Diamo i numeri: 68 proposte da 9 democratici 20enni

SESSANTOTTO (68) proposte. Siamo quasi al programma dell’Ulivo.
Concrete. Niente fuffa e niente slogan. Sono alcune delle risposte che la mia generazione attende da tempo e che noi, in quanto rappresentanti diretti di quella generazione in politica, abbiamo il dovere di sostenere e chiederne la concretizzazione.
Oggi Il Foglio riporta le nostre proposte.
Ci siamo io, Ludovica, Matteo, Federica, Francesco, Michele, Gaia, Luca e Alberto.
Siamo dirigenti dei GD, consiglieri comunali, studenti, lavoratori, disoccupati.
Siamo ognuno di coloro che vogliamo rappresentare.
Siamo semplicemente il contrario di sagome da palco.
Politica. Semplicemente questo.

Leggi l’articolo de Il Foglio

 

 

Due cose sul Mezzogiorno e sulla Direzione PD di oggi

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Oggi, alle 15, ci sarà la Direzione nazionale del Partito Democratico. Tema: Mezzogiorno. Il motivo? È servito il documento della SVIMEZ per smuovere un po’ le acque e per capire che il Sud non se la passa proprio benissimo (ma neanche malissimo, sotto certi aspetti, per dire).

Subito dopo l’allarme proveniente da quei dati, che parlavano di un’Italia divisa in due, con differenze che si allargano sempre più, il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha subito annunciato un piano di 80 miliardi sulle infrastrutture; oggi sul Corriere della Sera si parla di un fondo di 100 miliardi proveniente dall’Unione europea.

Insomma, l’avete capito? Il problema del Sud è che non ci sono soldi da spendere, e con più soldi riusciamo a risolvere il problema del Mezzogiorno. Poveri gufi, tutti quelli che credono che il problema sia culturale e politico. Ne faremo brodo.

Lanciato il progetto della banda ultra-larga. Finalmente, diremmo, anche se, per esempio, la Puglia ha cominciato ad installare sul proprio territorio la fibra ottica da un po’ di tempo a questa parte, attraverso l’utilizzo dei fondi comunitari. Devo dire che è stato fatto un ottimo lavoro, anticipando i tempi del Governo nazionale.

Ma tornando a noi e ai famosissimi e sempre sbandierati “più fondi per il Sud”, è chiaro che per l’ennesima volta non comprendiamo il vero problema di questo divario socio-economico-politico che ha tranciato l’Italia in due. I soldi non faranno la differenza, ma saranno semplicemente uno dei tanti strumenti a disposizione, ma non saranno i più importanti. Lo strumento più importante è la testa.

Il Mezzogiorno non puzza. Il Mezzogiorno ha tutte le carte in regola per competere sul mercato, per essere forza trainante di un Paese, ma soprattutto per non essere trattata come ultima ruota del carro. Un esempio tra tutti, l’azienda di Monopoli (BA) che ha fornito il Giappone di alcuni pezzi per i treni ad altissima velocità di ultima generazione.

Vera sfida? Pensare che Bari e Milano non siano così distanti tra loro e che ipotizzare eventi di caratura internazionale (oltre che nazionale) in una città del Sud non sia eternamente impossibile. Bisogna riportare il Sud al centro dell’Italia e dell’Europa.

Tutto qui? Certo che no. Cambiare atteggiamento verso chi manifesta un disagio, evidenzia un problema. Non sono piagnoni quelli che vogliono delle risposte o cercano di darle. Il primo passo per risolvere un problema è riconoscerne l’esistenza. Credo che questo non tutti lo abbiano capito (o non vogliono capirlo).

Dunque? Cambiare atteggiamento su tutta la linea. Il Mezzogiorno cambierà quando a cambiare sarà la cultura, il senso civico, quando Europa non sarà semplicemente sinonimo di “Fondo Sociale Europeo”, “Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale” o “Fondo per le Aree Sottoutilizzate” e di qualche cartello di opera pubblica qua e la, ma quando sarà sinonimo di modello di sviluppo, di modello civico. Il Mezzogiorno cambierà quando la politica riuscirà a realizzare un sistema di sviluppo capace di non considerare il Sud e il Nord come due parti geografiche e diverse del Paese, ma come due modelli culturali e come tale partire da quei modelli per creare un sistema capace di saper trarre il massimo da ciò che rappresentano, da ciò che è insito nella Storia di ogni territorio.

Non c’è errore più grande nel credere che ci sia un pezzo d’Italia che ne rincorra un altro. In questo momento le direzioni sono divergenti. Dobbiamo lavorare per un modello di sviluppo che accosti le due traiettorie, ma mai immaginandole come una dietro l’altra. L’abbiamo fatto e abbiamo sbagliato, ogni volta.

Spero che nella Direzione di oggi si possa illustrare un nuovo panorama per il Mezzogiorno, dove i governatori delle regioni meridionali (tutti PD) sappiano sfruttare il loro ruolo e che il Governo non intenda il loro impegno come un ostacolo alla propria azione o, peggio ancora, una rivolta.

Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno.

 

DIRETTA >> Direzione Nazionale PD

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Alle 15.00 inizia la diretta su YouDem la diretta della Direzione nazionale PD. Segui qui la diretta e commenta, segui i feed su Twitter.
Se vuoi, ecco quello che penso della Direzione di oggi e quale prospettiva intravedo.


