Ve li do io i Casamonica

Ma ve li immaginate i familiari dei mafiosi siciliani, intervistati dalle TV, dopo la strage di Capaci?

“Noi siamo brava gente. Non giudicateci per quello che dicono di noi. La prossima volta faremo esplodere una strada più grande in modo ancora più spettacolare, ecco!”

Tralasciando la fantascienza (che tanto “fanta” non è), volendo commentare la vicenda di queste ore che ha trascinato la Città di Roma e l’intero Paese in un vortice di ignoranza mista a scempiaggine, non posso che esclamare: che schifo!

E va beh! “Che schifo” lo stanno gridando in tanti, ovviamente, ma tra qualche giorno tutto passerà in sordina e continueremo a prendercela con il nostro vicino per i rumori nelle ore notturne.

I Casamonica sono diventati delle star. Gente che dovrebbe al massimo comparire in tribunale, per il momento è ospite nelle principali televisioni del Paese. E a pensare che qualcuno, in Italia, rimase di stucco nel vedere alla CNN un ex militante dell’ISIS intervistato come esperto di attentati terroristici. Il folkore non smetterà mai di stupirmi, il punto è capire dove inizia e dove finisce.

“Noi siamo brava gente”, dicono i familiari del defunto boss. Qualcuno ci crede pure e in tutto il Paese il messaggio che arriva nelle case degli italiani è lineare: i mafiosi sono come noi. Si vestono come noi, parlano come noi, hanno il taglio di capelli come noi, gridano come noi. Allora perché non possono essere brava gente come noi?

In Italia, nel nostro Ordinamento, esiste la figura dell’apologia di reato. Il punto è che rimane lettera morta, come molte delle norme del nostro Codice Penale. Se intervistiamo in TV gente che la mattina, appena alzato, bacia la foto di Mussolini e scende per strada con il saluto romano, allora qual è il problema ad intervistare uno che difende pubblicamente un boss mafioso?

Falcone e Borsellino a furia di rivoltarsi nella tomba, l’avranno consumata. Questo Paese non meritava le loro vite, non le ha mai meritate. Non le merita ogni volta che permette alle sue televisioni di intervistare mafiosi, fascisti e corrotti. Non le merita ogni volta che perde l’occasione di parlare nelle scuole della mafia, dell’orrore che rappresenta e della bellezza di vivere nella legalità e nella pace. Non le merita quando volta le spalle davanti ad ogni atto di violenza ed ingiustizia, quando davanti ai soprusi e alle prepotenze ci si ferma alzando le mani al cielo.

Apologia mafiosa. Che rivoluzione sarebbe la sua esistenza. Ma la rivoluzione più grande, in Italia, è essere normali. La rivoluzione più grande è uscire dallo straordinario, entrare nell’ordinario e lasciarsi trascinare dall’ebrezza della legalità, della cultura civica. Oggi questo non siamo. Oggi siamo straordinariamente fuori controllo, fuori da ogni logica del bene, del giusto. Oggi, più di ieri, abbiamo perso la bussola. Anzi, forse non l’abbiamo mai avuta.

Io corro a cercarla. Chissà la trovi fuori dalla porta di casa.

Far funzionare il mondo

Minuti, ore, giorni, settimane, anni passati nel capire come va il mondo, a come farlo funzionare e poi provarci. Questa potrebbe essere una definizione esistenziale della politica e del suo essere.

Come farlo funzionare: il mondo funziona a modo suo, è chiaro, ma quando poi ci si rende conto che con impegno e passione si possono costruire dalle piccole alle grandi cose, allora lì la politica ha raggiunto il suo punto più bello.

A Monte Sant’Angelo, una cittadina in provincia di Foggia, il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Un gruppo di giovani – che dedicano il loro tempo a far funzionare il mondo che lo circonda – aveva denunciato da tempo tutti quei soprusi che hanno portato all’epilogo, pagandone un caro prezzo. Minacce, atti di violenza e intimidazione. A Giovanni, giovanissimo consigliere comunale, ad esempio, gli hanno incendiato l’auto. Aveva denunciato una manifesta illegalità nella gestione dei servizi comunali.

Oggi, a Giovanni e a quei ragazzi di Monte Sant’Angelo dico di non demordere e che il Comune sciolto per mafia è una sconfitta per la criminalità ma non per il mondo e per chi, come loro, cercando di farlo funzionare al meglio.

