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Auguri, Presidente!

Anche se avrei preferito lasciar riposare, meritatamente, Giorgio Napolitano, attualmente è l’unico di cui ci si possa fidare seriamente, all’interno delle Istituzioni Repubblicane.

Mi accodo a tutti coloro che hanno gradito il suo discorso di insediamento e devo esservi sinceri: ho gongolato quando ho visto partire schiaffoni a chiunque in quell’Aula, oggi. Napolitano ha trovato un modo elegante ed istituzionale per dire ai responsabili di questo sfacelo che hanno rotto le palle. Ha fatto bene.

#OccupyCongress

#OCCUPYCONGRESS

Arriverò in ritardo, nel commentare quanto sta accadendo al nostro Paese, durante le votazioni del Presidente della Repubblica, fatto sta che ho il voltastomaco e, candidato o no del Pd, non sono uno che riesce a tenersi le cose dentro.

Partiamo per ordine. Il Partito Democratico durante la campagna elettorale ha sempre e dico sempre cercato di dare di sè un’immagine di forza rinnovatrice, riformista e devo dire che c’era anche riuscita, nella concretezza, non solo con le primarie per i parlamentari – dove sono stato eletti molti giovani, tra cui molte donne – ma soprattutto con la presentazione di due persone autorevoli e molto rispettate, alla presidenza di Camera e Senato, rispettivamente Laura Boldrini e Pietro Grasso.

Oggi tutto questo è andato in fumo, forse per qualche chiappa venduta al nemico e magari per la disperata ricerca di una maggioranza che potesse dar vita ad un governo, un governo che, personalmente, potrebbe benissimo non esserci, se questo comportasse l’ammucchiata geneticamente modificata di PD e PDL, consegnando a Grillo, indebitamente, il 50% del consenso alle prossime elezioni, con Berlusconi secondo partito e noi relegati a fare il “nuovo terzo polo”. Tutto questo perchè il nome di Franco Marini è il risultato di una imposizione e non di quel sentito bisogno di cambiamento (ne parlo qui).

Durante la mia piccolissima esperienza in politica, ho cercato di conoscere da vicino le realtà che circondavano e animavano il PD, trovando interessante la fronda renziana, per me caduta in basso, ultimamente, a causa dei recenti comportamenti assunti dal Sindaco di Firenze, comportamenti che si potevano assolutamente evitare, considerato il fatto che, a ragion veduta, il soggetto citato sarà, senza pronostici da fantapolitica, il prossimo candidato del centrosinistra alle prossime Politiche, salvo cambiamenti e tattiche “boldrini-grasso” dall’altra parte della barricata. Il fronte bersaniano, per intenderci.

Il PD guarda al suo futuro. Ce lo dicono tutti: giornali, portali d’informazione, personaggi di spicco della scena politica italiana, protagonisti del centrosinistra. Tutto vero, nessun dubbio. Proprio perchè veritiera questa tendenza, oggi esprimo il mio dissenso per ciò che è stato il PD, ciò che non è stato il PD e auspico un futuro migliore per quello che, oggi, risulta essere il primo vero progetto di partito 2.0, casa dei riformisti e aperto, democratico. Peccato che in queste ore abbia avuto mancanza di promiscuità tra decisioni politiche e popolari, quello che, in fin dei conti, è la vera forza del Partito Democratico. Le primarie ne sono un esempio.

Si parla di futuro, abbiamo detto, e quindi si parla di congresso. Non so chi rappresenterà il fronte ora targato “Bersani”, non sappiamo se ci sarà ancora, fatto sta che i nomi che ora circolano in rete e per i corridoi di partito vanno distinti e vanno comprese le loro ragioni e soprattutto il loro peso conquistato all’interno del partito.

Fabrizio Barca ha un passato di tutto rispetto, ma il prossimo segretario del PD non può essere uno che ha deciso di aderirvi l’11 aprile 2013. Per l’appunto.