L’Assemblea della discordia

Piccolo commento su quello che si è concluso ieri: chiamarla Assemblea Nazionale mi sembra a dir poco inutile, forse offensivo per le vere assemblee decisionali, in cui il rispetto verso la politica e verso il proprio gruppo sono così alti che non ci si sogna nemmeno di assentarsi in momenti di così grande importanza, soprattutto quando si sa che per determinate decisioni c’è bisogno del numero legale. Ma questo in altri tempi, in altri luoghi e in altri partiti, eccetto l’altro ieri e ieri, l’Italia e il PD. Giusto per dire.

Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi dei quattro candidati alla Segreteria nazionale e a parte varie sfumature, alcune più condivisibili di altre, ritengo che siano stati gli unici momenti più interessanti della due giorni.

La logica dei 101 franchi tiratori è stata metabolizzata nel DNA del Partito Democratico e l’assenza ingiustificata e ingiustificabile di tutti quei delegati che ha fatto mancare il numero legale, ne è l’esempio. Una logica di boicottaggio e di ostruzionismo, manipolati da chi siede in prima fila.

Rinviare alla Direzione Nazionale la modifica del Regolamento, a parte questioni puramente organizzative, simboleggia la voglia di circoscrivere il dibattito sul Congresso alla Direzione e non all’Assemblea e quindi ad una parte ristretta di persone. Mi chiedo se questo possa essere ancora il Partito Democratico.

Giusto per sottolineare un altro piccolo particolare, in realtà non tanto piccolo: non posso non pensare ai canali sotterranei di quest’Assemblea Nazionale, in cui scorrevano logiche correntiste e diatribe tra capibastone. Non per fare il moralista, ma se non si è giunti all’appuntamento di ieri con delle regole condivise e pronte per essere presentate e votate, credo che ci sia una volontà, alla base o peggio ancora una incapacità da parte dell’attuale classe dirigente del partito di mettere giù le armi e lavorare per definire le regole che condizioneranno non solo il prossimo rinnovo della segreteria, ma l’intera linea politica e il futuro del PD.

Divisione dei ruoli? Sì o no? Nel documento definitivo non approvato (per ragioni di cui sopra) dall’Assemblea, è riportata una modifica che cancella la dicitura, all’art. 3 comma 2, del Segretario come candidato naturale del partito alla Presidenza del Consiglio. Verrà approvata? Sì o no?

Aspettiamo la Direzione Nazionale del 27 settembre. Aspettiamo. Ancora.

Caccia alle streghe di via Nazareno

Come al solito, qualcuno vede nella Direzione Nazionale del PD un tribunale ecclesiastico dove dar sfogo alla mania più comune, in questi casi: la caccia alle streghe.

Prima è colpa di Twitter, poi della piazza, poi di Civati e poi è di tutti coloro che non sono d’accordo con la linea del partito, ribadito prima da Fioroni (su lui non mi esprimo) e Franceschini – forse gli è rimasto un pezzo di pane di traverso, dopo l’ultimo accadimento. Ma siamo sicuri che la linea del partito che si sta adottando sia la giusta via da percorrere? La Direzione ha appena votato a favore. Io spero solo due cose: che si faccia il governo e che nessuno si azzardi a minare il Partito Democratico, che è anche mio e di tutti coloro che ogni giorno ci mettono faccia, braccia e pazienza sui territori.

Poi, devo dirvi una cosa: mi sono rotto le balls di tutti coloro che parlano di strategia. Ma questa è politica o risiko? Eddai, su!

Un congresso culturale

Avevo promesso di fare una mia piccola analisi della Direzione Nazionale PD, preferisco invece sottolineare alcune cose, sempre inerenti a quell’appuntamento, ma che riguardano il concetto stesso di partito, ricollegamendomi ad uno degli interventi più autorevoli della Direzione, quello di Walter Tocci.

È vero, perchè autolesionarsi in questo modo? Perchè non ammettere che c’è un problema di fondo nel Partito Democratico? Un problema che nessun uomo, nessun segretario potrà risolvere ma che un congresso culturale può definitivamente sistemare, con una rifondazione del concetto stesso del partito e del suo ruolo all’interno della scena politica italiana.

Si può dare la colpa agli elettori? Assolutamente no. In Direzione Nazionale ho ascoltato per intero le 8 ore di interventi e devo dire che ho trovato molti di questi non in linea con la situazione in cui riversa il nostro Paese e la politica italiana. La presenza massiccia di elettori del Movimento 5 Stelle è la spia, per il PD, in primis, ma per l’intera classe politica italiana, che c’è un grande e grave problema in mezzo a noi: file e file di gente che ha fatto delle istituzioni il proprio lavoro a tempo indeterminato ed oggi, quando la consapevolezza nei cittadini è accresciuta soprattutto per le precarie condizioni in cui riversano centinaia di migliaia di famiglie (in continuo aumento), arrivati al conto dei fallimenti e delle vittorie, i primi sono molti di più (ma dico molto ma molto di più) delle seconde, innescando una reazione del tutto legittima.

Il PD è stato ciò che ha sempre professato d’essere? Un grande partito popolare? Beh, io credo che le risposte a queste domande le troviate nel video qui sopra. C’è bisogno di uno scossone che faccia maturare l’idea che se le cose non cambiano, verremo tutti quanti spazzati via da una Storia che corre e che non sempre va per la strada giusta.