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Caro Matteo, disubbidisco e ti dico perché

Apprendo, dal sito dell’AGCOM, che il Partito Democratico stia invitando i suoi sostenitori ad astenersi dal votare al Referendum del 17 aprile prossimo, circa le concessioni per l’estrazione di petrolio dal sottosuolo marino.

Ritengo tale posizione non conforme con lo spirito del PD. Un partito che ha nel suo nome l’aggettivo “Democratico” non può chiedere ai suoi militanti e sostenitori di non andare a votare.

Lo ritengo un’incredibile caduta di  stile. La nostra Costituzione offre lo strumento del Referendum come unico mezzo, coadiuvato dalla proposta di legge d’iniziativa popolare, attraverso il quale i cittadini, in modo diretto, possono incidere sul sistema legislativo del nostro Paese.

Il Segretario Renzi dovrebbe rendersene conto e agire di consenguenza. Detto questo, mi rivolgo proprio a te, caro Matteo, che sei il mio Segretario e a te dico che no, mi dispiace, ma declino l’invito.

Voterò al prossimo referendum del 17 aprile, così come voterò al referendum di ottobre, sulla riforma costituzionale. Voterò sì, perché voglio dire la mia sulla politica energetica del nostro Paese, perché credo che si possa fare altro, nel 2016, anziché trivellare il nostro mare, fonte, oltre che di bellezza, di ricchezza, una ricchezza che non ha il colore del greggio, ma ha il colore del mare, quel blu acceso che fa da sfondo alle nostre belle città.

Perciò, caro Matteo, posizionare il partito sull’astensione non è una bella cosa. Lo dico, perché lo penso davvero e perché credo che nessun partito debba mai permettersi di invitare i cittadini al non voto. È un ossimoro. Così come è un ossimoro che il Governo, lo Stato se vogliamo generalizzare, non abbia messo in moto la campagna informativa sul referendum di aprile. Sarà così anche per quello di ottobre? O forse, proprio perché lì si gioca la credibilità del Governo, sin da agosto, ci ritroveremo inondati di spot pubblicitari in cui si spiega la riforma e il perché votare a favore di questa.

È un trattamento impari che non possiamo più permetterci, soprattutto quando, proprio oggi, è fondamentale invitare i cittadini a riprendere (perché è di questo che si tratta) ad interessarsi della Cosa Pubblica, attraverso la partecipazione e l’informazione. E il referendum è partecipazione ed informazione. Cos’altro potrebbe essere? Uno strumento di delegittimazione politica? Ma anche no.

Dici bene, caro Matteo, che il governo da te presieduto è legittimo. La Costituzione non è un optional e questa parla chiaro sul chi ha il compito di proporre il Governo. Ma proprio perché la nostra Carta costituzionale non è un optional, dovresti conoscere bene l’art.1 comma 2 che dice “La sovranità appartiene al Popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” e che tra queste forme c’è proprio il referendum, regolato dall’art.75 della stessa. E forse, non per ultimo, dovremmo ricordarci che l’istituto del referendum è stata una conquista di cittadinanza e di libertà e va difesa a spada tratta sempre e comunque.

Spero, e concludo, caro Matteo, che la comunicazione istituzionale porti le informazioni sul referendum nelle case degli italiani, molti dei quali non sanno, probabilmente, che sia stato indetto e su cosa riguardi.

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  • Vito Salvatore

    Sono completamente contrario ai ragionamenti portati sopra, purtuttavia essi sono legittima espressione del pensiero ed è legittimo vengano diffusi. Scendendo nella fattispecie occorre evidenziare che la C. non proibisce il comportamento astensivo, come invece fa nel caso delle votazioni politiche, considerandolo una terza modalità di espressione di dissenso verso l’operato degli enti promotori del referendum. Se così non fosse non si capirebbe la motivazione dell’inserimento esplicito del quorum come elemento di validità del quesito referendario. Dal punto di vista prettamente logico faccio inoltre sommessamente notare come, paradossalmente il quesito referendario faccia discendere una maggiore necessità di trivellare il mare per sfruttare la eventuale capacità residua del giacimento una volta venuta a scadenza la licenza concessa. Cioè la licenza scaduta impedisce di continuare lo sfruttamento del giacimento con la struttura esistente, quindi, in ragione della quantità ancora disponibile nel sottosuolo, le compagnie troveranno intanto conveniente fare ulteriori prospezioni (con quello che comportano per la fauna) , e successivamente ahimè trivellare per eventualmente raccogliere il prodotto… L’esatto contrario di quello che si voleva col referendum, fatto inoltre fuori dalla portata territoriale delle regioni che non potranno controllare alcunchè… ma che subiranno gli eventuali effetti deleteri delle attività summenzionate… Secondo me, da semplice cittadino, per quanto edotto sopra sarebbe molto meglio per il mare… andare al mare piuttosto che votare. Poi ognuno agisca secondo coscienza.

  • Domenico Antonio Capone

    Concordo sulla totale insensatezza, di craxiana memoria, dell’invito a non andare a votare. Tuttavia il fronte del si, che non comprende solo noi democratici, dovrebbe solamente presentare i rischi connessi ed annessi alla vittoria del no ma anche e soprattutto prospettive di sviluppo economico che non siano ascrivibili ad un mondo e ad un gerco esclusivamente utopico se non addirittura alla “figli dei fiori”.