittadini degni di tale possibilità, di tale potere.
Vi chiedo: cosa succederebbe se venissero ripristinate le preferenze e alle prossime elezioni il nuovo sistema elettorale entrasse in funzione?Ognuno può rispondere commentando questo post, io vi dico questo: clientelismo allo stato puro.

Sapete cosa comporterebbero le preferenze? Andrebbe in fumo ogni possibilità per chi non ha fondi sufficienti per poter competere contro coloro, invece, che di soldi ne hanno e ne spendono tanto in campagna elettorale e che trovano nella disperazione della gente lo strumento migliore per poter comprare voti con una 50€ o una ricarica telefonica. Lasceremmo la politica nelle mani dei ricchi. Questa storia deve finire, ancor prima di incominciare.

Se vi dico questo è perché ho vissuto sulla mia pelle vicende di questo genere, anche più insignificanti rispetto ad un’elezione al Parlamento.
I candidati corrompono e la gente si lascia corrompere. Mi dispiace dirlo, ma è così ed ogni sussulto di orgoglio da parte vostra lo capirò, ma lo respingerò al mittente, perché noi siamo ciò che vogliamo essere e non abbiamo mai avuto intenzione di migliorare e di cambiare come Popolo.

Crediamo che l’unica soluzione ai nostri problemi sia quella di bacchettare la classe politica. Sbagliato.
La classe politica ha centinaia di migliaia di colpe e dovrebbe essere presa a calci nel culo, senza distinzione di sesso, razza e stelle. Chi è immobile merita di tornare a casa e di rimuginare sui propri fallimenti e chi pensa che criticare sia già abbastanza, deve essere scaraventato in una casa di cura psichiatrica e rendersi conto del grande spreco di forze che c’è nel criticare e nel non mettere in pratica le proprie ragioni.

Non siamo un Popolo per le preferenze, noi meritiamo che qualcuno decida per noi e, certo, che quel qualcuno si assuma le sue responsabilità. Suppongo che, se l’incapacità degli eletti non fosse stata tale da far infuriare l’opinione pubblica e se le segreterie dei partiti fossero state più illuminate, non ci troveremmo in questa situazione.

Posso dire che la situazione attuale all’interno del PD è tale da poter benissimo controllare uno per uno chi si candida alla Camera e al Senato e sbattere la porta in faccia agli opportunisti e ai doppiogiochisti. Servono partiti illuminati, per poter realmente cambiare questo Paese.

Prima di ripristinare le preferenze, dobbiamo ripristinare noi stessi e cambiare cultura e stile di vita, non fare i furbi o lasciarci comprare dal politico mafioso che viene a chiederci il voto in cambio di soldi.
In un Paese con un Popolo orgoglioso e sveglio, quell’individuo ora starebbe in carcere, mentre in Italia siedono nei Consigli Comunali, Provinciali, Regionali, al Parlamento nazionale e al Parlamento Europeo. Decidono per noi e contro di noi, per loro e i loro amici. Iaia Calvio non ha detto niente di nuovo, ma ha scoperchiato un pezzo d’Italia, del Sud, denunciando.

Ecco, non ci meritiamo di scegliere. Forse, non ancora.