Dall’Impero romano ai social network: l’umanità in pasto alle belve

Italia, A.D. 2017 – Pezzi di carne ed ossa e poco più. Se provieni da un posto lontano, non sei nostrano, non aspettarti compassione, gentilezza, neanche comprensione. Non aspettarti che l’uomo si dimostri un essere superiore rispetto agli altri animali, o forse, aspettati che dimostri di esserne inferiore.
È quello che è successo a Follonica, in provincia di Grosseto. Due dipendenti della Lidl – la grande catena di discount – hanno rinchiuso, in una specie di gabbia, due donne rom, schernendole e filmandole. Il video, chiaramente, è stato lanciato tra le fauci del pubblico di Facebook e di altri social network per distruggerne, ulteriormente, la dimensione umana. Una scena che rimanda a ben più antiche pratiche, come nell’Impero romano, dove nell’arena del Colosseo i cristiani venivano dati in pasto ai leoni, mentre il pubblico divertito urlava a favore delle belve.

La Storia, si sa, è un eterno ritorno dell’uguale. Ma se gli accadimenti, pur trasformati nella loro forma, in sostanza tornano al cospetto dell’umanità, l’idiozia e la barbarie non hanno mai lasciato il loro posto.

Il supermercato coinvolto, suo malgrado, nella vicenda, ha preso le distanze dai suoi due dipendenti, annunciando provvedimenti. Inutile dire che il licenziamento in tronco sia l’unica delle soluzioni che più danno giustizia, ma è necessario soffermarsi sull’aspetto del diritto e tendere verso la consumazione di un reato gravissimo, quale il sequestro di persona.

Ma se di gravità parliamo, non può lasciarci indifferenti quanto sostenuto da Matteo Salvini, leader della Lega Nord. Conosciamo tutti l’istinto da cane di Salvini a fiutare il marcio dell’umanità ed a fiondarsi di testa, ma offrire assistenza legale ai due animali sequestratori (senza offendere gli animali) è un gesto gravissimo che travalica il confine della tollerabilità. Se si vuol portare la questione sul piano giuridico, siamo in presenza di una istigazione a delinquere, di concorso morale ad un sequestro di persona reso arma politica. Qui tornano in mente scene storiche ben più vicine a noi – gli Anni di piombo e le Brigate Rosse – che pensavamo di aver consegnato agli almanacchi ed invece, anche queste, bussano alla porta dei nostri giorni.

Ma la Storia non è la sola a consegnarci eventi del genere. L’ISIS, in uno dei suoi tanti video di propaganda, rinchiuse in gabbia degli innocenti, appiccando loro fuoco e bruciandoli vivi.
Per quanto possiamo sforzarci di giustificare o di considerare tutti questi episodi contraddistinti da livelli di gravità differenti, in realtà, la gravità è la stessa, declinata soltanto in modo diverso. Un uomo che distrugge un altro uomo commette un fatto gravissimo. E tutti sappiamo che l’uomo non lo si distrugge soltanto togliendogli la vita. L’essere umano lo si disintegra due volte abbattendogli la dignità che questo merita di custodire.

“L’uomo è un animale politico” diceva Aristotele. Se di animali politici si tratta, Salvini è sicuramente un cane politico, mentre i due sequestratori potremmo paragonarli a due maiali che sguazzano nella poltiglia putrida del razzismo e dell’ignoranza.
Quindi non meravigliamoci della solidarietà del primo nei confronti dei secondi perché, si sa, cani e porci vanno sempre d’accordo. Perché non avrebbero dovuto esserlo ora?

Lacrime di umanità, contro ogni sciacallaggio

Sono imbarazzanti le esternazioni di alcuni esponenti delle destre che, in piena modalità “sciacallaggio”, attaccano duramente l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Comune, Federica Mogherini, a seguito delle sue lacrime durante la conferenza stampa successiva agli attacchi di Bruxelles.

Davvero strazianti le parole di soggetti che poco hanno a che fare con la cultura europea, la cultura del rispetto e della misura. Strumentalizzare le emozioni di una persona sono sinonimo di barbarie disumana, quasi alla stregue della barbarie che causa morti e feriti.

Poracci, mi viene da pensare e, in realtà, poracci lo sono davvero. Bertolaso, Meloni e Salvini. Giusto per citarne tre. Giusto per citare coloro che leggo in queste ore. Rappresentanti della destra al completo. Due candidati sindaco della Capitale e uno che si candida ovunque ci sia un posto sicuro da cui attingere fondi per farsi foto in giro e per essere onnipresente negli studi tv.

