Dove siete?

È notte fonda mentre scrivo questo post. È una sera come tutte le altre, eppure ho sentito l’esigenza di tornare a scrivere.

È un periodo in cui sentirsi assopiti, stanchi e scoraggiati viene facile, più di quanto possa esserlo sbraitare contro chiunque sul web, come va ormai di moda tra gli utenti.

Penso e ripenso al senso della politica, al significato che può avere l’impegno di chiunque abbia a cuore i diritti, le libertà e la dignità di tutti gli esseri umani. Che senso ha continuare? Che senso ha provare rabbia, disgusto e vergogna davanti a quello che ci passa da sotto al naso, ogni giorno? Dove trovare la forza?

Sono uno di quelli che fanno le cose perché ci credono davvero e allora perché non riesco a dimostrare, prima di tutto a me stesso, che quell’impegno conti ancora qualcosa e che, prima che al sottoscritto, serva alla politica stessa e alla Comunità in cui vivo?

Coloro che hanno generato false notizie, paure verso altri esseri umani e che hanno fatto del disprezzo e dell’odio i loro segni particolari, sono al governo. Qualcuno è al timone più di qualche altro, ma tutti si riuniscono nella sala del Consiglio dei Ministri per deliberare, per dare legittimità a scelte scellerate di qualche pazzo furioso pericolosamente adagiato in una posizione di predominio sulla politica italiana, da qualche mese a questa parte.

Non farò nomi, non farò cenni a qualche soggetto in particolare. Qui si parla generalizzando, perché così è che va di moda ora: generalizzare svuota le coscienze e trasuda bile. Io non ho bile ma ho una coscienza stracolma e vorrei alleggerirla un po’.

Forse non dirò granché in questo post, eppure non so come si possa restare inermi davanti alla morte di 100 esseri umani, di diversi bambini e neonati; come si possa restare indifferenti davanti a sparatorie in pieno centro, ad opera di italiani, contro un essere umano colpevole di avere la pelle di un altro colore rispetto a quella dei suoi carnefici; come si possa restare impassibili davanti a pazzi armati che inneggiano il nome dello stesso politico di cui si faceva cenno prima?

La disperazione vagheggia per le strade del nostro Paese e a vagheggiare è anche il buon senso. Il primo pervade l’essenza della nostra quotidianità, mentre l’altro ha smarrito la sua strada, non riuscendo a ricongiungersi con l’umanità presente in ognuno di noi.

Ma dove sono le forze opposte a tale barbarie? Dove sono le voci dei diritti, delle libertà e della dignità di cui parlavo prima? Dove sono quelli che si fanno chiamare leader e oltre a guidare i loro fedelissimi non riescono a dare forma e significato ad un’idea collettiva di futuro?

Perché devo continuare a sentirmi fuori luogo in giro per la Città? Perché devo continuare a sentirmi dire che sono io a sbagliare, che sono io a non capire, che sono io ad essere un passo indietro rispetto alla Storia? Perché devo continuare a vivere accerchiato dall’indifferenza e dell’assopimento delle emozioni e delle sensazioni di tutti coloro che come me vivono le loro giornate inondati dallo stesso flusso di notizie, coinvolti nelle stesse dinamiche e presenti negli stessi luoghi?

Perché devo sentirmi in imbarazzo davanti alla rappresentazione quotidiana di quella comunità a cui appartengo, una comunità che non rappresenta tutti, certo, eppure, forse, non riesce a rappresentare neanche più se stessa?

Sono qui, a notte fonda, a pensare a cosa sia giusto e quale sia la scelta migliore. Penso a come rispondere alle delusioni mie e di chi come me vive tale distacco. Sono qui e penso a come reagire verso chi ritiene che l’errore sia il mio e non il proprio.

Sono qui, seduto nella mia stanza, da solo. Non c’è una grossa differenza rispetto alla sensazione che vivo per strada. Mi sento solo, circondato da persone.

Dove siete? So che siete vicini a me e che come me vi sentite soli. Dobbiamo reagire. Dobbiamo unirci. Dobbiamo ripartire, costi quel che costi.

