De Luca? Personaggetto.

Che De Luca fosse conosciuto di più per il suo modo di esprimersi che per le sue doti politiche è ormai evidente, purtroppo. Crozza non ha bisogno di inventare nulla, gli basta leggere i giornali o guardare sue interviste.

Ma fin quando si parla di “Frullino sei il mio battito d’ali” ci scappa il sorriso e va tutto bene, ma arrivare ad accuse pesanti, oltre l’ironia e la battuta, non può essere tollerato, neanche in nome della più alta libertà di espressione.

“Alla Bindi rimprovero la sua stessa esistenza”, “per me lei è impresentabile sotto ogni punto di vista”. A Cenzino De Luca è scappata una nota stonata, gettandosi a peso morto nell’immensa arroganza in cui ci sguazza un giorno sì e l’altro pure.

Ma nel Paese dove tutto è lecito e accettabile, anche questa volta si perderà l’occasione per affermare un concetto semplice e chiaro: a rispettare le Istituzioni non devono essere soltanto i cittadini elettori, ma anche e soprattutto quelli eletti.
Un Presidente di regione che offende in diretta televisiva il Presidente della Commissione bicamerale Antimafia è stato uno spettacolo indegno, indecoroso e incivile. Nell’ottica del rinnovamento questo non può essere tollerato e Renzi, il Governo e, soprattutto, il Partito Democratico devono prendere una posizione, richiamando all’ordine Vincenzo De Luca, minacciandolo di espulsione dal partito.

Certo, espulsione è una parola grossa, perché per espellere uno come De Luca – dopo molteplici richiami o ammonizioni – il PD dovrebbe dar peso al valore umano più che al valore elettorale. Tuttavia, un primo segnale arriva dal Ministro Boschi, che ringrazio.

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