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Il mondo è casa mia

“Caro ragazzo, infuriati ed indignati per quello che succede al tuo fratello, sia esso lontano o vicino. Indignati per la crudeltà nel mondo, come se di quella crudeltà fossi tu la prima vittima.” — Anonimo

Che sia la Siria, la Cecenia o un altro posto nel mondo, fosse anche dietro la porta di casa mia, il dolore è troppo, l’indignazione altissima e la memoria non perderà un solo grammo di questo mondo pieno di animali feroci e senza pietà.

La Storia è come un cerchio

La Storia, si sa, è un grande cerchio.

Cambiano i nomi delle cose e delle persone, ma l’Umanità rivive costantemente le stesse sensazioni, come in un “eterno ritorno dell’uguale”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale a pagare il prezzo più alto furono gli ebrei e i loro bambini innocenti, come Anna Frank.

Ma chi è oggi Anna Frank? Non si chiama così, magari, ma i bambini siriani sono la nuova generazione di bambini perseguitati e sofferenti senza colpe.

Gridiamo alla Memoria ma non riusciamo a farne una lente da cui guardare le cose e tradurle per quello che sono, per non commettere più gli errori del passato.

Leggete questo articolo, ve lo consiglio. E capirete di cosa parlo.

Amedeo Ricucci, giornalista Rai, collaboratore di The Post Internazionale, ha realizzato questo servizio per TV7.
Immagini difficili, riprese da droni, da reporter sul campo. Testimonianze vere e impattanti di reporter e attivisti siriani che raccontano l’orrore quotidiano che vivono sulla loro pelle.
Guardatelo, ve lo consiglio.

Lo dico prima di tutto alla mia generazione: non rimaniamo inermi davanti a tanta sofferenza.

Ribelliamoci, ancor prima che nelle piazze, con noi stessi. Ribelliamoci con il nostro inesistente contatto con la realtà che ci circonda, con la perdita della dimensione unica che accomuna gli esseri umani.

Guardate quei volti, cosa hanno fatto? Guardate quei corpi, sono colpevoli di qualcosa?

Guardate quei bambini, potevano essere chiunque, hanno solo avuto la sfortuna di nascere in una parte del mondo difficile, dimenticata dalla pace.

Mentre siamo comodamente seduti alla nostra scrivania o sorseggiamo qualcosa al bar, pensiamo a loro e cominciamo a far battere il nostro cuore a tamburo per la rabbia, pensando alla distruzione della dignità umana del Popolo siriano e di tutti i popoli sotto le bombe.

Prima la politica. Poi le armi. Forse.

Prima la politica. Poi, semmai, le armi. Non il contrario.

Come non essere d’accordo con la posizione assunta dal nostro Paese riguardo l’intervento militare in Siria, Iraq e Libia.
Responsabilità significa porre questioni politica prima di quelle militari e il nostro Paese sta dando lezione di politica estera a tutta l’Europa e a tutto l’Occidente.

Non è assolutamente accettabile che la Francia possa considerare sua prerogativa quella di chiamare alle armi un altro Paese membro dell’UE, richiamando il Trattato di Lisbona dopo aver infranto ogni tipo di accordo internazionale, quando ha deciso, all’epoca, di bombardare la Libia assieme al Regno Unito, senza un piano ONU.