Gianni Pittella, certo, uomo di partito, vice-Presidente vicario del Parlamento Europeo, d’accordo, aspetto di avere più informazioni in merito alle intenzioni di Pittella, ma non è il soggetto che il PD cerca, non perchè non sia una brava persona, ma perchè c’è bisogno di teorizzare nuovamente il concetto di partito e le modalità di partecipazione. Detto questo io ho fatto la mia scelta e fino a quando non mi caschi il cielo in testa, io ho il mio candidato ideale: Pippo Civati (che di nome fa Giuseppe e non Filippo!).

Civati è sempre stato uno che, dal canto suo, ha sempre detto la propria e di teorie su come investire le forze del più grande partito italiano ne ha sfornate parecchie e non sono, di certo, da buttare nel cestino. Civati non va raccontato, va letto, vanno ascoltati i suoi discorsi (qui il suo blog) e la cose che più mi coinvolge è che dire di essere dalla sua parte non significa essere “civatiano” ma essere un democratico che vuole cambiare le cose e io sono un democratico che non vuole starsene all’angolo ad osservare. Mi sono iscritto al PD non con l’intenzione di fare carriera al suo interno, ma di lavorare per il bene del territorio, della provincia, della regione, del Paese, ma ancora di più della gente che ci circonda. Ciò che ci accadra di qui a pochi secondi non possiamo saperlo, ne per le nostre singole vite, ne per il nostro essere comunità.

Civati è candidato al prossimo congresso e può essere certo di una cosa: io ci sono. Mi sono stancato delle linee forti e soprattutto della “macro-candidatura” certa della vittoria. Basta! Il partito è di tutti. Il partito non è di proprietà intellettuale di nessuno, ma di tutti. Si cambia al congresso e il PD se vuole sopravvivere dovrà fare un passo da gigante, altrimenti sprofonderà nella frammentazione e quel passo richiede rinunce, rinunce che non possono essere lasciate alla strumentalizzazione di qualcuno, ma che devono risultare non come mezzo di propaganda, ma di rinvigorimento.

Ps: voglio esprimere il mio orgoglio e la mia soddisfazione nel vedere le sedi del PD occupate in tutta Italia. #OccupyPD ora è sostenuto dai Giovani Democratici. Ne vedremo delle belle nelle prossime ore. Io la lancio qui, una bella idea per il prossimo congresso: #OccupyCongress. Per il resto, stay tuned!

Siamo in un Marini di guai

Mi ero promesso di dedicare in questo blog, soprattutto in un momento così intenso per la mia Città, in vista delle Amministrative, spazio alle problematiche di Noci e a quelle che sono le nostre soluzioni, le nostre prospettive. Lasciatemi però fare delle piccole osservazioni su una notizia che mi ha lasciato sconcertato: la candidatura di Franco Marini a Presidente della Repubblica.
Ora, siccome il mio pallino è sempre quello e siccome al Quirinale non possiamo metterci chiunque ci passi per la testa, ritengo che quello che raffigurò Sandro Pertini a suo tempo – ruolo da collante tra società fortemente delusa dalla politica e quest’ultima, immersa nel marcio – oggi spetti a qualcun altro, qualcuno che sappia, anche solo con la sua elezione, calmare le acque di questa politica becera e di questo ondata di ribellione scarna di contenuti e ricca di voglia di cambiamento.

Il Pd così si spacca, ormai ce lo dicono tutti e un tentativo di autoconvincimento non fa mai male a nessuno, certo è che fa male alla storia del nostro Paese e al centrosinistra. Cosa sarà successo in quell’assemblea che ha partorito il nome del ex Presidente del Senato? Bersani avrà preso un colpo di sole? Certo è che non è benefico per il Paese, per la politica, per il Pd.

Dopo la grande mossa Boldrini-Grasso, ci tocca un Franco Marini che tutto è tranne sinonimo di rinnovamento e soprattutto la risposta che l’Italia si aspetta, almeno da questa mini-legislatura, che io chiamo “di servizio”.