Il mio futuro non lo lascerò decidere a nessuno. Il mio futuro non lo lascerò distruggere da nessuno. Il mio futuro non può che essere parte di uno più grande, collettivo. Un futuro che non è solo la somma di tanti piccoli futuri individuali, ma la moltiplicazione esponenziale delle speranze collettive e delle mille ragioni per le quali si può costruire un mondo diverso da quello in cui stiamo vivendo: senza muri, senza barconi affondati in mare, senza vite disperate inghiottite nell’ormai grande cimitero del Mediterraneo, senza bambini separati dai genitori, senza morti ammazzati per il colore della propria pelle, senza ingiustizie, senza disugaglianze, senza odio ed invidia sociale.

Dove siete?

Il futuro è dei giovani

Inserirei tra le citazioni da tenere sempre in tasca, questo messaggio di Nelson Mandela, in occasione di un dottorato onorario presso l’Università del Kwazulu-Natal (Sudafrica), il 30 maggio 1998.

“Il futuro è dei giovani. Tocca a loro prendere il posto di alcuni di noi, ormai vicini alla fine della carriera politica. Devono cercare di ottenere e avere a cuore la condizione primaria per la pace, ovvero l’unità nella diversità, e concretizzare tale obiettivo in modo durevole.”

Il gran bazar della politica

Sarò anche un po’ ripetitivo, sul fatto che la politica debba essere riformata, per non dire totalmente abbattuta e ricostruita ex-novo. Penso che non si potrà mai definire la situazione attuale, una volta per tutte, con una semplice e dettagliata descrizione, sintesi e mappa concettuale, capace di essere dinamica e, perennemente, di estrema attualità.
Ogni giorno leggo cose sconcertanti sui giornali, a partire da un affannato governo tecnolitico (tecnico+politico, anche se, in realtà, -tecnico+politico) che, con i suoi professori, cercano in tutti i modi di raggiungere il pareggio di bilancio, pur trovandosi davanti ad un burrone, mentre dall’altra un ex-comico o comico in piena attività, non saprei come definirlo, viste le sue dichiarazioni da giullare di corte sulla mafia e lo Stato, considerando la prima MENO dannosa della seconda, tenta di sbaragliare. Soffermandomi su quest’ultimo personaggio, vorrei mettere nero su bianco alcune mie riflessioni scettiche e critiche nei suoi confronti e verso quello che si prefigge di costruire.
Partiamo dal presupposto che il Movimento5Stelle stenta ancora a non definirsi partito – quando la funzionalità di questo dovrebbe essere: comunanza di idee e costruzione di una rete di sinergie per l’attività amministrativa ad ogni livello, ma soprattutto per la costruzione di una prospettiva del Paese; Grillo e il suo Movimento strumentalizzano ogni “attacco” nei loro confronti, affrancandolo come sintomi di paura, di gemiti di mummie ammuffite che scosse nel loro sarcofago di palazzo, gettano fango su un “movimento di cittadini con l’elmetto”, sia ben chiaro: io critico Grillo e il suo Movimento, ma non mi sento affatto una mummia o parte di un partito morto e sepolto. Messaggio a Grillo:chi dissente da te non è morto, il qualunquismo è una brutta malattia, sarebbe meglio guardare in faccia la gente che ti contesta, prima di mettere tutti sullo stesso livello, magari non considerandosi come il guru della “nuova” classe politica“. Su quanto rilasciato dal comico genovese, su mafia e Stato, permettetemi di non commentare un’uscita squallida e da immediata denuncia (questo in un paese civile), sarebbe scontata la mia reazione, ciò basta per confermare quanto di marcio e incosciente ci sia nell’auto-nominato eroe della finta antipolitica.
Ma torniamo a cose più serie. La fiducia dei giovani nella politica è ai minimi storici, una sfiducia che genera disinteresse, che a sua volta distribuisce un’ignoranza tale, da non sapere chi sia il Presidente della Repubblica o chi sia il Ministro dell’Istruzione (tema molto vicino alle giovani generazioni) o il titolare del dicastero più menzionato degli ultimi mesi, quello del Lavoro.
Vogliamo lasciare così, il futuro del nostro Paese? Formulo meglio: VOLETE LASCIARCI COSI’? È QUESTO IL SEGNO CHE L’ATTUALE CLASSE DIRIGENTE VUOLE LASCIARE NELLE GENERAZIONI FUTURE E NEL DESTINO DEL PROPRIO PAESE? – Usando formule di linguaggio web, da chat, il MAUISCOLO, significa GRIDARE: bene, immaginatele così!
Il resto, è tutto un gran bazar. Tutto a metà prezzo, pagano le generazioni future.

