• Mi giustifichi?

    Oggi, gli studenti del Liceo Mamiani di Roma possono chiederlo ad entrambi i genitori, anche se questi sono dello stesso sesso. Un bel passo avanti.


  • Il M5S fuori dalla Storia

    Il M5S fuori dalla Storia

    Cambiano come il vento, secondo gli umori dei due leader, le posizioni del Movimento 5 Stelle, proiettandolo fuori da ogni processo riformista e quindi fuori dalla Storia del Paese.

    Uno scempio bello e buono. Non tollero chi tentenna, soprattutto se lo fa per i suoi sporchi interessi, sguazzando nella, ormai tanti qui citata, ipocrisia.

    Beppe Grillo torna a farmi ridere, solo che non lo fa in veste di comico, ma di leader di una forza politica.

    Il Movimento 5 Stelle ha votato a favore della mozione Giachetti, tanto sbandierata contro il Partito Democratico, giustamente, che aveva votato a sfavore della sua approvazione, di fatto, lasciando il porcellum dov’era.

    Ora i 5 Stelle tentano di porre i freni ad un ennesimo tentativo di modificare questa legge elettorale, in maniera ipocrita rispetto alle tante dichiarazioni dei “cittadini a 5 stelle” in Parlamento.

    C’è la possibilità di un ritorno al Mattarellum e il movimento di Grillo frena. Le motivazioni sono date dall’esigenza di attendere il feedback degli attivisti che devono visionare la proposta ed emendarla.

    Due cose ribadisco e giro agli attivisti e sostenitori del Movimento 5 Stelle, oltre che a Grillo e Casaleggio:

    a. se i partiti sono fuori dalla Storia, voi siete fuori dai tempi, perché non può essere, per nessuna ragione al mondo, un meccanismo interno di decisione a rallentare il cambio della legge elettorale. Tutto è meglio del Porcellum, potremmo dire in extremis. Tutto. Il Parlamento Italiano deve ritornare ad essere un luogo di eletti e non di nominati dalle segreterie di partito, altrimenti hanno ragione i Simpson quando dicono che il Parlamento italiano è corrotto.

    b. Grillo e Casaleggio sanno con certezza assoluta che l’attuale legge elettorale garantisce la possibilità al M5S di poter contare solo ed esclusivamente sull’immagine che da Roma (o meglio, da Genova) verrà data al movimento, senza dover fare i conti con il territorio e quindi con ogni singolo candidato che, in molte occasioni, si ritroverebbe a doversi confrontare con altri candidati molto più preparati e magari più validi (dirlo non deve essere oggetto di vergogna o un eresia, perché è così!). In parole povere, addio al populismo.

    Ma tolto il porcellum e il populismo, quale peso avrebbe in Parlamento il Movimento 5 Stelle?

    Le parole di Grillo, ora, gli si ritorcono contro:

    1. Rifiutata la possibilità di essere parte di un governo del cambiamento proposto da Bersani, rifiuto che ha portato alla giustificazione politica (come è scritto nello scandaloso libro di Geloni/Di Traglia) del governo delle larghe intese;
    2. Aver bruciato, di fatto (a causa del troppo orgoglio e della poca propensione al dialogo), la candidatura a Presidente della Repubblica del Prof. Stefano Rodotà;
    3. Impantanati in un sistema decisionale interno fittizio, dove su tematiche delicata gli unici a prendere una decisione sono Grillo e Casaleggio, per di più causa di perdita di tempo (vedi la questione sulla legge elettorale);
    4. Soggetti a virus mutante, secondo gli umori del guru, su temi cardine e di estrema attualità (vedi sempre questione legge elettorale).

    Ne ho elencati 4, ma una cosa è certa, a causa di questi enormi problemi, il Movimento 5 Stelle sta uscendo dalla Storia del nostro Paese e forse, non è mai entrato, sul serio.


  • Nella fossa dei gattopardi

    Nella fossa dei gattopardi

    Avvitato su se stesso, lontano dai problemi della gente. Il dibattito interno nel PD, in queste ore, è focalizzato su regole, tesseramenti e vittorie locali a suon di tessere e colpi di coda. “Sono più bello io. No, sono più bello io.” in sintesi, il congresso del PD. Ovviamente non vale per tutti.