Vorrei porre fine a questa storia, magari con l’obbligo di mettere in streaming questi “conclave” e cominciare a comprendere le ragioni di tali risultati raccapriccianti. Soprattutto per capire cosa si voglia raggiungere minando l’alleanza con Vendola.

Cosa dirà la gente, cosa penseranno i cittadini? Queste elezioni politiche dovevano essere il segnale di fumo, per avvertire che le cose stanno per rivoluzionarsi, che la politica deve fare 4 passi in avanti e 2 di lato, perchè procedere non basta, serve dignità e ascolto verso i cittadini e i loro bisogni. In questo momento, l’ascolto sarebbe stato di notevole aiuto.

Il Movimento 5 Stelle, dopo il rifiuto della Gabanelli, presenta Rodotà, un nome che se pur appartenente ad un’altra era politica, rimane pur sempre un soddisfacente candidato a cui bisognerebbe dar peso, senza pregiudiziali nei confronti di chi lo propone, ma sempre con un occhio di riguardo al Paese.

Personalmente avrei preferito un Romano Prodi, pacato, molto attento ai problemi economici, una persona che per il suo carattere sarebbe riuscita nell’intendo di riportare la politica a quello status di dialogo e lavoro. Ma se le cose sono messe così, allora io credo che Stefano Rodotà sia la carta da giocare.

Marini no! Faremmo 10 passi indietro e dopo il 9° c’è il burrone.

L’incontro con “Morfeo” (cit.) Napolitano

Con che faccia si sarà presentato Beppe Grillo da Napolitano, oggi, nel secondo giorno delle consultazioni, dopo che per mesi, forse anni, l’ha definito “Morfeo” Napolitano?

Il sempre grande Sergio Staino ha ipotizzato cosa possa accadere in quelle stanze del Quirinale.

Non aprite quel portone

Alzato di buon ora, questa mattina, vi lancio un messaggio che viene dalla notte e che trova conciliante un documentario sulla nascita della Repubblica Italiana e dei lavori della Costituente, con successivo excursus di tutti i Presidenti della Repubblica che, in questo momento (07:30) è in onda su Rai Storia.

Cosa è successo nei giorni scorsi in Parlamento? Boldrini e Grasso sono semplicemente la risoluzione diplomatica di uno stallo o la loro elezione significa qualcosa di più? Beh, io credo che essere disfattisti non porti nessun vantaggio, sminuire un passaggio importante delle Istituzioni neanche.

Le elezioni di febbraio hanno lanciato un messaggio importante alla politica: non si può più tentennare dinanzi alla necessaria e vitale propensione al rinnovamento e all’abbattimento di vecchie logiche partitiche. Alfano dice si ad un governo del PD se al Quirinale andrà uno di loro. Se dovessi essere il soggetto preposto a rispondere al segretario del PDL, direi senz’altro che un partito che sfila davanti ad un tribunale per difendere il suo fondatore, non può accedere ad una carica di garanzia istituzionale, in un momento così delicato per la politica italiana e per il Paese, in ogni suo angolo.

E le giovani generazioni quale ruolo hanno in una fase così delicata? Pensare, oggi, che il rinnovamento abbia trovato il suo appagamento nell’elezione di deputati under-35 è superficiale. Io non credo che sia finita qui, io credo che mai si sia attenuata la responsabilità di noi giovani verso il futuro dell’Italia e verso ogni singolo territorio che ci vede protagonisti, attivi su ogni tema a noi caro, ma che incontra per la sua strada l’indifferenza di molti, non solo, però, di ragazze e ragazzi, ma soprattutto di donne e uomini che credono di non avere tempo per ascoltare una idea nata da un giovane.

Io continuo ancora a guardare il documentario sui Presidenti della Repubblica. Vedere l’Assemblea Costituente che lavora incessantemente per dare al nostro Paese la Costituzione, mi emoziona. Vedere personaggi come De Nicola, Einaudi, Gronchi o Pertini, Ciampi ed in ultimo, Giorgio Napolitano, mi lascia pensare che quel ruolo spetti a persone che si sono distinte per la difesa dell’Ordine dello Stato e della dignità del Paese. Non pensa serva altro per spezzare le gambe a chi cerca di approdare al Quirinale dopo le numerose vicende che lo hanno visto protagonista.