Davvero vogliamo prendere sul serio le parole di questi giullari della politica? Ma dai! Guardiamo le destre europee. Guardiamo l’Europa vera, in questi momenti e riflettiamo, meglio, riflettete cari sostenitori delle destre, da chi siete rappresentati e chi votate nelle Città e in Parlamento.

Le lacrime di Federica Mogherini sono le lacrime di tutti coloro che si sono sentiti feriti da quanto successo e lei, per il suo ruolo e per il senso di responsabilità che sta dimostrando col suo lavoro, quella ferita l’ha sentita esponenzialmente più forte.

Perciò, cara Federica, lascia perdere gli sciacalli e non vergognarti della tua umanità. Servono più politici umani che maschere di potenza e insensibilità dinanzi alle sofferenze del mondo.
In fin dei conti, come possono ferire le parole di fascisti e sfascisti finiti in scandali e spa erotiche?

Forza Europa! Forza Federica!

Buon lavoro, sempre con la stessa umanità.

Chi sono gli alleati dell’ISIS in Italia

Si è scritto tanto, in queste ore, sulla strage di Parigi. L’ennesima strage che coinvolge, direttamente e indirettamente l’Europa intera. Da Charlie Hebdo all’attentato sventato sul treno Amsterdam-Parigi, passando per le tragiche vicende che hanno travolto il mondo nelle scorse ore.

C’è un punto, però, su cui vorrei soffermarmi. Come possiamo tollerare gli intolleranti? Il gruppo terroristico “Stato Islamico” è un gruppo intollerante. Intolleranza verso l’occidente e la sua cultura, verso chi non si piega al volere del califfo; ed è facile comprendere questo aspetto, dalle parole che, come ogni volta, riecheggiano quando l’ennesimo videomessaggio dell’ISIS viene riprodotto e fatto girare.

Ma quindi, perché l’intolleranza dell’ISIS dovrebbe farmi accettare quella nostrana, quella che si riempie la bocca con frasi fatte, che fa ruggire da dietro ad una tastiera chi, nella vita, si comporta da pecora impaurita, che vede il “diverso” come un pericolo e non come una ricchezza? Perché qui non si parla di buonismo, ma di civiltà e di intelligenza. Il Popolo francese ne sta dando l’esempio in questi giorni. La polizia ha caricato un gruppo di facinorosi fascisti che con slogan razzisti chiedevano che i musulmani venissero, senza distinzioni alcune, dichiarati responsabili di quanto successo venerdì scorso tra le vie parigine. Come se non bastasse, la politica si è fermata, stringendosi attorno allo Stato, fermando la campagna elettorale, fermandosi in silenzio per rispetto e perché ogni parola, ogni slogan è, nella realtà, superfluo.

Proprio quella politica che, in Italia, invece, come ad ogni occasione ghiotta, si getta a capofitto tra i meandri dell’opinione pubblica, scavando nel più becero populismo e nel più spaventoso razzismo. Salvini si è subito precipitato sul suo iPad, scrivendo quello che tutti ormai conosciamo e altri 400 post su Facebook che, tutto sommato, dicono sempre la stessa cosa: se non sei leghista, italiano e cristiano sei complice dei terroristi e della strage di Parigi.

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Come se non bastasse, Giorgia Meloni, con la Torre Eiffel sullo sfondo, si dichiarava “facile profeta” di quanto successo e che bisognava, da subito, bloccare l’immigrazione musulmana. Sì, ha detto proprio musulmana, aggiungendo che tale blocco debba rimanere fino a quando l’Islam non avrà risolto i problemi “di violenza nella loro cultura”. È chiaro come a parlare non sia la Meloni ma la sua ignoranza, perché basta anche sfogliare il Corano (che è alla base della cultura musulmana, come per quella cattolica il Vangelo e la Bibbia) per capire come nella loro cultura non c’è la violenza ma che, la violenza, per appunto, è mancanza di una cultura. È come se dicessimo che, poiché in Italia c’è la mafia, allora la nostra cultura è mafiosa e mi chiedo come ci si possa lamentare davanti a quelli che, oltralpe, ci definiscono “pizza e mandolino” o “Italia…mafia…il Padrino” se noi stessi ci comportiamo in questo modo con chi è “diverso” da noi.

Ma ecco il punto: l’ISIS oltre a spargere terrore per le strade della capitale francese e a minacciare repliche in altre capitali europee, vuole raggiungere un obiettivo, primo di ogni altra cosa, ovvero quello di contrapporre, in modo definitivo, il Medio Oriente all’Occidente e tale risultato lo si può raggiungere solo se quella stessa intolleranza che predicano venga sostenuta, se pur in termini opposti, da quelli che vengono definiti i loro nemici.