Si progetta un futuro vuoto!

Da decenni si discute di futuro. Un futuro che, a mio avviso, è stato sempre idealizzato come un’azione costruttiva della classe dirigente attuale in prospettiva di periodi successivi: riforme, leggi, decisioni politiche. Sbagliando, in parte.
Ma c’è un problema di fondo: nessuno ha mai compreso che per parlare di futuro, progettando una visione lungimirante della società del nostro Paese, sia necessario chiamare a raccolta chi quel futuro lo vivrà a pieno ritmo, le giovani generazioni.
Credo sia di fondamentale importanza ringraziare chi ha già dato, ma chiedendo di andar via, ma non fraintendetemi, non parlo mica di una radicale sostituzione della classe dirigente – cosa che in Italia sarebbe necessaria, vista l’età media di 65 anni, ma di una presa in considerazione forte di una grande fetta della popolazione, con i suoi problemi e esigenze, ma soprattutto con le sue idee e proposte da inserire all’interno del dibattito comune.
La proposta? Se dovessi dare un’idea per risolvere questo problema, potrei benissimo fare 2 proposte: la prima va all’attuale classe dirigente, chiedendo di inserire all’interno del confronto, ad ogni livello, i giovani, gli studenti e i giovani lavoratori; dall’altra, la seconda e più impegnativa proposta va a noi.
Se vogliamo guadagnarci il futuro, e magari un futuro migliore rispetto all’attuale prospettiva, dobbiamo unire le nostre forze per far sentire la nostra voce: dobbiamo creare un documento nazionale, una petizione generazionale, che richiami all'”ordine” il nostro Paese e che ci dia la forza per rivendicare la nostra posizione nel sistema sociale, aprendo un forum perenne con la politica e le istituzioni, ad ogni livello.

4 parole sul futuro ormai passato

Mi chiedo che concezione si abbia del “futuro”. C’è da domandarselo, perché se la società cerca di avanzare in ogni settore, con l’obiettivo di raggiungere sempre il meglio, vuol dire che qualcuno o qualcosa abbia cambiato questa finalità. La scienza e l’avanzamento tecnologico travolgono aspetti inutili, come l’aspirapolvere autonomo, per farvi un esempio, dandone anche molta importanza, per ragioni squisitamente di mercato.
Nel 2012, se l’opinione pubblica mondiale, in passato, si fosse focalizzata su aspetti importanti per la crescita e la salvaguardia dell’ambiente, grazie alla tecnologia, vivremmo in case autosufficienti energeticamente, capaci di riscaldarsi attraverso l’energia solare, di garantire una ecosostenibilità necessaria, al giorno d’oggi.
Invece no. La tecnologia sforna di giorno in giorno nuovi giocattoli e chi più ne ha, più ne metta.
Il futuro attuale è oscuro. Nessuno sa cosa accadrà. Di certo, la responsabilità è dell’uomo, con le sue invenzioni e la sua voglia di novità. Io ho 18 anni, e vi posso assicurare che vedere qualcosa del passato mi fa venire la nostalgia degli anni dell’infanzia. Un esempio? Vi ricordate la sigla di “Lunedi Film” di RaiUno (vedi video)? Beh, è bellissimo ricordare quando c’era qualcosa di interessante alla TV, al posto dell’immensa spazzatura che, oggi, inonda le case degli italiani.
Ai posteri l’ardua sentenza. Solo che tra quei posteri, ci sono anche io e a me non piace per nulla il futuro che ci stanno preparando.

Prepariamoci!

