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La violenza non serve ad un cazzo!

Ormai è un rito, lo sappiamo: dove c’è un evento politico organizzato dalla forza politica attualmente al Governo, i black bloc, i centri sociali, gruppi estremisti e compagnia bella, mettono in scena la guerriglia urbana che oltre a vasi rotti, auto in fiamme, strade dissestate e danni a comuni cittadini, non porta ad alcun risultato. Lo vogliamo capire o no? Lo vogliamo capire che significa svilire il dibattito e le tesi di chi era lì, in piazza, in modo pacifico per manifestare il proprio dissenso, senza violenza?

Spiegatemi, una volta per tutte, a cosa diavolo serve la violenza? La violenza non serve a nulla, se non a far sfogare degli incivili (è bene sapere che mi stia trattenendo dall’usare aggettivi che più rispecchierebbero il mio disgusto su tutto questo).

Condanno fermamente le guerriglie urbane di manifestanti di ogni colore politico.
Condanno fermamente le manganellate a studenti e manifestanti pacifici (e ce ne sono state tante).
Condanno fermamente le violenze di uomini in divisa a civili, nelle caserme, nelle carceri e per strada ad un semplice controllo.
Condanno fermamente ogni tipo di violenza, che sia lo Stato o sia la piazza ad esserne autore.

Aspetto risposte. E spiegatemi anche se quella è una posizione legittima che avvalora le tesi contrarie a quelle dell’attuale Governo.

Filo-governativo io? Leggete il mio blog e capiterete che non è una questione di bandiera politica.

No. Sta volta “Charlie” rimane al suo posto. Non è accettabile una vignetta che più che di satira sa di auguri disgustosi.

Charlie Hebdo si scagliava contro i fondamentalismi, contro le religioni, contro la violenza. Accostare la sofferenza di centinaia di persone, dovuta al terremoto, alla contrapposizione politica, no! Non mi troverà mai dalla sua parte.

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La sintesi è ciò che manca

Per il resto abbiamo tutto. Non ci manca niente.

Lo dicevo ieri, lo dico oggi: sono d’accordo con Andrea Baldini, coordinatore nazionale dei Giovani Democratici. Certo, andrebbe argomentata l’ultima affermazione sulle “critiche strumentali”, ma per il resto non fa una piega.

Sono d’accordo

Con quello che dice Andrea Baldini, coordinatore nazionale dei Giovani Democratici.

Renzi e Camusso, avete perso entrambi

Mi sono vergognato un po’ per quello che è successo ieri. Ho visto trionfare la retorica; ho visto scalfite due colonne portanti del mio modo di intendere l’impegno in politica: la vicinanza alle esigenze e ai problemi dei cittadini e l’elaborazione politica.

Come si può schernire una piazza coperta da un milione di lavoratori e studenti? Perché devo essere costretto ad ascoltare parole dette e ridette da Berlusconi durante i suoi governi? “Con noi c’è la gente che lavora”, ci mancava che qualcuno dicesse “Siete solo dei poveri comunisti!” e la frittata era fatta.

Come si può chiedere a dei tavoli di una stazione ferroviaria dismessa di fare elaborazione politica? Dove sono finiti i luoghi del partito? Che ne sarà di quei documenti creati in occasione della Leopolda5? Saranno la base di futuri provvedimenti del Governo? Oppure saranno portati all’attenzione del partito e messi in discussione?
Lo chiedo, perché voglio capire la mia funzione all’interno del PD. Voglio capire se sono solo un volto che deve prendere schiaffi dagli elettori quando cerca di difendere il proprio partito, oppure qualcosa di più.
Lo chiedo, perché voglio capire se Davide Serra vale di più di tutti i militanti del PD e di chi si spezza la schiena nel trascinare la dignità di una politica che perde valori ogni giorno di più.

Come si può convocare una piazza sapendo di aver perso in partenza? Sia ben chiaro, non parlo di un fallimento numerico, ma di un fallimento storico. Tanti sono stati coloro che si sono alternati su quel palco, testimonianze importanti, ma quanto, oggi, il sindacato sa leggere la realtà? Anch’esso, come la politica, ha bisogno di rinnovarsi (e farlo meglio) non solo nei volti, ma negli strumenti di comunicazione con i lavoratori, far capire che il sindacato non è una zavorra, ma un soggetto fondamentale in una democrazia. Cambiare rotta, rivoluzionare il mondo del sindacalismo.
Ci raccontano di realtà in cui i sindacati non esistono, spacciandoli come esempi di sviluppo e crescita, con parole da veri estremisti. E la colpa di chi è? È sempre e solo degli altri? Non credo. La colpa, caro sindacato, è anche la tua, non solo della politica.
Quella piazza di ieri, era bellissima, ma c’era qualcosa di diverso rispetto alle piazze di qualche anno fa, tipo quella del 2003, quando Cofferati si trovò dinanzi a 3 milioni di lavoratori. Certo, la situazione storica era differente e c’era un Segretario generale come pochi altri, ma la memoria storica dovrebbe ricordarci che un tempo si militava o nel partito o nel sindacato (o in entrambi), mentre oggi calano le tessere dei partiti ed è “sparita”, di fatto, la militanza nel sindacato, non più presente come una volta.
I sindacati devono rinnovarsi, devono salvare il ruolo che ricoprono, o meglio, dovrebbero ricoprire.
Di persone impegnate nei sindacati ne conosco, la maggior parte di loro sono persone di valore, che credono in quello che fanno. Non meritano di essere considerate delle zavorre, per colpe non loro.

Tornando alla politica, al PD, alla Leopolda, a Renzi, credo che il ragionamento sia molto semplice: il PD si sta trasformando in un mero contenitore, dove al suo interno forze politiche distinte si fanno guerra tra di loro, Leopolda da una parte, SinistraDem, ÈPossibile, LabDem, etc. dall’altra. Ma quanto teniamo al Partito Democratico? Sono forse dei prototipi di nuovi partiti da far nascere dopo una ipotetica scissione? Ma dove vogliamo andare? Io mi oppongo a questo scempio.

Le domande sono tante, ma una cosa è certa: ieri, non c’è stato nessun vincitore, ma solo perdenti. Più di tutti, la dignità.