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Titoli di giornale da denuncia per vilipendio alla Costituzione, politici dalla bocca larga e leoni da tastiera che predicano il male assoluto (utilizzando parole che mai, sono certo, avrebbero il coraggio di pronunciare in carne ed ossa), sono i principali alleati dell’ISIS in Italia, perché il terrore e l’odio sa muoversi soltanto dove c’è intolleranza, rabbia e discriminazione. Serve altro per capirlo?

Lotta al terrorismo, ma non agli esseri umani.

Salvini pulisciti la bocca e studia

Siamo tornati al tempo del celodurismo sfrenato. Il ritorno della volgarità spazza via, persino, l’immagine del dito medio di Bossi durante l’inno nazionale. Matteo Salvini prova a fare di meglio.

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Il segretario di un partito che ha suoi rappresentanti in Parlamento, sia nazionale che europeo, ha attaccato la nostra Costituzione. Ma noi lo lasciamo fare.

Dire vaffanculo è ormai diventato comunissimo – lo stesso Nichi Vendola, a Ballarò, mandò a fare in culo Maurizio Gasparri (ed in quel momento tutti ci sentimmo vendoliani, ndr) – ma un conto è ad un avversario politico (se pur discutibile), un altro è alla Corte Costituzionale e alla Costituzione della Repubblica.

La sentenza della Consulta non è stata ancora depositata, ma presto conosceremo le ragioni dell’inammissibilità del referendum abrogativo, che la Lega aveva presentato contro l’articolo 24 in materia di pensioni – decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, meglio conosciuta come Riforma Fornero.
Se pur non ancora depositata, la base su cui la Corte ha strutturato la sentenza, pare, a mio avviso, evidente: quel referendum era contro l’art. 75 comma 2 Cost.

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.”

Citazione che ci riporta anche ad un altro caso, quale il referendum “No Euro” portato avanti da Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle.

Perciò, caro Salvini, non dire che questo Paese fa schifo. Non te lo concedo, perché in quello schifo ci sei pure tu e la tua superbia, la tua arroganza e ignoranza. Sai cosa, invece, è davvero uno schifo? La corruzione, la mediocrità dei nostri rappresentanti politici, l’assenteismo dal luogo lavoro e potrei continuare per ore, ma li conosci bene, perché sono ben rappresentati anche (e non solo) dal tuo partito. La Costituzione, invece, no, non è uno schifo. La Costituzione è il detergente con cui pulire la sporcizia che ogni giorno viene prodotta dal becero populismo, come il tuo. E dovremmo ringraziare le nostre Madri e i nostri Padri costituenti per avercela data e con che qualità.

Si chiamano assassini e non musulmani

È difficile, in questi momenti, comprendere quale sia il danno più grande che l’attentato di ieri, a Charlie Hebdo, ha recato al mondo intero.

Ci sono 12 morti e 5 feriti gravi. C’è un danno umano, questo è inconfutabile, ma c’è un danno culturale che sta devastando tutto e tutti. L’intera Europa si ritrova, ora, a dover fare i conti con impulsi populisti e razzisti.

Allahu Akbar!” hanno gridato gli attentatori, mentre sparavano all’impazzata, poi tutto il resto in francese perfetto.
“Musulmani!” ha gridato l’Occidente (per forza di cose), puntando i riflettori sul caso, mentre alle spalle i soliti populisti e razzisti si spalleggiavano per una lotta al diverso e alle moschee.

E se, anziché “Allahu Akbar”, fosse stato “Dieu est grand” il grido di guerra? Quali sarebbero state le reazioni? Si sarebbe chiesta la reintroduzione della pena di morte? Qualcuno avrebbe chiesto il monitoraggio delle chiese cattoliche?

Not in my name“, questo è stato il nome della campagna portata avanti da molti musulmani, in giro per il mondo, in cui gridavano a gran voce che le stragi e le barbarie non sono compiute in nome di un popolo e di una religione, ma in nome della pazzia, della frenesia omicida di gruppi estremisti che fanno della religione un pretesto, ma che hanno come scopo primario quello di incutere timore e di estendere il proprio dominio politico.

Come dicevo all’inizio, credo che l’attentato abbia messo a nudo un problema grave che aleggia in Europa: la paura del diverso, questo timore che spesse volte è frutto di stereotipi, senza un effettivo riscontro.

Ed è per questo che ritengo Salvini una persona spregevole, non perché il suo partito sia diverso dal mio, non perché sia del Nord, ma perché non conosce la cultura del silenzio e del rispetto. Ho sempre pensato che principi del genere non fossero neanche presenti nel suo vocabolario, ma oggi è quanto più opportuno ribadirlo.