Il voto di scambio è una montagna di merda!

In questi giorni sta succedendo il putiferio, ed è un bene che questo accada.

Pare che abbiamo scoperto l’incredibile, in realtà è una di quelle cose che potremmo accostare alla scoperta dell’acqua calda.
Il voto di scambio politico-mafioso è presente da sempre ma mai nessuno ha preso una decisione netta, nessuno ha voluto creare strumenti a disposizione dei cittadini per poter scardinare il sistema, mettersi al riparo da possibili minacce e soprusi.

Durante le Amministrative a Noci, lo scorso 2013, da candidato consigliere, assieme ai Giovani Democratici di Noci, denunciammo una deriva che fa eco a quanto sta accadendo in queste elezioni regionali. Migliaia di euro spesi per rappresentanti di lista, materiale cartaceo senza mai fine, comitati extra lusso, manifesti ovunque e, come se non bastasse, regalini a tutti coloro che decidevano di votare per quel candidato. Siamo stati sbeffeggiati, derisi e, per certi versi, scaraventati nell’angolo dell’insolenza e dell’indifferenza.

La Digos indaga e mi auguro non faccia soltanto questo, ma arrivi al dunque, inchiodando chi utilizza questi sistemi di consenso beceri, di stampo mafioso. Non possiamo più tollerarlo.

E quindi, noi saremmo quel Paese che merita le preferenze? Non oso immaginare cosa possa succedere alle prossime elezioni Politiche, se lo Stato non si premunisce di armi di difesa contro questa gentaglia, inetta, incapace di ottenere consenso con le proprie idee (molto probabilmente perché non ne ha).

Facile prevedere di prendere 20.000 preferenze se, di queste, il 90% è frutto di una compravendita. Il monitoraggio è più semplice, stringente.

Ma guai a chi minimizza il tutto. Guai a chi crede di non avere colpe. Dopo queste elezioni regionali chi è stato il responsabile politico di determinate scelte dovrà essere allontanato con la forza da ogni incarico, dalla politica attiva.

Io inizio a contrastare il tutto, scegliendo chi votare con la testa. E voi?

Soldati mandati al fronte

Tanti sono i sindaci schierati contro la mafia, in Sicilia, in Calabria, in Campania e non solo. Tutti lasciati soli, come soldati mandati al fronte. La maggior parte di loro sono donne. Grandi donne. In un Paese piccolo, culturalmente.

Leggo con profondo rammarico l’intervista, di oggi, su Repubblica, a Maria Carmela Lanzetta, per sette anni sindaco di Monasterace, nella Locride calabrese.

Maria Carmela è stata un amministratore perseguitato dalla ‘ndrangheta, lasciata sola a combattere per la propria terra.

Dice che neanche il PD è stato in grado di dare un giusto apporto alla causa, nobilissima e importantissima, per un territorio che cerca il riscatto e di liberarsi dalla morsa letale della malavita.

Le istituzioni sono assenti su quei territori e questo è più che assodato, la Lanzetta è una dei tanti amministratori locali che ha denunciato questo enorme problema, ma la logica del “mal comune mezzo gaudio” non è assolutamente applicabile, tantomeno non si può accettare che gli organi centrali lascino le periferie a morire dei loro problemi, senza un dovuto interessamento e concretizzazione degli slogan contro la criminalità organizzata che si sentono dire da destra e sinistra. Nessuno escluso, forse, qualcuno più di qualcun altro.

Denuncia la nomina della Bindi a presidente della Commissione Antimafia e fa bene. Fa bene perché una personalità senza un briciolo di conoscenza e esperienza nel campo della lotta alla criminalità organizzata è qualcosa di assolutamente dannoso per il nostro Paese e per la credibilità delle Istituzioni Repubblicane.

Critica il PD per essere impreparato sulla mafia e sulla lotta alla criminalità organizzata. Questo mi duole molto. Il Partito Democratico ha, al fronte, schierati amministratori locali pronti a difendere la propria terra, mettendo a repentaglio la propria vita, come la Lanzetta (che gira con la scorta).

I cittadini di quei territori vogliono il proprio riscatto, elegge delle sentinelle contro la mafia, ma le sentinelle da sole non possono fare nulla, perché la criminalità organizzata è più grande di quanto si possa immaginare.

