Abbiamo bisogno di intellettuali da campo

Pagina99 prova a spiegarci cosa si sono “inventati” gli intellettuali, negli USA, per dare un senso diverso al loro impegno, mettendolo al servizio dell’opinione pubblica: le riviste. Tanto rivoluzionarie quanto storicamente risalenti ai tempi in cui il proliferare delle ideologie e dei movimenti culturali aveva fatto scoppiare un’intensa produzione di manifesti e riviste diventate, nel corso del tempo, vere e proprie bussole di civiltà e di crescita culturale della popolazione, con osservazioni di spicco, letture alternative delle vicende che occupavano la scena del momento e, anche, la creazione di un “cannocchiale” con cui vedere il futuro di lì ai prossimi decenni.

Oggi, quel concetto di impegno sta tornando e non posso che essere contento. E tale iniziativa, per essere forte, deve partire da tutti quei ragazzi impegnati nelle università, magari al loro primo dottorato, master o semplicemente nella loro fase post-laurea. Che sia però complementare con il mondo circostante, senza tagliar fuori chi non ha queste qualità.

L’intellettuale non lo si riconosce dai suoi titoli di studio, ma da quanto riesce a mettere a sistema la sua testa con ciò che lo circonda.

Se posso segnalarvi una rivista, questa volta italiana, fatta da miei coetanei, non avrei dubbi nel dirvi di leggere e affezionarvi a Pandora. Dateci uno sguardo, leggete e poi ditemi se non è un progetto che arricchisce.

Per tutto il resto c’è il vasto mondo del web. Ma attenti, TzeTze non è una rivista e né tantomeno utile a crescere.

Gambe in spalla, si riparte!

Torno sul blog dopo un periodo di magra. Le ragioni sono diverse, proverei ad elencarvele tutte, ma ci tengo a rendervi note solo le due più importanti: mi sposo e sono cofondatore di un’associazione culturale.

No, scherzo. Non mi sposo, ma l’associazione culturale l’abbiamo fondata sul serio e l’entusiasmo è molto.

Ci vediamo in viaGluck.

L’associazione si chiama viaGluck, un nome nato un po’ così, “filosofeggiando”, come si dice dalle mie parti, ovvero chiacchierando con gli amici che, poi, sarebbero diventato i compagni di questo bellissimo viaggio.

ViaGluck sarà il mezzo e non il fine. Quest’ultimo sarà creare una cultura che abbracci il mondo circostante, senza remore e preclusioni. Uno spazio che includa e che non escluda, sin dai primi passi. Se volete seguirne il percorso, vi consiglio di seguirci sulla pagina Facebook.

Giovani Democratici e PD

Riprendono le attività nei circoli, sul territorio. In queste vacanze ho avuto la possibilità di incontrare diversi circoli dell’Area metropolitana di Bari. Continua il lavoro di ascolto e di costruzione di una rete che consenta a tutti i Giovani Democratici di sentirsi protagonisti della nostra attività politica.

Assieme alla Segreteria metropolitana programmeremo diverse iniziative su tutto il territorio e sono certo che questo sarà un anno ricco per la politica. Ma anche molto stancante. Ci aspettano le Elezioni politiche? Spero di sì, non se ne può più di questi continui passaggi di campanello.
Dopodiché, arriva il Congresso del PD. C’è chi lo vorrebbe prima delle Politiche. Io credo sia un errore che non possiamo permetterci.

Forse ancora si confondono le primarie per la premiership con quelle per la leadership. Abbiamo compreso che Renzi la leadership non sa gestirla, a differenza della premiership. Non si confondano le due cose, altrimenti ci ritroviamo altri quattro anni con un segretario nazionale inesistente. Il PD non è un monopattino con cui arrivare da Largo del Nazareno a Palazzo Chigi.

Perciò, a parer mio, prima le Politiche, con annesse primarie di coalizione per la premiership. Dopo qualche mese il Congresso del PD e, finalmente, un segretario nazionale che faccia il segretario. Sono stato e sono tutt’ora uno strenuo sostenitore della coincidenza in una sola persona di leadership e premiership, in stile anglosassone, ma per il momento non è fattibile. Congeliamola questa aspirazione, per il bene di tutti.

Vengo anch’io! No tu no! – Europa e schiaffoni.

Non potevo chiudere il primo post del 2017 se non con un commento alla notizia del fantomatico passaggio del Movimento 5 Stelle dall’EFDD – Europe of Freedom and Direct Democracy Group di Nigel Farage – il principale sostenitore della Brexit – all’ALDE – Alliance of Liberals and Democrats for Europe – uno dei gruppi più europeisti dell’Europarlamento, guidato da Guy Verhofstadt.

Rasenta il comico questa vicenda perché il M5S, a colpi di sondaggio sul blog, ha creduto – perché alla fine la richiesta di adesione è stata rispedita al mittente – di poter passare dall’eurogruppo del principale nemico dell’Europa unita a quello rappresentato da colui che la Commissione europea ha nominato come negoziatore, in rappresentanza dell’UE, per far rimpiangere al Regno Unito la scelta di andar via dall’Europa. Insomma, dal bastonato al bastonatore il passo doveva essere breve. Ed invece lo stop è arrivato subito. Menomale.

Tuttavia, l’Europa non deve ritornare in secondo piano. Si vota per il Presidente del Parlamento europeo e Gianni Pittella – uno dei più attivi, produttivi e convinti europeisti, oltre che capogruppo dei Socialisti e Democratici a Bruxelles – è candidato. Dobbiamo sostenerlo per rimettere al centro i temi sociali nella principale istituzione europea, quella che rappresenta il Popolo europeo e ne è diretta espressione.

Come muore Aleppo

Amedeo Ricucci, giornalista Rai, collaboratore di The Post Internazionale, ha realizzato questo servizio per TV7.
Immagini difficili, riprese da droni, da reporter sul campo. Testimonianze vere e impattanti di reporter e attivisti siriani che raccontano l’orrore quotidiano che vivono sulla loro pelle.
Guardatelo, ve lo consiglio.

Noi ci siamo sempre stati

Bravo Mattia Zunino, in linea con quanto ci siamo detti ieri in Direzione nazionale.

Serve un partito che faccia il partito e noi, in questo momento, un partito non l’abbiamo.

Serve una forza politica capace di farsi carico delle istanze dei più deboli, degli ultimi, che provi a porsi domande fondamentali e a offrire risposte utili e opportune.

I Giovani Democratici ci sono, sono a disposizione non solo del partito ma di tutta la Comunità. Siamo noi, la stragrande maggioranza delle volte, il volto del PD sul territorio. Vogliamo essere non passeggeri di un soggetto politico, ma copiloti.

Caro Partito Democratico, caro Matteo Renzi, ascoltateci, prendete spunto dalle nostre idee, riflessioni e attingete forza dalla nostra passione.