L’UE alza la voce con Washington e fa bene!

Malloch potrebbe diventare il nuovo ambasciatore USA per l’Unione europea, a Bruxelles.

Uno dei più grandi sostenitori del declino dell’Unione, assieme al Presidente Trump, tanto da applaudire il Regno Unito per la sua scelta di uscirne.

L’UE non ci sta e intende bloccare la nomina dell’ambasciatore: il procedimento prevede la notifica della nomina dall’Ambasciata USA a Bruxelles all’Alto rappresentante dell’UE (Federica Mogherini), la quale a sua volta la notificherà al Presidente del Consiglio europeo (Donald Tusk), concludendo la procedura con il silenzio assenso, dopo 30 giorni della notifica del Consiglio europeo ai 28 governi degli Stati membri dell’Unione. Il processo potrebbe ingripparsi in uno di questi passaggi. Basterebbe anche un solo Stato contrario e la nomina verrebbe bloccata.

Attendiamo fiduciosi uno scatto d’orgoglio dell’UE nei confronti degli Stati Uniti, in completo declino morale e politico, dal 20 gennaio a questa parte.

E il Regno Unito che fa? Spallucce!

Sono passati più di 6 mesi dal Referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE.Era il 23 giugno del 2016 e, ad oggi, si continua ancora a fare spallucce.

L’Alta Corte del Regno Unito (la nostra Corte costituzionale, per intenderci) ha rigettato il ricorso del Governo e ha chiesto, in modo inequivocabile, che ad esprimersi sia il Parlamento britannico sull’attivazione dell’art.50 del Trattato UE (meccanismo di recesso volontario di uno Stato membro).

Siamo tutti amareggiati, ancora, per la scelta assunta dalla maggioranza, se pur risicata, dei cittadini britannici ma è giunto il momento di assumersi le proprie responsabilità.

Si abbia rispetto verso le Istituzioni e i cittadini europei.

Oltre ai fiori che cosa c’è?

Ventotene, 22 agosto 2016. Tre leader europei. Due socialisti e una popolare – due visioni politiche differenti dell’Europa – appongono fiori sulla tomba del padre del sogno della Federazione europea, nel luogo in cui tutto ebbe inizio: l’isola del confino, in cui Spinelli, assieme a Rossi, Colorni e Hirschmann si ritrovarono, forse per caso, a sognare ciò che oggi arrancando cerchiamo di realizzare, seppur parzialmente.

Quanta strada ancora c’è da fare, eppure quei fiori vogliono significare qualcosa, ma cosa?
Spinelli sognava un’Europa federata, quelli che noi oggi chiameremmo, azzardando, “Stati Uniti d’Europa”, ma cosa c’è oggi di quella federazione?
Gli autori del Manifesto di Ventotene spiegavano come il primo passo fosse l’unione politica, piuttosto che quella economica e finanziaria – step successivi alla prima – per evitare uno stravolgimento del processo di unificazione che portasse a consolidare le singole posizioni nazionali sul piano politico, ritenendo sufficiente l’unione sul piano economico.

Oggi gli Stati membri dell’UE fanno fatica ad immaginare un Continente composto non più da singole nazioni, ma da una Comunità nuova, fatta di centralità politica europea e di condivisione massima. Da stati federati, per l’appunto.
Oggi continuiamo a rincorrere le borse d’Europa, i mercati finanziari e a stigmatizzare il lavoro del Parlamento europeo gridando contro l’austerity – che ha calpestato la dignità di diversi popoli europei – fortemente voluta dalla Germania, la stessa Germania che ha posto i fiori sulla tomba di Spinelli.

