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La goccia prima o poi finisce di cadere

Inizio questo mio pensiero sull’acqua con una citazione, un proverbio meridionale, antico che racchiude il senso e l’importanza dell’elemento naturale più potente, utilizzato da Dio nel Giudizio Universale, dagli uomini per dissetarsi e dagli agricoltori per irrigare i campi: “Senza acqua il mulino non macina”.

Parole piene di saggezza storica, ma custodi di un’immagine profonda ed indiscutibile di ciò che l’acqua è ai nostri giorni: sostanza indispensabile per l’umanità, ingrediente onnipresente nel cibo e nella preparazione culinaria, fonte di vita e di crescita di piante e quindi della fauna e di tutti gli esseri viventi di questo pianeta. Siamo nel 2010 e l’importanza di questo elemento viene evidenziato dalle continue ricerche di esso su Marte, perchè la legge naturale parla chiaro: acqua si = vita; acqua no = il nulla. Nel processo di crescita dell’ecosistema, ma soprattutto della capacità umana di imprimere  sempre di più, la sua impronta in un ciclo vitale così complesso ma allo stesso tempo di grande fragilità, processi gravosi pendono sulla testa dell’intera esistenza terrestre: ovvero il provesso di desertificazione dei territori internati e delle coste, inquinamento delle acque a causa delle discariche sottomarine e dei versamenti abusivi (e non) di rifiuti altamente tossici nei nostri mari, nei nostri fiumi e nei nostri laghi. L’acqua è un dono di Dio, non è l’uomo a produrla, se si inquinano i siti di prelievo, da dove prendiamo i quintali e quintali di quel liquido limpido che scorre nelle tubature delle nostre case e che compriamo nei supermercati, imbottigliato ed etichettato? Per giunta, la questione nucleare, rivolta allo smaltimento delle sue scorie: gli stoccaggi, sotto i monti, inquinano le numerose falde acquifere, fonte di inestimabile valore.

Tanti i problemi, ma tanti sono anche le mobilitazioni internazionali a favore della salvezza dell’acqua: da GreenPeace, al WWF, da Legambiente fino ad arrivare alla Comunità Europea, con la sua piattaforma istituzionale contro la desertificazione.

Anche se l’acqua ricopre circa il 70% della superificie terrestre, quella dolce e quindi quella potabile è scarca e continua a diminuire: il cambiamento climatico ha portato alla non formazione di ghiacciai sui monti con la stessa quantità di sempre, i letti dei fiumi sono aridi e non permettono il flusso dell’acqua, tanto da aridire i laghi. Altra spina nel fianco è senza dubbio l’inquinamento atmosferico, che a causa del continuo annidarsi di gas e polveri nell’aria, precipitano piogge acide e pericolose non solo per le piantagioni ma anche per il versamento di esse nelle acque incontaminate.

Nel nostro Paese questo dilemma c’è, ma a dar fastidio non sono solo le condizioni naturali, ma l’incompetenza della politica di affrontare e garantire il servizio idrico autonomo nel territorio. Ci sono zone in cui l’acqua affronta un ciclo complesso di depurazione, trasporto e immissione nel condotto dell’acquedotto.

“Acqua bene comune” così si intitola il famoso comitato referendario nazionale a favore dell’acqua pubbica, nato per far fronte ad un abuso da parte della politica di creare profitto dall’oro blu.

E’ per questo che bisogna affrontare la questione “natura ed inquinamento”, altrimenti tra un centinaio d’anni prenderemo l’acqua da Marte (sempre se la troveranno).