Ma di che Congresso parliamo?

La butto qui: dobbiamo riflettere su una cosa, secondo me, molto importante.

Il Partito Democratico è ormai partito con la fase congressuale ma il coinvolgimento non è lo stesso delle primarie per la premiership.
Direte che sia tutto normale, ma io non la voglio pensare così e vi spiego il perchè: questo momento importante, quale il Congresso nazionale, non può trasformarsi in un mero passaggio di consegne, con l’insignito Renzi che quasi con noia si appresta a svolgere una campagna elettorale ormai vinta ancor prima di iniziare (e lui questo lo sa, ma tiene a bada il lassismo dei suoi).

Il Congresso del PD deve essere un momento di confronto, questo lo sappiamo tutti, ma se cominciassimo a riflettere di più su quale ruolo dovrà avere il partito nel Paese e di meno su come si prospetterà la resa dei conti interna, forse riconoscerò il vero congresso che sogno per il mio partito.

Guardate, non voglio tornare su quanto penso delle dinamiche nate dal prossimo appuntamento per il PD, ma sono certo che lo schifo non si fermerà qui e che conosceremo il lato melmoso della politica e di quella classe dirigente che per anni ha saputo galleggiare e che ora ha iniziato ad aggrapparsi come un parassita. Ecco, sì, parassita: è il termine giusto per definire quanto i più svariati dirigenti del PD stanno facendo da qualche mese a questa parte.

Chi doveva essere il pesticida si è trasformato nella linfa vitale.

Poi se posso dirla tutta, quando un congresso si trasforma in un rimpasto delle formazioni ma con il 80% percento (e forse più, sì, sicuramente di più) di soliti noti, beh, tutto può essere tranne che un congresso sinonimo di “svolta”.

Ma è ancora presto per poter avere un quadro chiaro del prossimo PD (ho detto prossimo, non nuovo).

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