    Anche  se con ritardo, vorrei lasciare il mio commento al dibattito di ieri pomeriggio su SkyTG24, sul congresso del PD. Di quello che si è detto, ma soprattutto di quello che non si è detto.

    Mezz’ora di diatribe. In quella mezz’ora il PD si stava dimostrando di essere quello che è sempre stato, suo malgrado, nostro malgrado: l’esasperazione di se stesso.

    Mezz’ora di trasmissione, mezz’ora di battibecchi, neanche una discussione su tematiche importanti, come quella sul PSE (per altro oggi ho cercato di chiederlo a Renzi tramite il #matteorisponde, senza risultato). Tema centrale quello Europeo che, secondo Gad Lerner (sostenitore di Cuperlo), è surreale per come si sta ponendo nel dibattito interno. Importante, sarebbe stato, parlare, oltre che dell’Europa, anche di lavoro, ambiente, istruzione e nuove tecnologie. Sembrava di vedere una fossa di gattopardi, anziché di leoni inferociti e pronti a tutto pur di difendere le proprie idee.

    Mi meraviglio di questo, mi meraviglio di meravigliarmi. Forse sono io che sbaglio, forse sono io che intendo questo congresso non un semplice momento di passaggio di consegne (fasullo, dove subito dopo continuerà la fitta rete di interessi e di giochi del potere), ma un momento di rifondazione culturale e politica del partito. Come puoi rifondare il partito se l’unico argomento, nel 98% dei casi, è solo “regole, tesseramento, siamo più belli noi di voi, ecc”.

    Mi dispiace per Nico Stumpo, Chiara Geloni e Simona Bonafé, ma hanno messo in scena un siparietto da capogiro. L’unica, e dico l’unica, che ha dimostrato di essere concentrata sulle tematiche politiche è stata Elly Schlein. Sia chiaro che non lo dico perchè appoggia Pippo Civati.

    Tornando sull’adesione o meno del PD al Partito Socialista Europeo, mi permetto di fare questa piccolissima comparazione di intenti dello stesso PD in due ambiti: uno nazionale e l’altro europeo.

    Sul piano nazionale, il PD ha sempre definito la sua posizione come garante del bipolarismo e Renzi ne ha ripetuto più volte il concetto.

    Sul piano europeo, lo stesso partito ha aderito al gruppo dei Socialisti & Democratici (un progetto pressappoco fine a se stesso), una via di mezzo, diciamo che non è ne carne e ne pesce.

    All’interno del Parlamento Europeo, il bipolarismo è minato da gravi risultati in altri Paesi europei, dove gli estremismi dilagano: il PD deve essere difensore del bipolarismo (PSE-PPE) ed essere coerente (fra le tante cose) con il suo progetto politico naturale, sin dalle Europee del 2014.


  • Una vittoria sulle macerie

    Marco Damilano riesce sempre a sviscerare l’inviscerabile.


  • Fuori Fioroni, dentro il PSE

    Fuori Fioroni, dentro il PSE

    Il PD annuncia l’impegno ad organizzare il Congresso del PSE di Febbraio 2014 a Roma, Fioroni minaccia di andarsene se il PD dovesse aderire ai Socialisti Europei. Qualcosa di buono accade. Prendiamo due piccioni con una fava.

    Fioroni è allarmato, preoccupato dalla sempre più vicina posizione del PD al Partito Socialista Europeo. Si ritiene offeso, oltraggiato dalla possibile organizzazione del prossimo Congresso del PSE a Roma, ad opera del Partito Democratico.

    Fioroni è allarmato, pronto a riesumare la Margherita, ormai appassita, con vecchie glorie sparse tra UDC, API, Scelta Civica e PD. Tutti quanti per un partito ormai del 3%.

    Fioroni è allarmato. Evviva!

    Il Partito Democratico non può tentennare minimamente sulla sua adesione al PSE. Uno dei danni peggiori di questo partito è stato quello di non aver avuto mai una posizione chiara, precisa, in Europa, come in molte altre cose.

    L’adesione al Partito Socialista Europeo non è una possibilità, ma l’unica via per dare una forte credibilità al partito nelle sedi europee. Le vie di mezzo non sono più ammissibili: ad oggi il PD risulta aderente all’Alleanza tra Socialisti & Democratici (S&D).

    Le elezioni al Parlamento Europeo si avvicinano, si terranno il prossimo Maggio, non possiamo più aspettare, dobbiamo necessariamente compiere questo passo importante, decisivo.