Costruire è difficile, serve pazienza, forza e ordine. Demolire non richiede molto, basta anche un po’ di dinamite e un intero palazzo, costruito in 1 anno, vien giù in 5 secondi, lasciando come testimoni solo macerie e poco più.

Costruire una cultura basata sul rispetto, sulla tolleranza e sulla laicità è difficilissimo, credo che esistano poche cose, se non niente, di più di difficile di questo, ma dobbiamo provarci, dobbiamo impegnarci affinché l’Europa, l’Italia possano essere forti dinanzi ad un kalashnikov, ma allo stesso tempo impenetrabili dinanzi alle teorie del terrore e della discriminazione.

Una frase spiccava ieri, nelle piazze francesi: not afraid. Non dobbiamo aver paura di chi non professa la nostra stessa religione, non dobbiamo aver paura dinanzi ad attacchi vili e crudeli.
Io ho paura e, come me, tutti quanti voi, ma sento di averne di meno quando esco dalla mia sfera personale e sento di essere parte integrante di una comunità. Se questa comunità – la mia, la nostra, quella di tutti – si baserà su quella cultura della tolleranza, allora riusciremo ad estirpare un male curabile, quello degli estremismi, puntando il dito verso i veri colpevoli, non chiamando chi uccide “musulmano” ma “omicida”. Non commettiamo sempre gli stessi errori, perché facendo di tutta l’erba un fascio gli unici che ci ringrazieranno saranno gli attentatori, non le vittime.

Firmato,
Charlie.

 

Italicum: contro la diarrea partitica

Da un po’ di giorni, si discute della nuova legge elettorale. Mi chiedo se si stia raggiungendo un bipartitismo o un minestronismo. Me lo chiedo da un po’ di tempo.

Ottenere, dal nuovo disegno di legge elettorale, presentato dal tandem PD-FI, un sistema di sbarramento che distrugge completamente la rappresentanza dei piccoli partiti, scongiurando, di fatto,la frammentazione del Parlamento in tanti piccoli spicchi difficili d’assemblare, se non per interessi personali dei loro leader, puzza un poco.

C’è chi crede che i partiti di Alfano, Salvini, Meloni, Storace e compagnia bella, rimarranno quelli di oggi e, forti del loro carattere, si scaglieranno contro un muro in pieno giorno. No, non credo sarà così, credo che il disegno costruito sulla legge elettorale e la mancanza delle preferenze, sia opera di Berlusconi e del suo rilancio politico, presentando, a mio avviso, due scenari possibili, alle prossime elezioni.

Scenario 1 – I piccoli partiti del centrodestra si riuniscono con Forza Italia, promettendo percentuali di rappresentanza in Parlamento ai gruppi minoritari, tutti sotto l’ala protettrice di Berlusconi, il quale un po’ di la, un po’ di qua, potrebbe dare filo da torcere al PD di Renzi, in termini percentuali.

Scenario 2 – I partiti più piccoli, coerentemente con i loro valori, si coalizzano e formano una grande federazione, con simbolo unico, che racchiude FdI, Lega, NCD. Mi chiedo, però, come possano convivere Lega e NCD insieme, perciò ritengo questo scenario improbabile al 99,5%.

Tutto questo, sia chiaro, sulla base di una legge elettorale che delle preferenze non fa la sua battaglia. Qualche giorno fa, mi sono espresso negativamente nei confronti di queste, ritenendo ridicoli gli annunci, da parte di una fetta della classe politica, a mo di slogan per farsi belli e carini. Ritenengo, la libertà di scrivere il nome del candidato, un segnale politico forte, di controllo maggiore da parte del territorio, di un peso triplicato del singolo voto, ma che potrebbe essere facilmente controllato da logiche a noi non sconosciute e che, chi ha avuto almeno un’esperienza di campagna elettorale, sa della grande presenza in molte parti d’Italia, soprattutto al Sud.

Ritengo fondamentale il ritorno ad un sistema elettorale capace di rendere il parlamentare al servizio del territorio e non delle segreterie. Ritengo fondamentale slegare i deputati e senatori dalle logiche del voto di gruppo, basato sulla volontà del leader di turno o per non scontentare qualcuno. Bisogna porre fine a questo orribile teatrino.

La soluzione migliore credo sia quella dei collegi uninominali, in cui ci sono determinati nomi e i cittadini possono scegliere, liberamente, se votare un candidato, anziché un altro.
Sarebbe un sacrilegio? Certo che no! Voglio vedere se un collegio si ritrovi un Minzolini, un Capezzone, un Fioroni o un chi so io! Verrebbero presi a pesci in faccia!

[GARD]