Il prossimo PD, quello che nascerà da dopo le primarie dell’8 dicembre, dovrà mettere in cima alle proprie priorità la questione della lotta alla malavita. Almeno parliamo di questi problemi di grande rilevanza, visto che il rinnovamento pare essere ormai solo un miraggio a suon di slogan. Almeno per ora, almeno con determinate persone.

Sul voto di scambio

Quello che vi ho per millemila volte ribadito su questo blog, oggi ve lo ridico per la millemilaunesima volta: lo faccio con il pensiero di un bravissimo giornalista, amico, a cui auguro di diventare presto un giornalista di scala nazionale. Lo scrive sul suo blog, io ve lo posto qui.

Noci è un paese pulito. Non c’è la mafia. Non ci sono corrotti né corruttori. Non ci sono candidati che spendono un fracco di soldi per la campagna elettorale perché poi potranno farli rientrare con le tangenti, una volta al governo. Non ci sono grossi finanziatori occulti delle campagne elettorali. Non ci sono candidati che promettono ai cittadini di scalare le liste d’attesa in ospedale in cambio di un voto. Non ci sono candidati che organizzano feste e cene e regalano alcool a volontà in cambio di una preferenza. Non ci sono candidati che lasciano i loro santini nei taschini dei disabili, ma poi si vergognano di stringergli la mano. Non ci sono candidati che nei santini elettorali arrotolano 100 euro e poi li porgono, insieme a grandi pacche sulle spalle, ai 18enni.

Non ci sono. Come siamo fortunati! In ogni caso, per diletto o anche per prevenzione (non si sa mai, mancano dieci giorni…), vorrei esprimere tutto il mio disprezzo per coloro che fanno quelle brutte cose, in altri paesi lontani.

Tu, candidato del paese lontano, che arrotoli 100 euro nel santino sei un pezzo di merda. E no, non esiste argomentazione garbata che possa rendere lo stesso concetto. Tu stai tradendo contemporaneamente l’Istituzione che ti candidi a rappresentare e il futuro della persona, inesperta e disinformata, che accetta di votarti in cambio di quella banconota. Ma non la tua dignità, perché non ce l’hai.

Ai 18enni di quel paese lontano, a quelli che per qualsiasi motivo hanno accettato un favore, invece voglio far leggere un articolo di cinque anni fa, quando anche a Noci succedevano quelle brutte cose, ed io da sprovveduto e scostumato studente fuorisede qual ero, gli rivolgevo un appello. Oggi sono molto più rassegnato e non ci riuscirei.

SE UN VOTO VALE 50 EURO (da NociPuntoIt di aprile 2008)

Un appello a tutti i votanti. E soprattutto ai giovani.

Osservare Noci da lontano, col binocolo, è certamente meglio. Perché a stretto contatto con le bruttezze e le piccolezze della politica locale non può che venire il voltastomaco. In queste brevi vacanze pasquali, ad alta tensione politica, ho quindi inevitabilmente sofferto di nausea. Ma, siccome qualcuno dice che non si può stare sempre a criticare senza mai essere propositivi, ho deciso di fare un appello. A tutti i nocesi votanti, ma soprattutto ai più giovani, a quelli che il 13 aprile voteranno per la prima volta. Queste brevi giornate a casa mi hanno dato lo spunto.

