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“Cambiano nomi ma son sempre quelli”

Come non poteva essere più chiaro, Sergio Staino, su l’Unità di oggi? Vi consiglio vivamente di leggere questa lettera indirizzata a Gianni Cuperlo. Davvero, è una lettera illuminante sotto molti aspetti.

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  • Domenico Antonio Capone

    La lettera rivolta da Staino a Cuperlo credo sia di un’esattezza chirurgica. Come un chirurgo (e non con i tristemente noti strumenti da macellaio adoperati impunemente da tanti avventati ed autoproclamatisi critici di politica) Staino ha analizzato la situazione della sinistra italiana. E’ vero, Renzi e’ espressione di una sinistra liberal, in Europa presente in parte in Mitterand; pienamente in Craxi e in Blair. Vero e’ anche che tale sinistra, pur additata di scarso progressismo in ambito economico, e difficilmente criticabile dal cittadino medio di sinistra perché espressione di una sinistra di governo; di una sinistra decisionista, di craxiana memoria. Ma quella di Renzi non e’ l’unica sinistra concepibile. Specie perché in Italia la sinistra(intesa come coalizione) post 1994 e’ il risultato di una sommatoria di sinistre( d’area Dc e PCI ) che hanno trovato nel PD la loro casa comune. Sostanzialmente due anime in un mondo che dopo l’illusione post crollo del muro di Berlino assiste alla formazione già di per se di due sinistre: una liberal ed una dai contorni un po’ giacobini.
    Se al momento in Italia prevale la sinistra alla Renzi non significa che la sinistra giacobina sia destinata all’estinzione. Deve sopravvivere come bacino d’alternativa e come pungolo per limare derive troppo liberali. Personalmente credo che questa presenza debba vocalizzarsi all’interno del PD e non in formazioni/carrozzoni votate all’insuccesso in Italia paese per antonomasia del moderatismo più recondito. Resistere all’interno ed aspettare tempi migliori per questo tipo di sinistra perché dall’esterno il bulldozer renziano non lascia scampi di sopravvivenza.