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In questo momento mi trovo in treno, per partecipare alla riunione di Esecutivo Provinciale dei GD. Ho sempre visto il mio impegno politico come un modo di integrarmi nella società ma ancora di più di sentirmi cittadino al 100%. Non credo nella politica per soddisfare i propri, e dico propri, interessi personali, anzi, la vera grande sfida è quella di lasciar da parte l’IO e di prendere in cnsiderazione il NOI. Chi utilizza il VOI, la maggior parte delle volte, vede il suo impegno come un lavoro, disinteressandosi della partecipazione e soprattutto dimenticando di essere anche lui un cittadino a tutti gli effetti. Bisogna credere nelle nuove generazioni? Io credo proprio di si, soprattutto per quella parte di nuove generazioni che vuole risolvere i problemi del proprio futuro, mettendosi in prima persona, al “fronte” della politica, davanti alle enormi problematiche che lo attendono, tra le quali, l’ostilità da parte di molti cittadini, nel vedere un giovane attivo in politica, nelle Istituzioni.
La prima settimana di settembre sarò a Torino, per ragioni personali, ma non perderò occasione di essere alla Festa Nazionale dei Giovani Democratici e del Partito Democratico. Voglio proprio vedere cosa si dirà in quel luogo, voglio capire se all’interno della componente giovanile, di cui faccio parte, abbiamo una classe dirigente che parla di futuro o che è paralizzata da logiche politiche vecchie. Staremo a vedere. Per il resto, per cambiare, partiamo ognuno dalle nostre città.

L’Italia e il suo Futuro non si conoscono

Cosa ne sarà del Nostro Paese tra 20 anni? Io, qualche volta, me lo chiedo e mi interrogo su quali saranno le differenze da quello attuale. La società come si muoverà? Come si svilupperà il nostro sistema scolastico? Come saranno le televisioni? E soprattutto, esisteranno ancora? O verranno rimpiazzate da altro? Come saranno le giovani generazioni tra 20 anni? Precarie e sofferenti come quelle attuali? Ma la domanda più grande, su cui ruotano tutte le altre domande prima esposte, è: come sarà la politica tra 20 anni?

20 anni fa, pressapoco risalente tra il 1992/1994, secondo alcuni commentatori, nacque la Seconda Repubblica: un cambiamento repentino, improvviso della vita politica del Nostro Paese, fomentato da continui terremoti giudiziari da parte di Tangentopoli.

Conosciamo tutti la storia della S.R. e soprattutto conosciamo cosa la distingue dalla prima: i nomi dei partiti. Basta, direte voi? Secondo me, per il mio modesto parere, ritengo che la seconda dalla prima si differenzia solamente da un concetto: ora è il leader a scegliersi il partito, oppure esistono partiti ad immagine e somiglianza dei loro leader, come si suol dire, non è il partito ad essere l’apice della persona, ma è la persona l’apice del partito.

Il Popolo delle Libertà è l’esempio concreto di un partito destinato a scomparire, non appena Berlusconi uscirà di scena. Ecco perchè si sta tentando di portare la figlia-manager in politica, ciò che conta è il cognome, ciò che conta è personalizzare una politica ormai morta. Saremo in grado di cambiare noi, prima di cambiare il resto? La classe politica attuale, in sincronia con la psicologia generale del nostro modo di essere, si riempie di parole, di ottime citazioni: “…cambieremo il Paese”, “…con noi per la novità della politica e per una vera speranza di cambiamento”. Casini afferma che è il più corteggiato della politica, bene, prima cosa vorrei capire dov’è la novità del terzo polo, poi vorrei sapere come e quando sarà deciso colui che porterà avanti la “carretta” [cit. Bersani], o meglio, la terza carretta. In natura tutto è diviso in due caratteristiche, tutto è in coppia, gli opposti sono due: buio e luminoso, cattivo e buono, nero e bianco e così via. Se la destra è una merda, la sinistra non di certo da meno (allo stato attuale), mi chiedo cosa sia il centro. Se il “centro” è tra la destra e la sinistra, vuol dire che ha un po’ di uno e un po’ dell’altro, quindi è una totale merda, una merda a due colori, la peggiore.

Come pensano i ragazzi di oggi, ma soprattutto, come guardano tutto questo le giovani generazioni? I prossimi dirigenti, i prossimi politici, i prossimi protagonisti di questo Paese ormai allo scatafascio? Ritengo sia necessario fare una cosa, prima di qualsiasi altra, convincere noi stessi che siamo importanti, siamo gli unici che possono cambiare le cose, che possono ridare credibilità a questa politica marcia e maleodorante. Crediamo in noi stessi, altrimenti nessun’altro lo farà veramente.