A livello locale l’appartenenza politica, o le scelte di parte (che me ne vogliano quelli della Sinistra Arcobaleno), contano poco o nulla. A Noci conta la fiducia nel candidato, l’affidabilità della persona, perlomeno per i (pochi) cittadini il cui voto non è vincolato da una parentela. E quest’anno c’è un metodo sicuro ed oggettivo per misurare l’affidabilità dei candidati sindaci o consiglieri, deputati o senatori. Basta liberarsi dei vetusti pregiudizi ideologici e guardare al concreto. Ragazzi, ce li avete presenti quelli che vi offrono cene lussuose, serate in discoteca, ricariche telefoniche o ancora più spudoratamente bigliettoni da 50 euro, in cambio di un voto? Bene, è facile: quelle sono le persone da non votare. Siano essi di destra o di sinistra, anarchici o ciellini, stalinisti o proto fascisti, sono candidati che non meritano oggettivamente il voto, tanto meno la fiducia e la stima. E che anzi meriterebbero di essere denunciati e processati per voto di scambio. Non è poi così difficile capire che chi crede di poter comperare il voto con 50 euro è qualcuno che non solo non rispetta le basilari regole dello Stato democratico, ma, soprattutto, non rispetta voi, la vostra intelligenza di persone e la vostra indipendenza di cittadini. Bisogna essere chiari in certi casi e allora è opportuno precisare che non sto parlando delle cene di partito o degli spot elettorali un po’ subdoli (come i volantini dell’Amministrazione Comunale, inviati in tutte le case nocesi, che ci raccontano l’impresa “faraonica” del miglioramento della viabilità urbana attraverso l’asfaltatura delle buche, guarda caso avviata a un mese dalle elezioni). Queste sono le normali manovre della politica, criticabilissime, ma comunque più o meno corrette. Ciò che fa’ ribrezzo, e che dovrebbe fare scandalo, sono quelle banconote passate sottomano o piazzate sotto il tovagliolo al ristorante, quelle serate in discoteca a ingresso gratuito offerte da questo o quel partito, quei telefonini con fotocamera da 50 euro regalati ai 18enni, in cambio di una foto alla scheda elettorale “correttamente” compilata (reato punibile con la reclusione). Già nel 2006 successero tutte queste belle cose, ma se ne parlò soltanto dopo, a bassa voce. Questa volta abbiamo, tutti, l’opportunità di capire prima, di renderci conto di chi sono i farabutti che ci prendono in giro e di denunciare quanto accade. E se il coraggio di denunciare non è abbastanza, perlomeno abbiamo la possibilità di scegliere. Ovvero di non votare per chiunque faccia porcate del genere. Perché la gente così ci mangia e ci marcia sull’ingenuità dei ragazzi, sul disinteresse diffuso per la politica, sulla totale ignoranza e mancanza di rispetto per lo Stato, la legge, la Costituzione.

Non ci si può lamentare di non avere futuro, di essere condannati a vita al precariato e poi accettare 50 euro sottobanco dal primo politicante in malafede che capiti. Perché è proprio quella gentaglia cui si svende il voto che poi decide il Nostro futuro, attraverso leggi, amministrazioni e governi che curano esclusivamente l’interesse proprio e dei propri amici finanziatori. E’ questo il momento in cui chi si sente maltrattato, deluso o ignorato dalla politica deve far valere i propri diritti. Denunciando, condannando o comunque non votando certe canaglie. Rifiutando i 50 euro. Dando fiducia alla gente onesta. Perché la gente onesta c’è ancora e non è poi così difficile riconoscerla, se si è onesti altrettanto. Altrimenti si diventa complici e colpevoli. Complici per 50 euro! Cinquanta anni fa un voto valeva perlomeno un posto di lavoro!

E’ necessario abbattere questi residui dannosi di mentalità mafiosa e omertosa. Non è un reato mandare a quel paese uno che vi offre una serata in discoteca, in cambio di un voto, è invece un diritto e un dovere denunciare chiunque provi a corrompervi con le banconote o vi minacci mettendo sul piatto dello scambio un posto di lavoro.  Al limite (della legalità) fatevi furbi. Perché mai, uno che si ritiene furbo, prende i 50 euro dal politico e poi lo vota davvero? Per quanto miserabili possano essere i politici che vanno a controllare, sezione per sezione, chi li ha votati, non potranno mai avere la certezza assoluta sulla vostra preferenza. Se fossi furbo, mi farei il giro di tutti quei politici, di tutte quelle cene e tutte le discoteche e poi con un discreto gruzzolo e la pancia piena andrei a votare per l’unico che mi abbia offerto solo un futuro e una stretta di mano.

9 maggio 1978

35 anni fa due persone scomparvero per mano della violenza mafiosa e brigatista. Peppino Impastato e Aldo Moro sono state e sempre saranno due icone importanti, due simboli della violenza subita per la verità e per la giustizia.

Spendere parole per loro sarebbe doveroso, ma credo che non siano le parole a fare la differenza in questo momento così tragico per la nostra Nazione. Servono gesti, modi di fare e di essere che ci facciano diventare quello che loro hanno dimostrato di essere fino alla fine: Peppino, un Uomo con la U maiuscola, con coraggio e amore verso la propria terra e Moro, uno statista, una figura politica che mai più ritroveremo sulla scena nazionale. Mai più.

Ricordiamo per non dimenticare, ma agiamo per cambiare.

Se volete, questa sera alle 19:30 saremo in Piazza, nei pressi del fuoco di Santa Lucia per commemorare questa giornata.