Un problema di fondo

C’è un problema che non vedo sollevato, in questi giorni, riguardo le politiche economiche del nostro Paese.

Riguarda il Reddito di Cittadinanza ma come corollario: in un Paese in cui l’evasione fiscale è altissima, dove i nullatenenti sono molti e molti di questi solo sulla carta, si rischia di assegnare il reddito a persone che non ne avrebbero, di fatto, il diritto, a danno di chi davvero non ha nulla.

Ecco perché credo che questo governo non possa essere la risposta giusta ai problemi del Paese e al futuro delle generazioni italiane: se non combatti strenuamente l’evasione, rischi di creare un sistema falsato che danneggia chi ha bisogno e avvantaggi chi fa il furbo.

Nessuna parola da parte dei Ministri e del Presidente del Consiglio riguardo la lotta all’evasione, al versamento dell’IVA, alle imposte sul reddito e al costo del lavoro autonomo.

Servono risposte serie. Io, al momento, non ne vedo neanche l’ombra.

Forse parlare di evasione, per un governo sostenuto da un partito che deve restituire 49 milioni di euro allo Stato, non è comodo. Meglio parlare di immigrati. Senza contare le famosissime accise sulla benzina che Salvini aveva promesso di eliminare.
Sale il prezzo del gasolio e della verde. Aumentano i costi di trasporto e, di rimando, il prezzo dei prodotti sugli scaffali. Aumenta il costo della vita e scende il potenziale economico delle famiglie, sempre più costrette a limitarsi piuttosto che investire lì dove serve: formazione dei figli, acquisto di una casa, libri, cultura, benessere.

Continuiamo così e, soprattutto, continuiamo a dare la colpa agli altri.

Chi scappa dalle proprie responsabilità è un codardo. Punto e basta.

ReD: cari Comuni, datevi una mossa!

Il titolo è fuorviante, ma il dato che, lunedì scorso, la Gazzetta di Bari ha riportato sulle proprie colonne rispecchia lo stato dei lavori sul Reddito di Dignità (ReD), in Puglia.

Il numero di domande presentate, nell’Area metropolitana di Bari, è ancora bassa, in relazione alla popolazione – con una percentuale di accoglimento che non corrisponderà al 100%, in quanto sarà necessario verificare la corrispondenza tra requisiti richiesti e quelli realmente in possesso dagli aspiranti beneficiari. E difficilmente tutti ne saranno provvisti (sul sito dedicato, trovate tutte le info).

Gli ambiti territoriali – divisione geografica dell’Area metropolitana, con comuni capofila – raccolgono dati sconnessi con il territorio di competenza, soprattutto, riguardo la proporzione tra numero di domande presentate e numero di cittadini residenti in quel territorio e, anche, quella tra numero di istanze pervenute o potenzialmente pervenibili e progetti di tirocinio disponibili.

Ma ReD non si rivolge soltanto a chi ha bisogno di un reddito. Infatti, la Regione Puglia ha realizzato un tour (ancora in corso) per le città pugliesi, con l’obiettivo di informare i cittadini riguardo ReD, rivolto sia a chi potrebbe beneficiare del reddito (ricordiamo che la domanda è “a sportello”, ciò comporta che non esiste una data limite per la presentazione delle domande, ma vige la regola del “chi prima arriva, meglio alloggia”) e sia, e aggiungerei soprattutto, a chi potrebbe presentare progetti di tirocinio volti alla formazione professionale degli idonei.
Insomma, i cittadini giocano il loro ruolo centralissimo in questa grande sfida del Reddito di Dignità, ma i Comuni – che dovrebbero sollecitare la presentazione di progetti di tirocinio, addirittura presentandone dei propri – non stanno facendo il loro lavoro, creando moltissimi disagi per i cittadini.

È importante sottolineare, inoltre, il ruolo dei Comuni nella fase istruttoria – per verificare l’ammissibilità delle domande. Fase che in moltissimi ambiti territoriali della nostra ex Provincia non è ancora incominciata, presentando una percentuale di domande analizzate pari allo zero%.

Fatta la fotografia, il messaggio pare chiaro: i Comuni devono darsi una mossa. Devono avviare le procedure di istruttoria delle domande; devono sollecitare le proprie comunità a presentare progetti di tirocinio, con l’obiettivo di coprire il 100% degli idonei; devono cogliere l’occasione nel presentare dei loro progetti di tirocinio. In poche parole: devono collaborare e fare rete con la Regione, affinché questo strumento rivoluzionario, quale il Reddito di Dignità, possa consentire a tantissimi pugliesi di tornare a respirare e a sperare in una vita dignitosa.

Un silenzio assordante

Michele Emiliano ha firmato la delibera che sblocca i finanziamenti al Reddito di Dignità, uno strumento di contrasto alla povertà che vedrà coinvolte più di 60mila famiglie pugliesi, i cui destinatari riceveranno 600 euro per 12 mensilità in concomitanza alla partecipazione a corsi di formazione o a lavori socialmente utili.

Una misura importante che ci consente di affermare come la Puglia sia una Regione capofila nella lotta alla povertà, con misure concrete, diventando un vero laboratorio politico sul tema (e non soltanto su questo).

Peccato che il Movimento 5 Stelle pugliese, che tanto aveva sbandierato il Reddito di Cittadinanza, oggi pare colpito da amnesia improvvisa su quanto accaduto oggi e non abbia speso una parola, sui social network (e quindi con il suo “popolo”), sulla decisione della Giunta regionale.

Forse c’è Reddito & Reddito: quello di cui ci si può vantare in campagna elettorale e quello, invece, che è bene nascondere, per pericolo che qualcuno si accorga che la parabola del “sono tutti uguali” sia in realtà un’iperbole.