“Ho fiducia nella nostra gioventù”

Questo discorso del 1978, di Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, mi lascia riflettere parecchio. Penso e ripenso alla situazione attuale e mi chiado cosa sia cambiato, essenzialmente, da quel lontano periodo della nostra Italia.

Crisi economica, sociale, politica: alla base di ogni singolo momento della nostra Storia e delle azioni che, quotidianamente, compiono chi è stato chiamato a risolvere i problemi comuni, la classe dirigente.

Apro questa giornata sul blog con questo video, con la speranza che le parole di uno dei più grandi presidenti della Repubblica, possano far riflettere e comprendere la direzione giusta.

La rivoluzione non è tale se non collettiva e fondata su principi comuni, su un comune orizzonte e soprattutto, un comune sentire sulla propria pelle le sofferenze che la catastrofe del sistema economico-sociale sta alimentando, travolgendo, per l’ennesima volta, le giovani generazioni, con una disoccupazione giovanile pari al 38,7%.

Può essere una “rivoluzione” il risultato di parole travasate di bocca in bocca, senza neanche l’uso dei sinonimi? Può essere una “rivoluzione” simbolo di chiusura mentale? Risposte ce ne sono, ma ho deciso di non darvele, perchè le saprete già, se vedrete questo video.

Lezioni di Costituzione

Qualcuno dia lezioni di Diritto Costituzionale e di Diritto Parlamentare a Beppe Grillo. Dalle sue recenti dichiarazioni pare che il leader del M5S voglia proporre a Napolitano un Governo a 5 Stelle, pur non avendo maggioranza alla Camera e al Senato. Mi chiedo con quanta sincerità dica una cosa del genere. Vorrà forse rinfacciare al Presidente della Repubblica il suo rifiuto a tale proposta e poi farci una campagna elettorale ad hoc su questo? Io non avrei tanti dubbi, ma non vorrei che qualcuno pensasse che io sia malizioso. Certo è che non si può andare avanti così e agli attivisti e sostenitori del Movimento 5 Stelle dico che non devono prendersela se si parla del loro movimento e soprattutto ho una concezione dello stesso non tanto positiva. Non gridate al complotto o alla “tendenza della politica ad essere contro la rivoluzione”, perchè io di rivoluzione non ne vedo ombra, ma come ho già detto ieri, solo tanta disperazione nel Paese. Sarò pure superficiale, ma credo che non sia una dimostrazione di alto profilo quella di Grillo e Casaleggio. Mettere alle strette gli stessi neo-parlamentari a 5 stelle, minacciando il loro allontanamento dal M5S è l’esatta traduzione di un modo di far politica vecchio, becero, dove le persone vengono prima delle idee e dei progetti  comuni. Mi dispiace, ma non è così che si fa la rivoluzione. Le giubbe stellate devono riporre nel cassetto l’antipolitica e ricordarsi che ora non sono più nelle piazze, ma nelle Istituzioni e come tale, c’è bisogno di un comportamento degno di tale posizione.

Giorgio Napolitano si è dimostrato un uomo all’altezza della situazione come, del resto, dal primo giorno del suo incarico, ma con l’ammonizione a Schaeuble (leader del SPD tedesco) ha lanciato un messaggio chiaro: rispetto del voto, della scelta popolare, specchio del disagio politico in cui riversa l’Italia ma che non può essere oggetto di critica da chi è al di fuori della politica nazionale e che agisce per soddisfare i propri interessi. Se pur la mia coscienza si appaga nel vedere Berlusconi e Grillo criticati per quello che sono, per quello che dimostrano con le loro parole, credo sia più che evidente la legittimità del voto.
Un grazie a Giorgio Napolitano per quanto ha fatto fin’ora, per aver traghettato il Paese in uno dei momenti più difficili della nostra storia.