    Se Fioroni vuole riesumare la Margherita lo faccia, è giunta l’ora che il PD non sia più ostaggio di gente da percentuali da prefissi telefonici e soprattutto che non pongono la laicità al primo posto nelle loro scelte politiche.

    La non adesione del PD al PSE era una clausola risolutiva al momento della fondazione

    dice, sempre lui, Fioroni.

    Pronti a pagare il “prezzo” di questo mancato rispetto della clausola: di certo il PD non si scioglierà per la scissione con i tanti Fioroni, anzi, a mio modesto parere, si rafforzerà, perché finalmente raggiungeremo un obiettivo sperato: la chiarezza nelle nostre posizioni, non solo sul piano europeo. Vista la figuraccia sul testamento biologico (giusto per citarne uno).

    Ora o mai più. Il PD nel Partito Socialista Europeo. Subito.

    hashtag-PSE-PD


  • Soldati mandati al fronte

    Soldati mandati al fronte

    Tanti sono i sindaci schierati contro la mafia, in Sicilia, in Calabria, in Campania e non solo. Tutti lasciati soli, come soldati mandati al fronte. La maggior parte di loro sono donne. Grandi donne. In un Paese piccolo, culturalmente.

    Leggo con profondo rammarico l’intervista, di oggi, su Repubblica, a Maria Carmela Lanzetta, per sette anni sindaco di Monasterace, nella Locride calabrese.

    Maria Carmela è stata un amministratore perseguitato dalla ‘ndrangheta, lasciata sola a combattere per la propria terra.

    Dice che neanche il PD è stato in grado di dare un giusto apporto alla causa, nobilissima e importantissima, per un territorio che cerca il riscatto e di liberarsi dalla morsa letale della malavita.

    Le istituzioni sono assenti su quei territori e questo è più che assodato, la Lanzetta è una dei tanti amministratori locali che ha denunciato questo enorme problema, ma la logica del “mal comune mezzo gaudio” non è assolutamente applicabile, tantomeno non si può accettare che gli organi centrali lascino le periferie a morire dei loro problemi, senza un dovuto interessamento e concretizzazione degli slogan contro la criminalità organizzata che si sentono dire da destra e sinistra. Nessuno escluso, forse, qualcuno più di qualcun altro.

    Denuncia la nomina della Bindi a presidente della Commissione Antimafia e fa bene. Fa bene perché una personalità senza un briciolo di conoscenza e esperienza nel campo della lotta alla criminalità organizzata è qualcosa di assolutamente dannoso per il nostro Paese e per la credibilità delle Istituzioni Repubblicane.

    Critica il PD per essere impreparato sulla mafia e sulla lotta alla criminalità organizzata. Questo mi duole molto. Il Partito Democratico ha, al fronte, schierati amministratori locali pronti a difendere la propria terra, mettendo a repentaglio la propria vita, come la Lanzetta (che gira con la scorta).

    I cittadini di quei territori vogliono il proprio riscatto, elegge delle sentinelle contro la mafia, ma le sentinelle da sole non possono fare nulla, perché la criminalità organizzata è più grande di quanto si possa immaginare.

    Il prossimo PD, quello che nascerà da dopo le primarie dell’8 dicembre, dovrà mettere in cima alle proprie priorità la questione della lotta alla malavita. Almeno parliamo di questi problemi di grande rilevanza, visto che il rinnovamento pare essere ormai solo un miraggio a suon di slogan. Almeno per ora, almeno con determinate persone.


  • Eccessivo sovraffollamento

    Epifani definisce il tesseramento pazzo un “eccessivo sovraffollamento“. Quando si dice prenderla alla leggera.


  • Un mafioso in Tv. Tutto normalmente italiano

    Un mafioso in Tv. Tutto normalmente italiano

    A Virus, su Rai 2, il programma condotto da Nicola Porro, è stato ospite in studio Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Tutto normale. Ancora più normale che i giornali riportino sue citazioni sulla grazia presentata per Berlusconi al Quirinale.

    Quando in un titolo di giornale c’è Quirinale e un nome di un mafioso che compongono una frase di senso compiuto, il problema è più che grave. Ma, in fondo, siamo in Italia e per il 60% delle volte discutiamo e ci tiriamo i capelli sulla cacciata di un condannato dal Senato, anziché parlare di lavoro ed economia.