Nel frattempo, in tutta Europa le forze anti-europeiste si fanno sentire e diventano sempre più forti, soprattutto in Francia. Ma quindi?
Quale risposta dare? Quale azione mettere in pratica?
Bisognerebbe forse riprenderlo quel Manifesto, così grande e così lungimirante. Bisognerebbe studiarlo e farlo leggere a chi oggi l’Unione europea la guida, la rappresenta. Ma soprattutto farla conoscere a coloro che l’Europa sono, cioè i suoi cittadini.
Dobbiamo avanzare sul piano dell’unione politica. Dobbiamo farlo se vogliamo che l’Europa sognata da Spinelli diventi realtà.
Facciamo un piccolo grande passo, ad esempio: alle prossime elezioni europee non presentiamoci più con i diversi simboli dei partiti nazionali. Candidiamoci presentando agli elettori i simboli dei partiti europei, per dare un simbolo di unità politica, per consentire all’elettore di sentirsi, nell’urna, uguale al tedesco, al francese, all’olandese, allo spagnolo e così via.
Che tutti gli elettori di centrosinistra europei barrino il simbolo del PSE, così come quelli di centrodestra quello del PPE e così via.
Poco direte voi. Forse avete ragione, ma è dalle piccole cose che la coscienza si smuove e prima di preoccuparsi, forse, della coscienza dei governanti, dovremmo preoccuparci della nostra, ovvero quella dei governati.

Lacrime di umanità, contro ogni sciacallaggio

Sono imbarazzanti le esternazioni di alcuni esponenti delle destre che, in piena modalità “sciacallaggio”, attaccano duramente l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Comune, Federica Mogherini, a seguito delle sue lacrime durante la conferenza stampa successiva agli attacchi di Bruxelles.

Davvero strazianti le parole di soggetti che poco hanno a che fare con la cultura europea, la cultura del rispetto e della misura. Strumentalizzare le emozioni di una persona sono sinonimo di barbarie disumana, quasi alla stregue della barbarie che causa morti e feriti.

Poracci, mi viene da pensare e, in realtà, poracci lo sono davvero. Bertolaso, Meloni e Salvini. Giusto per citarne tre. Giusto per citare coloro che leggo in queste ore. Rappresentanti della destra al completo. Due candidati sindaco della Capitale e uno che si candida ovunque ci sia un posto sicuro da cui attingere fondi per farsi foto in giro e per essere onnipresente negli studi tv.

Davvero vogliamo prendere sul serio le parole di questi giullari della politica? Ma dai! Guardiamo le destre europee. Guardiamo l’Europa vera, in questi momenti e riflettiamo, meglio, riflettete cari sostenitori delle destre, da chi siete rappresentati e chi votate nelle Città e in Parlamento.

Le lacrime di Federica Mogherini sono le lacrime di tutti coloro che si sono sentiti feriti da quanto successo e lei, per il suo ruolo e per il senso di responsabilità che sta dimostrando col suo lavoro, quella ferita l’ha sentita esponenzialmente più forte.

Perciò, cara Federica, lascia perdere gli sciacalli e non vergognarti della tua umanità. Servono più politici umani che maschere di potenza e insensibilità dinanzi alle sofferenze del mondo.
In fin dei conti, come possono ferire le parole di fascisti e sfascisti finiti in scandali e spa erotiche?

Forza Europa! Forza Federica!

Buon lavoro, sempre con la stessa umanità.

Unione europea: cosa prevede la proposta del Consiglio europeo sull’immigrazione

I leader dell’Unione europea s’incontreranno a Bruxelles alle 16 per un vertice straordinario del Consiglio europeo sull’immigrazione. Alcuni giornali e agenzie di stampa come The Guardian e Associated Press hanno ottenuto la bozza del piano che sarà discusso nel pomeriggio. Ecco cosa prevede la bozza in sette punti:

  1. Sarà presentata una proposta da sottoporre all’Onu per intraprendere un’iniziativa militare che permetta di “identificare, sequestrare e distruggere le navi usate da trafficanti di esseri umani”. La proposta dovrà affrontare diverse questioni di ordine legale.
  2. Sarà sperimentato un progetto pilota: i paesi europei offriranno in maniera volontaria cinquemila posti per i rifugiati. Tuttavia le procedure di rimpatrio dei migranti irregolari saranno velocizzate. Circa 150mila migranti irregolari, arrivati nel corso dell’ultimo anno, saranno rimpatriati con un programma coordinato da Frontex, l’agenzia europea per il pattugliamento delle frontiere.
  3. Saranno incrementate le risorse delle operazioni Triton ePoseidon, come già annunciato dai ministri degli esteri e dell’interno dell’Unione europea il 20 aprile. Al momento i mezzi che partecipano all’operazione Triton hanno il mandato di pattugliare le coste italiane fino a trenta miglia dalla riva. I ministri dell’interno e degli esteri avevano proposto di raddoppiare nel corso del 2015 e del 2016 i finanziamenti destinati all’operazione di pattugliamento che non ha l’esplicito mandato di salvare i migranti in pericolo.
  4. Saranno accorciati i tempi e snellite le procedure per i richiedenti asilo.
  5. I paesi del sud dell’Europa che sono quelli più coinvolti dal flusso dei migranti saranno aiutati con delle squadre di personale specializzato che aiuteranno a organizzare e smaltire le domande di asilo.
  6. Saranno sostenuti tutti gli sforzi diplomatici per ristabilire un governo di unità nazionale in Libia.
  7. Saranno sostenute le iniziative della polizia e dell’intelligence europea per contrastare i trafficanti.

Sorgente: Unione europea: cosa prevede la proposta del Consiglio europeo sull’immigrazione – Internazionale

Convocato un Consiglio europeo straordinario sull’immigrazione

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha convocato i leader dell’Unione europea a Bruxelles per partecipare a un Consiglio straordinario in cui si discuterà del nuovo flusso di migranti in arrivo dal Nordafrica e del tragico naufragio avvenuto tra il 18 e il 19 aprile del 2015 al largo della Libia. Tusk ha risposto a una richiesta d’intervento del primo ministro italiano Matteo Renzi. Reuters

via: Internazionale

L’Europa e la sua fragilità

L’ho detto ieri, non bisogna toccare Schengen, lo chiede il buon senso e, soprattutto, anche le generazioni future.

Ieri, in Germania, il gruppo conservatore Pregida ha messo in scena una manifestazione contro l’islamizzazione dell’Occidente, a cui ha partecipato – secondo i giornali tedeschi – un numero record di persone.

In Francia si aggira, ormai da tempo, lo spettro del nazionalismo. E se, prima, ad alimentare lo sconforto (e il bacino elettorale di questi partiti) era la crisi economica, ora si aggiunge la paura, una paura costruita su misura dagli stessi nazionalisti e xenofobi, con dichiarazioni ad hoc e una lettura distorta della realtà.

In Italia, il bambacione Salvini prova a fare altrettanto, rispolverando motti e dichiarazioni contro le moschee e contro gli “stranieri in casa nostra”. Ha fatto breccia nel cuore degli italiani? Ancora no. Forse, se i giornali e le tv continueranno a dar peso e visibilità a tali affermazioni, il rischio c’è.

Ma gli attentati di Parigi hanno risvegliato, nella maggior parte dei cittadini europei, il senso di appartenenza ad una comunità oltre le Nazioni? Quel sentirsi cittadini di un’Europa unita, e non più solo del proprio Paese? No. La risposta è assolutamente negativa.
Mi hanno colpito le parole di Romano Prodi, il giorno della Marche Republicain, il quale rispondendo alla domanda se, per l’appunto, tali eventi avessero svegliato il senso di cittadinanza europea, la sua risposta è stata categorica ed era pressappoco questa:

“Non credo che quello che sta succedendo in questo momento, a Parigi, sia simbolo dell’Europa unita e quindi di cittadinanza europea.
Penso che, in questo momento, ci troviamo dinanzi ad un evento drammatico che ha stretto, solidalmente, le popolazioni degli Stati europei in risposta alla paura, ma siamo lontanissimi dal poter considerare questo come rappresentazione dell’unione dell’Europa.”

C’è altro da aggiungere?